

Le indagini ora proseguono per risalire ai responsabili di questa attività illegale e per accertare eventuali complicità nella gestione dell’area, che da anni operava nell’ombra
Un’area di 4.000 metri quadrati, trasformata in un cantiere navale abusivo sulle sponde del Tevere, è finita al centro di un’operazione congiunta che ha svelato un vero e proprio scenario di degrado ambientale.
Pontili senza autorizzazioni, imbarcazioni irregolari e rifiuti pericolosi lasciati a marcire a contatto con il suolo: è quanto hanno scoperto nei giorni scorsi i militari della Guardia di Finanza e la Guardia Costiera di Fiumicino, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma.
Quando le pattuglie sono arrivate lungo la sponda sinistra del Tevere, in prossimità dell’Isola di Tor Boacciana, hanno trovato una scena ben diversa da quella che ci si aspetterebbe su un terreno demaniale.
Tra carcasse di barche, pontili fatiscenti e un incessante via vai di imbarcazioni, i militari si sono trovati davanti a un cantiere navale fantasma, completamente abusivo.
L’operazione, condotta in collaborazione con il Comune di Roma Capitale, la Regione Lazio e l’Arpa Lazio, ha portato alla luce una gestione illegale e incontrollata dell’area.
A saltare subito all’occhio è stata la mancanza del titolo concessorio per l’utilizzo esclusivo del bene demaniale: nessuna autorizzazione, nessun permesso ufficiale, ma una vera e propria attività clandestina che sfruttava il fiume senza alcuna regolamentazione.

La situazione è apparsa da subito grave: oltre al pontile abusivo di circa 60 metri quadrati e allo specchio d’acqua di 1.980 metri quadrati, i militari hanno trovato ben 54 imbarcazioni da diporto, ormeggiate senza alcuna tracciabilità.
Ma l’aspetto più inquietante è emerso poco dopo, quando le squadre di controllo hanno iniziato a perlustrare l’area:
Su una porzione di terreno, in uno stato di abbandono totale, erano accatastati ingenti quantitativi di rifiuti speciali – sia pericolosi che non – lasciati a contatto diretto con il suolo.
Resti di lavorazioni industriali, materiali chimici e scarti non identificabili erano disseminati senza alcuna protezione, mettendo a rischio il fragile ecosistema fluviale.
Di fronte a questo scenario, è scattato il sequestro preventivo dell’intero cantiere, comprese le imbarcazioni e l’area demaniale occupata.
Il G.I.P. ha convalidato il provvedimento, contestando l’ipotesi di gestione illecita di rifiuti, reato previsto dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), che prevede pene severe per chi mette in pericolo l’ambiente.
Le indagini ora proseguono per risalire ai responsabili di questa attività illegale e per accertare eventuali complicità nella gestione dell’area, che da anni operava nell’ombra.
Quest’operazione non è un caso isolato, ma rientra in un più ampio progetto di tutela del patrimonio ambientale e di controllo del demanio fluviale e marittimo.
Grazie a un protocollo d’intesa tra la Regione Lazio e il Comando Regionale della Guardia di Finanza, la collaborazione tra istituzioni si fa sempre più stretta per contrastare abusi e illegalità.
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