

Dal Campidoglio la stretta sugli impianti pubblicitari: meno metri quadrati, più regole e limiti ai cartelloni luminosi
Di notte brillano come fari, riflettendo il loro bagliore sui palazzi antichi. Nelle piazze del centro, tra una facciata barocca e un caffè storico, le nuove pubblicità digitali cambiano immagine ogni pochi secondi: scarpe, profumi, automobili.
Roma però non è Londra, e il centro storico non vuole diventare un piccolo Piccadilly Circus.
È da questa tensione — tra modernità e decoro, tra business e bellezza — che nasce il nuovo regolamento comunale per le affissioni pubblicitarie, approvato la scorsa estate dalla giunta Gualtieri e ora al vaglio dei municipi.
Un documento che ridisegna le regole del gioco in una città dove i maxi impianti sono ormai parte del paesaggio urbano, e dove ogni lampo di luce rischia di oscurare un pezzo di storia.
Basta attraversare via del Tritone o guardare in su a piazza Venezia per accorgersene: i cartelloni pubblicitari si sono moltiplicati. Fino a 18 metri quadrati di superficie, spesso retroilluminati a LED, capaci di trasmettere micro spot come vere e proprie televisioni all’aperto.
“È un’invasione visiva prepotente”, protesta Oreste Rutiliano, presidente di Italia Nostra Roma.
“Ogni sei secondi cambia immagine, la luce invade lo spazio. È uno sfregio al decoro urbano. Possibile che Roma, proprio nell’anno del Giubileo, accetti di trasformarsi così?”.
La risposta che arriva dal Campidoglio, questa volta, non è evasiva.

“Ridurre del 25% la superficie complessiva degli impianti pubblicitari, migliorando la qualità e limitando l’impatto visivo”, ha annunciato l’assessora al Commercio Monica Lucarelli.
In pratica, si passerà da oltre 110 mila metri quadrati a un massimo di 82.500. Un taglio importante, che dovrebbe segnare la fine dell’epoca dei cartelloni senza controllo.
“Chiudiamo con le proroghe infinite e riportiamo il settore dentro una cornice chiara e trasparente”, spiega Lucarelli. “Ogni impianto sarà georeferenziato, verificato e autorizzato nel rispetto del paesaggio e delle norme del Codice della strada”.
Un cambio di passo che, almeno nelle intenzioni, vuole anche mettere ordine a un settore dominato per anni da proroghe e deroghe.
Nel Municipio I, quello che abbraccia il cuore monumentale della Capitale, il tema ha acceso il dibattito. La presidente Lorenza Bonaccorsi ha raccolto osservazioni, proposte e critiche in un documento di quasi venti pagine.
Molte di queste coincidono con le richieste del Municipio II, dove i grandi impianti luminosi sono arrivati fino ai viali residenziali di San Lorenzo e Nomentano.
“Già nel 2014, con la giunta Marino, avevamo disegnato un Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) molto più rigoroso”, ricorda la consigliera Natalie Naim, della lista civica Gualtieri.
“Allora il centro poteva ospitare poco più di 2.600 metri quadrati di cartelloni, senza includere pensiline o edicole. Oggi si parla di quasi 7mila. È un cambiamento profondo, che rischia di alterare la fisionomia dei nostri quartieri più delicati”.
Le regole, però, si fanno più stringenti. Secondo il nuovo piano:
i cartelloni 4×3 potranno essere collocati solo lungo le consolari, quindi fuori dall’anello ferroviario;
i 6×3 saranno ammessi soltanto fuori dalla ZTL – fascia verde;
gli impianti più grandi dovranno ottenere un parere del Genio Civile, con un iter tecnico più severo e costoso.
Una misura che, almeno nelle intenzioni, punta a tenere le zone più centrali libere da ingombri e bagliori invadenti.
Ma è sul fronte dei cartelloni luminosi che si gioca la partita più delicata. Nel 2020, una delibera della giunta Raggi aveva permesso di trasformare gli impianti tradizionali in schermi LED tramite una semplice SCIA. Da allora, il fenomeno è esploso.
“L’attuale regolamento deve essere l’occasione per fermare questa deriva luminosa”, sottolinea ancora Naim, trovando d’accordo anche l’opposizione.
“Va preservato il genius loci del centro”, insiste Maurizia Cicconi, consigliera di Azione. “Anche il buio fa parte del nostro paesaggio. Le insegne devono spegnersi alle 22 e stare lontane dalle finestre delle case. Roma non può vivere in un eterno giorno artificiale”.
Tra le richieste più condivise: mantenere almeno 200 metri di distanza tra i display a LED e un margine di 100 metri dalle abitazioni.
Ora tocca alla giunta Gualtieri trovare la sintesi. Da un lato, la necessità di regolare un settore che vale milioni di euro e che da anni attende bandi pubblici; dall’altro, l’urgenza di difendere la bellezza di una città che vive anche delle sue ombre.
Roma può innovare, certo. Ma dovrà farlo senza perdere il proprio respiro, quello che passa tra i vicoli al tramonto, quando le luci dei lampioni sono più che sufficienti — e la pubblicità, per un momento, può restare in silenzio.
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