

Approvata dalla Giunta Rocca la delibera per rimettere al centro il legno locale nell'affinamento dei vini
Un ritorno al passato con le armi della tecnologia moderna per tentare di rianimare l’economia dei boschi laziali e dare un’impronta autonoma alla produzione vitivinicola locale.
La Giunta regionale guidata da Francesco Rocca, spinta dall’impulso dell’assessore all’Agricoltura e Sovranità Alimentare Giancarlo Righini, ha formalizzato il via libera al provvedimento che finanzierà una ricerca sperimentale sulla reintroduzione delle botti in castagno nostrano per l’invecchiamento del vino.
Un piano che punta a saldare i tre anelli di una catena finora frammentata — bosco, falegnameria e cantina — cercando di spezzare il monopolio del rovere estero e valorizzare le risorse forestali della regione.
A guidare il braccio scientifico dell’operazione sarà il Dipartimento DAFNE dell’Università della Tuscia, affiancato dall’agenzia regionale ARSIAL, oltre che dalle imprese del taglio legname, dai maestri bottai e da una selezione di produttori vitivinicoli locali.
La tabella di marcia prevede una prima fase d’individuazione e selezione delle piante idonee, da cui verranno ricavati barrique e contenitori sperimentali.
A monitorare il comportamento del legno saranno applicati sistemi d’avanguardia con sensori dedicati alla rilevazione in tempo reale del rilascio di tannini e sostanze polifenoliche nel mosto.
La sperimentazione vera e propria sul campo toccherà dieci aziende campione disseminate sul territorio, prima di passare al vaglio dei test di laboratorio e delle degustazioni tecniche, per poi concludersi con un ciclo di incontri formativi e divulgativi dedicati al settore.
Accanto all’aspetto enologico, il progetto intende applicare disciplinari di tracciabilità rigorosi attraverso i bollini di certificazione ambientale PEFC e FSC.
L’obiettivo dichiarativo è duplice: ridurre l’impronta ecologica legata all’importazione di legname dall’estero e formare una nuova leva di artigiani specializzati, ribattezzati nel documento come “bottai 5.0”.
L’operazione viene rivendicata dai vertici di Via Cristoforo Colombo come una manovra strategica d’identità e sviluppo economico.
Secondo l’assessore Righini, la mossa non rappresenta un semplice amarcord contadino, ma punta a strutturare un comparto industriale locale capace di generare indotto e nuovi posti di lavoro.
L’idea di fondo dell’amministrazione è che l’impiego del castagno — storicamente utilizzato per secoli nelle cantine del centro Italia prima dell’avvento dei legni francesi e americani — possa diventare un elemento distintivo per le etichette del Lazio sul mercato globale, unendo la tutela dell’ecosistema forestale alla specializzazione professionale delle maestranze locali.
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