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“Nuvola” di Fuksas all’Eur: non tutto è bene quel che finisce bene

Sabato 29 ottobre 2016, in pompa magna, alla presenza di circa 1.500 invitati, è stata finalmente inaugurata la “Nuvola” di Fuksas all’Eur, il nuovo grande Centro Congressi della Capitale. Un’opera che si aspettava da anni e che, insieme ad altre grandi opere come la linea C della metropolitana, è stata metafora dello spreco di denaro pubblico.

203618820-7e3bcee0-25a4-4d57-8720-e5f9be4282abLe cifre parlano da sole: prevista in 3 anni ce ne hanno messi 18 di cui 8 di cantiere, per realizzarla – forse a questa età si riferiva Doriana Fuksas quando ha detto “la nuvola è maggiorenne” -; 12 le varianti che hanno fatto lievitare il costo dai 272 milioni previsti ai 467 stimati dalla sottosegretaria all’Economia Paola De Micheli.

La Corte dei Conti sta passando al vaglio le spese compresa quella per la parcella di circa 20 milioni all’archistar Massimiliano Fuksas. Per questo ha chiesto aiuto anche all’Anac di Cantone. Ciò a seguito delle contestazioni dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici poi assorbita nell’Anac aveva reso pubbliche due anni fa: “L’esecuzione dell’opera – diceva una sua relazione – è stata caratterizzata da numerose varianti che oltre a determinare un rilevante aumento dell’importo contrattuale hanno influito sui tempi di realizzazione”. Un tempo, è bene ricordarlo, che ha occupato complessivamente ben quattro sindacature: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino. La Raggi ha solo beneficiato del taglio del nastro.

Chi ha pagato l’opera e le sue varianti?

virginia-raggi-in-diretta-rai-dallinaugurazione-della-nuvola-di-fuksas-a-roma-480x247La Eur Spa società partecipata per il 90% dallo Stato e per il 10% dal Campidoglio. Cioè i cittadini. La sindaca Raggi all’inaugurazione ha avuto la non buona creanza di ricordare agli intervenuti queste cifre rovinando la festa e la digestione a qualche personaggio beneficiario delle varianti che ha reagito fischiando. Come si sa il bon ton impone di non nominare la corda in casa dell’impiccato, ma, a differenza di quel che dice il proverbio, non tutto è bene quel che finisce bene.

Vedremo cosa dirà la Corte. Per ora, viste le cifre, l’impressione è che i fischi volessero obliare i fiaschi.


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