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Memoria multietnica: come ti salvo la Scuola dalla chiusura

Una storia niente affatto "strana", ma soprattutto vera

“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.” (Don Lorenzo Milani,1923-1967)

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Andare sempre in direzione ostinata e contraria” (Fabrizio De Andrè,1940-1999)

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La storia di cui appresso leggerete non è tratta dal “Mondo al contrario” dell’ex Generale diventato Europarlamentare leghista e nemmeno da una delle tante storie cantate dal Poeta (e Cantautore) genovese Fabrizio De Andrè, ma è una storia che certamente non troverebbe posto nel primo mentre avrebbe certamente un posto d’onore tra i testi del grande Faber. molti dei quali si trovano, da tempo, in alcune Antologie della Letteratura Italiana in uso nelle Scuole Superiori della Repubblica, rispondendo in pieno ad una delle sue massime più note, ovvero quella che avete letto all’inizio di questa Nota e che recita: “Andare sempre in direzione ostinata e contraria”.

Vi starete certo chiedendo a cosa mi stia riferendo. E’ presto detto, anzi scritto.

Si tratta di una storia che ha per protagonisti alcuni bambini, che qualcuno piazza in fondo alla scala sociale, perché stranieri. Questi bambini hanno “salvato” la loro Scuola, una Scuola  italiana, dalla chiusura e così hanno iniziato a salire, velocemente e senza timore reverenziale, i gradini di quella scala e se nessuno li fermerà, certamente, arriveranno in cima a quella scala..

Ma vediamola meglio questa storia.

Settime è un Comune italiano di 546 abitanti della Provincia di Asti, in Piemonte. Il Comune fa parte dell’Unione Comunale Comunità Collinare Val Rilate. Parte del territorio del Comune è compresa nella Riserva naturale speciale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande. Questo piccolo Borgo piemontese aveva a rischio la sua Scuola Elementare per carenza della ‘materia prima’ (la ‘materia prima’ di una Scuola sono, evidentemente, i ragazzi). Insomma, come molte Scuole italiane rischiava di chiudere i  suoi battenti  per via dei pochi alunni presenti nel paese. Ma questo, per fortuna, non avverrà grazie all’arrivo dei piccoli migranti con le loro famiglie.

Il prossimo Settembre dunque in Classe in quella Scuola Elementare ci saranno 11 bambini, dai sei ai dieci anni (tre in più del numero minimo di alunni previsto dai Regolamenti per tenere aperta una Scuola). e quella Scuola continuerà così ad essere un Presidio territoriale di scienza, conoscenza e attivismo sociale e civico. Parafrasando il titolo di un famoso libro di Elsa Morante scrivo: “La Scuola salvata dai ragazzini”. E i ragazzini si chiamano: MichelaSaad, Malik e Kalid, che a casa parla lo Yoruba, un dialetto nigeriano, ma a Scuola no, si parla l’italiano e qualche volta l’inglese, ché ci vuole una lingua unificante e comprensibile a tutti anche se non è la tua originaria e anche se un po’ di sana mescolanza, tipo la biblica “Torre di Babele”, male non fa.  Ecco, loro e gli altri loro compagni di classe sono i salvatori della Scuola Elementare di Settime che per ora dunque non chiuderà.

Certo la multietnicità di questi bambini può essere didatticamente un ostacolo (la parola handicap, anche tradotta in italiano come svantaggio, non mi è mai piaciuta e non la uso, perché è un termine ippico e le persone non sono cavalli) perché può favorire la perdita dell’individualità culturale di ogni bambino. Ma nel problema – come spesso accade – c’è nascosta la chiava per la sua risoluzione, basta studiare e cercare con attenzione e quella chiave la si trova.

Qui, a Settime, la chiave sta nella didattica personalizzata, possibile dato il basso numero degli alunni, didattica che permette di sviluppare due elementi formativi fondanti per una personalità sana: la capacità di comprensione e accettazione della differenza di cui, attraverso i bambini, ogni etnia è portatrice e che comincia quando si impara a padroneggiare e sviluppare il secondo elemento, ovvero: la capacità di accogliere l’altro da sé.  

I cantori interessati e stonati (per non dire di peggio) della Scuola dove vengono “prima gli italiani” (possibilmente bianchi) e poi (se c’è posto) tutti  gli altri, ma, per carità, non in numero preponderante rospetto9 ai primi, altrimenti si “inquina” l’italianità e si rischia addirittura la “sostituzione etnica” e ancora: se gli stranieri sono disabili (ma questo varrebbe anche per i disabili italiani) che si sbattano nelle riesumabili “classi differenziate”; bene questi individui, di certo, conoscendo questa storia inorridiranno, ma tant’è: ogni tanto fa bene sbattere il muso nella realtà di un mondo che è, per fortuna, sempre più multietnico e multicolore.

Il senso di una parola: “straniero” = “estraneo” e/o “strano”, dunque pericoloso

“straniero stranièro agg. e s. m. (f. -a) [der. del lat. extraneus «estraneo, esterno»; cfr. il fr. ant. estrangier, der. di estrange «estraneo»]. – 1. a. Di altri paesi, di altre nazioni: emigrare, andare […] oppressi dagli s.; spesso al sing. con valore collettivo: combattere lo s., cacciare lo s.; allearsi con lo s., passare allo straniero. 2. agg., letter. Estraneo: sentirsi s. in patria, in casa propria. “(Vocabolario Treccani della Lingua Italiana)

Quella di Settime è una pluriclasse con alunni dai sei ai dieci anni che sono arrivati e continuano ad arrivare da mezzo mondo: Albania, Romania, El Salvador, Marocco, Togo, Nigeria e i loro genitori sono perlopiù rifugiati politici o richiedenti asilo. Nella pluriclasse non c’è nessun italiano, sono tutti stranieri.

Ma quella parola “strana” nella Classe Elementare di Settime non ha senso. Tutti parlano e scrivono in italiano. Sono tutti alunni alla pari, sono tutti figli della stessa acqua e “viaggiano” alla scoperta del mondo sulla stessa barca, sono tutti ‘pezzi unici’, ma splendidamente diversi, sono tutti fratelli e sorelle e scoprono il mondo – giorno dopo giorno e parola dopo parola – tutti insieme. Insieme anche alla loro insegnante italiana, che li guida a conoscere la complessità delle cose che sono sulla terra e ad entrarci a piccoli passi, ma con cognizione di causa, insomma con gli attrezzi giusti per “capire e capirci”.

Il “Canto di me stesso

“Io esisto come sono, questo è abbastanza, se nessun altro al mondo ne fosse a conoscenza, sarei contento, e se tutti ne fossero a conoscenza, sarei contento.” (Walt WithmanPoeta autodidatta americano, 1819-1892)

Certo, problemi ce ne sono perché quando il mondo si “mischia” – come succede a Settime (Asti) – i problemi vengono fuori, ma si superano. Si insegna e si impara come se alunni e Insegnanti fossero collegarti da un unico filo che trasmette e riceve insieme idee, pensieri, sogni e parole. Tutti “attrezzi” tratti dalla stessa cassetta, conosciuti e maneggiati per crescere e diventare grandi, ma soprattutto capaci (quegli attrezzi) di farti capire dagli altri e di capire il mondo per cambiarlo in meglio, se proprio ce ne fosse bisogno.

La Scuola di Settime però per quei cuccioli dell’uomo non è solo Scuola è per loro anche il luogo dello Sport (Pallavolo e Basket che dono sport dove l’individualità conta ma per vincere occorre fare giuoco di squadra) dopo la lezione, si capisce, e per i loro genitori (i grandi) è il luogo dei Corsi di Italiano per stranieri, perché l’impegno è conoscersi e e interagire con gli italiani del Borg e per farlo non c’è niente di meglio che conoscere la lingua del luogo, dunque bisogna imparare – come dicono ancora i vecchi italiani – a “leggere, scrivere e far di conto”. Insomma, la Scuola di Settime – che non si sa se nel 2025/2026 sarà ancora aperta, dipenderà dall’arrivo di altri bambini, magari stranieri – non è un sogno ma una bella realtà, un’esperienza educativa ed educante faticosa da far vivere nel quotidiano, ma appagante. Anche se – come dice Kalid – “Qui è solo Scuola, ce ne sono tante.”.

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Considerazione finale e personale: se qualcuno è spaventato dall’aumento degli alunni stranieri nelle nostre Scuole, vada a Settime (Asti) e stia una giornata con gli alunni di quella Scuola Elementare e con la loro Insegnate, imparerà certamente molto della vita, imparerà cose che, certo non immaginava di poter imparare (i grandi – spesso – sono convinti di sapere già tutto e si tratta, spessissimo, di una convinzione errata) e che non scorderà facilmente. Questo certo, accadrà se quel qualcuno saprà – “cogliere l’attimo”. Come scriveva il pittore spagnolo Pablo Picasso: “Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, ma cogli l’occasione per comprendere.”.


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