Luigi Petroselli: nostalgia del ‘Sindaco di tutti’

A trent'anni dalla morte si è svolta in Campidoglio e al Quarticciolo un'intensa e commovente giornata commemorativa
di Aldo Pirone - 10 Ottobre 2011

 

Luigi Petroselli cadde il 7 ottobre del 1981 al termine di un i teso e appassionato intervento al Comitato centrale del suo partito, il PCI. Un intervento in cui, per la prima volta, marcava una distinzione dal segretario Enrico Berlinguer sul tema, allora assai scottante, del rapporto con il PSI di Craxi. “Gigi”, come veniva affettuosamente chiamato da elettori e militanti, era stato rieletto sindaco appena nel giugno precedente. Allora non c’era l’elezione diretta, ma il suo partito aveva ottenuto il 36% dei voti risultando di gran lunga la prima forza politica delle capitale.
Venerdì scorso il sindaco più amato dai romani è stato ricordato a trent’anni dalla morte in un’affollata assemblea alla sala della Protomoteca in Campidoglio. Hanno partecipato, portando il loro ricordo e la loro testimonianza, molte personalità della cultura e della politica tra cui Vittorio Emiliani, Franco Ferrarotti, Ettore Scola, Raniero La Valle, Miriam Mafai, il sottosegretario Gianni Letta – che all’epoca della morte rese, da direttore del giornale romano "Il Tempo", un omaggio intenso e non rituale alla figura del grande sindaco – e poi gli ex sindaci Signorello, Rutelli, Veltroni. Ha brillato per la sua assenza il sindaco Alemanno, forse timoroso di un confronto storico per lui troppo imbarazzante.
Nel pomeriggio al Teatro del Quarticciolo è stato presentato il libro di Vezio De Lucia ed Ella Baffoni "La Roma di Petroselli". Sono seguite testimonianze coordinate da Gianni Borgna di vecchi dirigenti comunisti romani come Mario Quattrucci e di personalità dello spettacolo come l’attore Ninetto Davoli e il regista Ugo Gregoretti. Presenti anche alcuni non dimenticati assessori dellegiunte di sinistra di allora come Giuliano Prasca e Bernardo Rossi Doria. A discutere del libro sono intervenuti Renato Nicolini, inventore dell’estate romana assessore alla cultura con Petroselli e nelle le giunte di sinistra Argan prima e Vetere dopo, e Walter Tocci assessore alla mobilità nella giunta Rutelli che tentò, non riuscendoci, di rinverdire il successo delle precedenti giunte di sinistra. Presenti l’editore Alessandro Zardetto e la giornalista Giovanna Locatelli che ha coordinato gli interventi.
Nicolini ha ricordato come Petroselli avesse dato il suo pieno appoggio all’"estate romana" iniziata nel 1977, nel pieno degli "anni di piombo" che avevano desertificato la città, con la rassegna cinematografica alla Basilica di Massenzio che ebbe un successo strepitoso. Petroselli aveva capito, da segretario del PCI romano prima e da sindaco poi, il valore umano e sociale di quella iniziativa nicoliniana, perchè univa la città, ne apriva a tutti i luoghi storici più celebri; perchè rimetteva insieme la gente facendola uscire dalle case la sera dove era stata rinserrata dalla paura torva del terrorismo che insanguinava quasi quotidianamente anche le strade della capitale. Dietro a quella piena disponibilità e condivisione petroselliana, non sempre apprezzata nei suoi contenuti culturali da alcuni intellettuali comunisti, c’era, secondo Nicolini, il fatto che Per "Gigi" "L’idea di una cultura condivisa che rafforzasse nella popolazione emarginata, in particolare delle borgate, il sentimento di appartenenza a un’unica città era la condizione preliminare della sua idea di Roma".
Tocci, da parte sua, ha messo in evidenza, la nostalgia che si prova non solo per la persona ma per un’epoca che rappresentò il vertice di un progresso della Repubblica durato un trentennio, intessuto di grandi conquiste sociali e civili sospinte in avanti da grandi movimenti politici e partecipativi messi in campo dalla sinistra e dalle forze democratiche. Una nostalgia per i valori alti della politica di allora, per l’eticità dei comportamenti personali, per la passione per il bene pubblico che si sposava con il riscatto degli ultimi, delle classi lavoratrici e del popolo minuto. Una nostalgia tanto più acuta se raffrontata al declino dei quei valori e di quei comportamenti avutosi nel trentennio successivo, degradato fino alle miserie politiche e morali del presente. Vi è perciò oggi una sete, un’"arsura" l’ha chiamata Tocci, per la buona politica dovuta alla desertificazione intervenuta col trentennio neoliberista che nel nostro paese ha prodotto il volto flaccido e devastato del berlusconismo.
Petroselli, secondo Tocci, nel governo della città ebbe tre grandi ispirazioni. L’eguaglianza, che portò ad eliminare la vergogna dei borghetti di baracche fatiscenti, che portò al risanamento delle borgate, ad un impiego e ad uno spostamento di risorse pubbliche gigantesco a favore dei ceti popolari, per i servizi e per l’edilizia pubblica soprattutto in periferia. La trasformazione della città contrapposta alla sua continua e speculatoria espansione; una trasformazione moderna fondata sul recupero del suo patrimonio storico e archeologico a cominciare dall’area centrale dei Fori con la grande spina che dal Campidoglio doveva arrivare al Parco dell’Appia antica senza soluzione di continuità. L’unità fra intellettuali e popolo per una cultura concepita come impegno civile volta al riscatto delle classi popolari e per ciò stesso generatrice di un’elevazione generale della capitale d’Italia.
Petroselli fu chiaro anche con quel potere economico speculativo, i cosiddetti "palazzinari", da sempre dominatore e responsabile dell’espansione cementificatoria dell’urbe e al tempo stesso negatore di un suo sano ed equilibrato sviluppo che oggi diremmo sostenibile. Ai "palazzinari" pose l’alternativa di passare da speculatori sulle aree fabbricabili ad imprenditori edili, da percettori di rendite parassitarie a produttori di profitto d’impresa sotto la regia della mano pubblica. Tentò Petroselli di trasformare anche i poteri economici, di modernizzarli, dentro una visione della città come bene comune e pubblico per eccellenza. Purtroppo quei "palazzinari", dopo quella breve stagione, e diventati nel frattempo anche speculatori finanziari, sono tornati a dominare la scena economica e politica della città nei successivi tre decenni. E le giunte di sinistra di Rutelli e Veltroni sbagliarono pensando, con il "pianificar facendo" e l’"urbanistica contrattata", di condizionarli e frenarli. E’ la storia, questa, del riformismo debole del quindicennio segnato dal "modello romano" da cui la sinistra di questa città non si è ancora riavuta. Nè si vede come possa riaversi se non aprendo un dibattito autocritico a tutto campo che per ora non si vede all’orizzonte.
Di qui la nostalgica "arsura" di Tocci. Il fatto è che è mancata alla generazione politica successiva, segnatamente di quella di sinistra proveniente dal PCI, la capacità di tenere viva, in condizioni nuove e nella temperie dell’offensiva neoliberista, la forza culturale, politica e morale di quei valori e di quei "pensieri lunghi" che Petroselli incarnò a Roma e Berlinguer in Italia. E’ mancata la "conservazione" di quei valori e di quel radicamento popolare e sociale perchè è mancata la capacità, malgrado tante chiacchiere astruse e ripetitive, di innovazione politica nella direzione giusta. Una generazione politica, quella succeduta a Petroselli e Berlinguer – ma anche ad Amendola, Natta, Bufalini, Pajetta e tanti altri dirigenti ed esponenti del PCI romano e nazionale – che si è smarrita nella subalternità alle sirene della globalizzazione neoliberista ed è mancata al suo compito storico.
Luigi Petroselli, come unanimemente riconosciuto anche dagli avversari politici, è stato un grande sindaco; un "sindaco di tutti" hanno scritto gli organizzatori della giornata commemorativa. Ma è stato di tutti proprio perchè ancorato, e fortemente ancorato, ai lavoratori e ai ceti popolari della città. Sapeva, "Gigi", che il progresso loro e il loro riscatto coincidevano con il progresso di tutti, con il progresso civile di tutta Roma, la città che l’ "etrusco" viterbese sentiva sua e che amò dedicandogli la propria esistenza. La sua lezione, come hanno ricordato a conclusione del dibattito gli autori del libro Vezio De Lucia ed Ella Baffoni, è pienamente attuale e inattuata. Aspetta di essere ripresa per essere attuata.

 


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