

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio Statistiche di Roma, la città è passata dai 2.382 medici di base del 2015 ai 1.917 del 2023, con un calo di 465 unità
In silenzio, ma inesorabilmente, Roma sta perdendo i suoi medici. Un’emorragia iniziata dieci anni fa, che oggi mostra numeri drammatici: da qui al 2027 la Capitale dirà addio ad almeno 317 medici di medicina generale e 77 pediatri, con il rischio concreto di lasciare interi quartieri senza presidi sanitari di base. A pagarne il prezzo saranno, ancora una volta, i cittadini più fragili e le zone più periferiche.
Secondo i dati diffusi dall’Ufficio Statistiche di Roma, la città è passata dai 2.382 medici di base del 2015 ai 1.917 del 2023, con un calo di 465 unità. Il tasso è sceso da 9,5 a 7,7 medici ogni 10.000 abitanti, mentre il carico di lavoro per ogni dottore è aumentato drasticamente: da 1.053 assistiti a 1.305, con punte ben oltre i limiti consentiti.
E se i pediatri sembrano resistere meglio è solo grazie al crollo delle nascite: nel 2023 a Roma i bambini tra 0 e 13 anni erano 52 mila in meno rispetto al 2015. Eppure, anche qui la situazione è critica. Il numero di pediatri attivi è sceso da 395 a 351, e in molti municipi i professionisti si trovano a gestire numeri ben superiori al massimale di 800 piccoli pazienti. Nel VI Municipio, per esempio, ciascun pediatra segue in media 1.132 bambini.
A Roma est, in particolare nel quadrante delle Torri, la situazione è da codice rosso. Con appena 106 medici in tutta l’area – la seconda per popolazione adulta – il tasso scende a 5,1 medici ogni 10 mila abitanti, mentre nel centro storico (I Municipio) si arriva a 10,5. In pratica, i cittadini del VI Municipio hanno la metà delle possibilità di trovare un medico rispetto a quelli del centro. E quando lo trovano, spesso è già oltre il limite degli assistiti consentiti.
Il rischio è concreto: quello di avere interi territori dove non solo è difficile curarsi, ma dove non esiste più un punto di riferimento sanitario. Si parla di centinaia di migliaia di persone – spesso anziani, famiglie numerose, cittadini stranieri – che saranno costrette a cercare aiuto altrove, o a rinunciarvi del tutto.
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