

Inaugurato all’Auditorium il festival itinerante finanziato dal PNRR
La sfida è ambiziosa: trasformare il modo in cui i cittadini, specialmente i più fragili, vivono la propria casa e la propria comunità.
Con il sostegno del Ministero del Lavoro e i fondi del PNRR, il Campidoglio ha dato il via oggi a una serie di appuntamenti che, fino al 13 giugno, attraverseranno l’intera Capitale per promuovere il co-housing come alternativa strutturale all’isolamento e alle case di cura tradizionali.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha aperto i lavori con un’analisi lucida della demografia romana. In una città dove un quarto di milione di anziani vive in solitudine, i progetti attuali sono ancora “una goccia nel mare”.
Il cambio di paradigma: Non si tratta solo di assistenza, ma di un modello economico virtuoso. Investire nel co-housing, ha spiegato il sindaco, riduce drasticamente i costi della sanità pubblica legati alla cura delle persone non autosufficienti.
L’opportunità: Abitare in condivisione significa migliorare la qualità della vita dell’intera città, rendendola più umana e solidale.
L’assessora alle Politiche Sociali, Barbara Funari, promotrice dell’iniziativa organizzata da Doc Servizi in collaborazione con Auser Lazio, Prassi e Ricerca e Cooperativa Risvolti, ha fornito dati allarmanti sulla percezione della solitudine:
In Italia, quasi 2 milioni di over 75 dichiarano di sentirsi soli;
Uno su cinque non ha nessuno con cui confidarsi;
La solitudine sta crescendo rapidamente anche nella fascia d’età 45-64 anni.
“Il co-housing è una scelta di innovazione sociale e culturale” – ha dichiarato l’assessora – “dove la persona vive in un contesto familiare, condiviso e protetto, superando la logica del solo ‘tetto sopra la testa’ per abbracciare quella della cittadinanza attiva”.
L’evento dell’Auditorium è solo l’inizio. Il festival si sposterà ora sul territorio per coinvolgere comitati di quartiere, associazioni di volontariato e il Terzo Settore.
L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini e le istituzioni locali affinché il co-housing diventi una pratica diffusa e non solo sperimentale.
Il messaggio uscito dalla “Sala Sinopoli” è chiaro: Roma vuole smettere di essere una città di “solitudini sommate” per diventare una rete di comunità condivise, dove l’allungamento della vita sia un’opportunità e non un peso sociale.
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