Mazzata finale sul piccolo commercio a Roma: altri nuovi 16 centri commerciali

Ed 8 hanno già l'OK. Gli artigiani nella protesta a piazza Santi Apostoli del 21 novembre consegneranno simbolicamente al Comune le chiavi dei negozi costretti a chiudere
Enzo Luciani - 16 Novembre 2011

Nella nostra città potrebbero aprire presto altri 16 centri commerciali. Secondo quanto ha riportato il 15 novembre 2011 la cronaca romana di ”Repubblica”, in attesa che il nuovo piano del commercio venga varato in giunta la prossima settimana, 8 centri commerciali hanno già avuto il via libera dalla conferenza dei servizi, mentre altre otto sono ancora in attesa.

Un’autentica mazzata piomba sul piccolo commercio già duramente messo in ginocchio dal proliferare delle maxistrutture commerciali.

Gli artigiani cono furibondi: ”Roma sta diventando la capitale delle cattedrali nel deserto, che tra piani regolatori passati e futuri, cambi di destinazione e accorpamenti di licenze, come nel caso di Trony a Ponte Milvio, sta letteralmente uccidendo le piccole realtà”, denuncia Stefano Zarfati, presidente di Federstrade-Cna.

Sono diecimila le attività commerciali che hanno chiuso a Roma dal 2009 a oggi. Per questo il 21 novembre prossimo la Cna organizza in piazza Santi Apostoli una manifestazione dove saranno riconsegnate simbolicamente all’amministrazione le chiavi dei negozi costretti a chiudere.

Ecco dove sorgeranno i nuovi megacentri:

Gli 8 già autorizzati

1) via Ardeatina snc (17.284 mq)
2) via del Ponte di Piscina cupa – Castel Romano (15.000 mq)
3) via Petrocelli snc (3.574 mq)
4) via di Torre Spaccata 110 (5.550 mq)
5) via di Tor Cervara 25 (9.969 mq)
6) via Prenestina Bis – comparto Mce (13.820 mq)
7) via Prenestina Bis – comparto Mf (5.900 mq)
8) via di Selva Candida snc (19.000 mq)

Gli altri 8 ancora da autorizzare

Adotta Abitare A

9) Località Massimina (38.373 mq)
10) via Appia Nuova km 14 (15.000 mq)
11) via del Dragoncello snc – loc. Acilia (14.944 mq)
12) via dell’Imbrecciato snc (14.500 mq)
13) Pru (Piano di recupero urbano San Basilio (17.736 mq)
14) via di Tor Tre Teste (13.834 mq)
15) via della Lucchina 96 (8.403 mq)
16) viale di Valle Aurelia (9.538 mq)

 L’assessore alle Attività produttive di Roma Capitale Davide Bordoni, di fronte alle proteste delle associazioni di categoria, ecco come risponde: “I nuovi centri commerciali che apriranno nella Capitale sono strutture autorizzate dalla precedente amministrazione e inseriti nel Nuovo Piano Regolatore Generale della Città di Roma approvato dalla Giunta Veltroni nel 2008. Si tratta di aree commerciali già in possesso di titoli autorizzativi. La Giunta Alemanno conferma invece lo stop ai centri commerciali che verrà sancito dal Primo Piano del Commercio che sarà approvato nei prossimi giorni”.
E la nota di Bordoni prosegue: “Per la prima volta, nella sua storia, Roma avrà uno strumento per pianificare lo sviluppo del settore commerciale della città, un piano condiviso e presentato in anteprima alle associazioni di categoria delle quali abbiamo recepito le opportune osservazioni – continua – La legge regionale n. 33 richiede la redazione di un piano del commercio dal 1999 ma nessuna passata amministrazione comunale di centrosinistra si è mai preoccupata di redigerlo. Se la redazione del piano del commercio fosse stata contestuale al Prg, la città non sarebbe stata assediata dai centri commerciali che oggi appaiono come una triste eredità”.

Troviamo francamente inadeguata rispetto alla drammaticità del problema la dichiarazione dell’assessore, tutta incentrata da un lato sulla polemica con la precedente giunta che ha in proposito gravi responsabilità e non a caso è stata punita anche per questo dagli elettori, e dall’altro nella dichiarazione di impotenza della sua amministrazione che si gloria di un piano del Commercio (quando ormai i buoi sono usciti dalla stalla) peraltro non ancora approvato e nel quale non ha trovato esecuzione la promessa del sindaco Alemanno fatta al momento del suo insediamento in Campidoglio.
Lo ricorda bene Valter Giammaria, presidente della Confesercenti: «Tre anni fa Alemanno, partecipando alla nostra assemblea annuale — racconta — si era impegnato a bloccare l’apertura d’altri megacentri. E aiutare i negozi di vicinato. Ma finora non si è fatto nulla. Anzi…».

Insomma, le chiacchiere stanno a zero. E urgono volontà ed atti politici.


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