Roma, il caso Metropolitan diventa politico: il Piccolo America sfida Gualtieri e incassa il sostegno del cinema italiano

Da disputa urbanistica a terremoto politico: il presidente della fondazione annuncia una lista civica progressista contro il "modello commerciale" del Campidoglio

Quella che era nata come una complessa e spigolosa vertenza urbanistica nel cuore del Tridente si è trasformata, nel giro di poche ore, nel primo vero siluro politico alla corsa per il secondo mandato del sindaco Roberto Gualtieri.

Il destino dell’ex cinema Metropolitan di via del Corso spacca definitivamente i ponti tra il centrosinistra alla guida del Campidoglio e il cuore pulsante dell’associazionismo culturale romano.

A lanciare la sfida aperta è Valerio Carocci, vulcanico presidente della Fondazione Piccolo America, l’uomo che ha rivoluzionato l’estate romana con le arene di piazza San Cosimato e della Cervelletta.

Dopo settimane di gelo e trattative fallite con l’amministrazione comunale, Carocci ha deciso di alzare la posta, annunciando la nascita di una lista civica di area progressista in vista delle elezioni comunali del 2027.

Un progetto politico nato per intercettare il malumore di giovani, comitati, operatori del terzo settore e cittadini delusi dalle politiche urbanistiche della giunta.

Il “cinema dei registi” si schiera: un manifesto contro il Campidoglio

La mossa del Piccolo America non è una provocazione isolata. A stretto giro, un pezzo da novanta del cinema italiano ha deciso di scendere in campo e metterci la faccia, firmando un durissimo manifesto a sostegno di Carocci.

I nomi sono quelli del gotha del grande schermo nazionale: Alessandro Borghi, Riccardo Scamarcio, Pietro Castellitto, Paolo Virzì, Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Saverio Costanzo, Francesca Archibugi, Benedetta Porcaroli e i registi gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo.

Il j’accuse delle star: Nel loro appello pubblico, attori e registi difendono a spada tratta il modello di cinema accessibile e diffuso portato avanti dai ragazzi del Piccolo America dal centro alle periferie, denunciando il rischio che «il dissenso e la critica urbanistica vengano percepiti dalle istituzioni come incompatibili con l’attività culturale».

Un endorsement di massa che trasforma una lite sui metri quadri del centro storico in un caso politico di rilevanza nazionale, aprendo una faglia profondissima proprio in quel bacino elettorale e culturale che nel 2021 aveva spinto Gualtieri verso lo scranno più alto di Palazzo Senatorio.

Lo scontro sul Metropolitan: centro commerciale o bene comune?

Al centro della contesa restano i lucchetti dello storico cinema di via del Corso, sbarrato da oltre quindici anni.

L’accordo di programma faticosamente raggiunto tra il Comune e la Regione Lazio prevede un’operazione di finanza di progetto: l’immobile verrà ristrutturato dai privati per ospitare uno spazio commerciale (negozi e grandi marchi) in cambio del mantenimento di una quota minoritaria di sale destinate a proiezioni e ad attività culturali.

Per Gualtieri e i suoi assessori si tratta del “buon senso del fare”: un modo per sanare un buco nero nel tessuto urbano, creare posti di lavoro e incassare oneri di urbanizzazione da reinvestire nella rinascita delle sale di periferia.

Per il Piccolo America e il mondo dello spettacolo, invece, il progetto rappresenta una “resa incondizionata” agli interessi immobiliari.

Il timore dei comitati è che il Metropolitan si trasformi in un pericoloso precedente, un grimaldello normativo capace di autorizzare la trasformazione in centri commerciali e boutique di lusso delle decine di sale storiche ormai dismesse e sparse per la Capitale.

L’incubo del voto 2027 per il centrosinistra

Per il sindaco, la grana Metropolitan rischia di trasformarsi in un incubo elettorale. Mentre il centrodestra è ancora alla ricerca di una leadership e di un nome forte da schierare, Gualtieri si ritrova a dover parare i colpi che arrivano da sinistra.

Una lista civica guidata dal Piccolo America, forte del traino mediatico delle stelle del cinema, potrebbe drenare migliaia di voti decisivi, mettendo in discussione la tenuta della coalizione progressista.

La battaglia per le sale cinematografiche è diventata, a tutti gli effetti, il primo scontro frontale per il futuro governo di Roma.

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