

Con l'addio imminente di Schiboni, restano scoperte deleghe cruciali per l'amministrazione Rocca: Scuola, Formazione, Lavoro e Urbanistica
Aria di rimpasto, o meglio di avvicendamento mirato, negli uffici della Regione Lazio.
Il “valzer delle poltrone” questa volta è innescato da una promozione nazionale: l’assessore Giuseppe Schiboni, uomo di punta di Forza Italia, è destinato a lasciare l’incarico regionale dopo la prestigiosa nomina all’interno dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
Con l’addio imminente di Schiboni, restano scoperte deleghe cruciali per l’amministrazione Rocca: Scuola, Formazione, Lavoro e Urbanistica.
Quest’ultima, in particolare, era stata il trofeo di una lunga battaglia politica vinta dai forzisti appena un anno fa, quando fu strappata alla Lega nel pieno della crisi di maggioranza che ha ridefinito i pesi del centrodestra laziale.
In via Cristoforo Colombo il nome che circola con insistenza è uno solo: Alessandro Calvi.
Espressione del territorio di Latina e fedelissimo del senatore e coordinatore regionale degli azzurri, Claudio Fazzone, Calvi rappresenta la scelta naturale per mantenere gli equilibri interni al partito.
Fazzone, che nell’autunno del 2024 era stato l’architetto della “spallata” per ottenere più spazio in Giunta a discapito della Lega (forte di un gruppo consiliare cresciuto esponenzialmente rispetto alle elezioni del 2023), vede in Calvi la figura ideale per blindare le competenze su Urbanistica e Lavoro, settori strategici per il consenso sul territorio pontino e non solo.

Il passaggio di testimone non dovrebbe, almeno sulla carta, innescare un nuovo terremoto politico.
Rocca ha già affrontato le forche caudine delle trattative interne un anno fa, quando l’assetto era stato parzialmente ridisegnato:
All’Urbanistica: passata dalla Lega (Pasquale Ciacciarelli) a Forza Italia (Schiboni).
Alla Protezione Civile: trasferita dal Presidente Rocca alla Lega come “compensazione”.
Resta da capire se il Governatore della Regione Lazio coglierà l’occasione per un aggiustamento più ampio o se, come probabile, procederà a una sostituzione “chirurgica” per evitare di riaprire vecchie ferite tra alleati proprio mentre la macchina amministrativa sta entrando nel vivo dei progetti legati al PNRR e al Giubileo.
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