

Questa positiva esperienza dimostra che, anche in un quartiere periferico e considerato come “svantaggiato”, è possibile non chiudersi alla difficoltà dell’altro
Situata in via della Rustica, al limite tra l’omonimo quartiere e Tor Sapienza, la casa famiglia Ma Maison, struttura privata per residenza in semi-autonomia, ospita dai tre ai quattro nuclei di donne con bambini.
L’associazione che ha reso possibile la realizzazione del progetto e lo gestisce tutt’ora si chiama l’Altro Volto delle Donne, il Volontariato Cattolico Tor Sapienza, associazione legata alla parrocchia di S. Vincenzo De Paoli e presieduta da Melania Nicoli.
Questa lo ha supportata economicamente in questi anni grazie ai frutti del proprio autofinanziamento. L’obiettivo è la sfida delle pari opportunità, in tutte le sue forme, in un contesto scevro dalla violenza. Le donne che abitano provvisoriamente in Ma Maison lottano, assieme ai propri figli, contro il mobbing, la violenza di genere, la difficoltà economica della monogenitorialità e, più in generale, contro la fragilità psicologica e sociale che ne deriva.
E’ importante sottolineare questo “provvisoriamente”: se si osservano sul campo le numerose figure professionali operanti, i volontari, la presidente Ilde Loreti, appare chiaro che quelle donne non saranno vittime per sempre. L’idea che presto o tardi ognuna di loro sarà di nuovo in grado di essere autonoma nella società è fondamentale: non siamo mai di fronte a donne sconfitte dai propri fallimenti, adagiate sugli aiuti esterni, anche quando occorre un po’ più spesso ripeterlo loro.
Colpisce una frase, spesso reperibile nei volantini dell’associazione, che recita così: “hai fatto il primo passo, donna. Ora risiede in te l’Universo, cutodiscilo, fosse pure per un attimo. Trattienilo nei tuoi giorni, afferralo nell’incommensurabile dei tuoi pensieri; e vivi nel secondo passo, donna”.
Spesso ex ospiti della casa si affacciano dal cancello di Ma Maison: tutto sembra suggerire a chi è momentaneamente nel buio che “uscirne” non è impossibile.
Anche gli abitanti del quartiere percepiscono le ospiti come fossero vicine di casa da decenni: il pizzaiolo passa di sera con ciò che non ha venduto, le signore negli androni dei palazzi si chiedono spesso se in casa famiglia abbiano bisogno di abiti e scarpe, i volontari, autonomi o provenienti da diverse associazioni del quartiere, si propongono continuamente per animare i pomeriggi a ragazzi e bambini presenti, o per assicurare loro supporto allo studio (il progetto destinato ai minori presenti, al fine di ricostruire un’identità integrata con strumenti ludicopedagogici (si chiama “Battito d’ali”. )
La casa famiglia è attiva dal 1 luglio 2012 e funziona ottimamente, ma l’Altro Volto delle Donne non si ferma qui: l’interesse esplicito per la collaborazione con le istituzioni e le forze dell’ordine per avviare cicli di informazione e formazione contro la violenza sulle donne rende il lavorio delle operatrici in continuo divenire. E non si ferma anche perché la battaglia che combatte non è ancora vinta: per qualsiasi criticità gli psicologi, i legali, i consulenti medici e i volontari che gravitano attorno alla struttura saranno pronti a offrire ancora una volta il proprio supporto.
Ma Maison dimostra che, anche in un quartiere periferico e considerato come “svantaggiato”, è possibile non chiudersi alla difficoltà dell’altro (a volte anche proveniente non esattamente da questa realtà territoriale); perché in fondo a rendere possibile tutto ciò è spesso la ricchezza umana, più che quella materiale, la capacità di dare un pezzetto del proprio per costruire un luogo che sia “casa” per qualcun altro.
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Vorrei offrire volontariato a bimbi e madri vorrei dare disponibilità affetto!