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Parata di stelle al Golden Gala

Continua la sfida Gay-Powell; Isinbaeva tenta il record. Manager e atleti diminuiscono gli ingaggi per far fronte alla crisi

1- Da sinistra Kenenisa Bekele, Irving Saladino, Antonietta Di Martino, Dyron Robles. 2- Yelena Isinbaeva. 3- Asafa Powell. 4- Sanya Richards. Foto di Alessia Ciccotti.

E’ iniziato il conto alla rovescia per la 29^ edizione del Golden Gala, l’ultima in quanto terza tappa della Golden League, che dal prossimo anno verrà sostituita con la Diamond League. A poco più di ventiquattro ore dalla manifestazione, in programma domani 10 luglio allo stadio Olimpico, sono arrivati i primi atleti, anzi alcune tra le stelle più attese della serata. Tra loro un Tyson Gay apparso molto sicuro di sé, della sua forma fisica e soprattutto della sua volontà di fare sempre meglio. Così sicuro che alla domanda: «se a Berlino Usain Bolt dovesse ripetere il 9,69 di Pechino, sei in grado di andare più veloce» ha risposto molto semplicemente: «Yes».

Accanto a lui lo sfidante di sempre, l’ex primatista del mondo Asafa Powell apparso più timido, ma anche più amichevole, davanti ai flash e alle domande dei giornalisti e alla stessa domanda fatta a Gay risponde invece con tono più diplomatico: “è logico che con un tempo di 9,69 bisogna fare meglio, ne siamo consapevoli ma la nostra e la mia intenzione è quella di cercare di batterlo”.

Decisamente alla mano invece le due quattrocentiste Sanya Richards e Allyson Felix; la prima punta a battere il record di 35 performance sotto i 50 secondi e dice: “E’ una cosa di cui non mi ero neanche resa conto, è stato mio papà il primo a farmelo notare, ora però mi piacerebbe molto riuscirci”; la seconda torna a ripetersi su questa distanza pur essendo una specialista dei 200 “perché – dice – avevo bisogno di fare lavoro di resistenza quindi fare gare sui 400 mi è utile a perfezionare il rendimento anche sui 200”.

Già sbarcate nella capitale anche la reginetta indiscussa del salto con l’asta Yelena Isinbaeva e la primatista del mondo nell’alto Blanca Vlasic. E se per la croata la vittoria stavolta non è così scontata visti gli ottimi risultati delle sue avversarie e della tedesca Friedrich in particolare, tanto che non è più in gara per il jackpot, la russa invece tenterà proprio domani sera di migliorare ancora una volta il suo record. «Io mi sento a casa visto che da 5 anni mi alleno a Formia – ha detto – e mi sento un po’ italiana; infatti quando lo scorso anno ho realizzato il record di 5,03 m è stato bello non solo sentire le urla di incoraggiamento ma soprattutto rendersi conto che avevo regalato una gioia anche a molte altre persone».

A tenere viva la sfida tra Stati Uniti e Giamaica, oltre agli sprinter già citati prima, anche un’altra velocista, Shelly Ann Fraser, oro a Pechino nei 100 metri, che racconta: «a Pechino c’era un’atmosfera fantastica, avevamo una gran voglia di farcela e ci sentivamo veramente una famiglia e sicuramente continueremo e continuerò a tenere alta la bandiera della Giamaica».

Non fanno pronostici ma assicurano solo che faranno del loro meglio Dyron Robles, campione olimpico e primatista mondiale dei 110hs, Irving Saladino che promette vere scintille insieme all’americano Phillips dopo le misure stratosferiche stabilite quest’anno da entrambi e l’etiope pluricampione Kenenisa Bekele. Insieme a loro confermati anche altri 24 medagliati delle ultime Olimpiadi cinesi, in particolare 10 ori, 9 argenti e 8 bronzi.

"L’unica nota polemica messa in evidenza dal direttore del meeting Luigi D’Onofrio riguarda la federazione keniana «perché – ha spiegato D’Onofrio – abbiamo avuto negli ultimi giorni molte defezioni di atleti top keniani" queste defezioni sono state determinate da veti della federazione keniana. Naturalmente non contestiamo il diritto delle federazioni di vietare la partecipazione degli atleti ai meeting, soprattutto in vista dei campionati del mondo, ma sicuramente contestiamo i tempi e i modi. Noi chiediamo alla federazione keniana – continua – come anche alle altre, di rispettare i meeting programmando la partecipazione o la non partecipazione dei loro atleti per tempo per dare in modo agli organizzatori di fare il proprio lavoro». Motivo di lode invece, sempre da parte del direttore, ma su cui forse dovremmo riflettere in molti, è stato l’atteggiamento di «molti manager e atleti, i quali si sono resi consapevoli dell’anno difficile dal punto di vista economico di tutte le manifestazioni ed anche del Golden Gala, ed hanno deciso di ridurre le loro pretese, rendendosi così disponibili a partecipare alla manifestazione».

 

 

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