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Scuola e sessualità, stretta del Governo: via libera solo con tre passaggi e consenso informato dei genitori

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Cambia (forse) tutto. L’educazione sessuale e affettiva a scuola, già di per sé un argomento scivoloso in Italia, potrebbe presto subire un’ulteriore stretta.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è pronto a introdurre nuove regole, più stringenti e articolate, per l’ingresso in aula di esperti, psicologi e associazioni che vogliano affrontare con gli studenti temi come parità di genere, sessualità, affettività e identità.

Il nuovo meccanismo – ancora in fase di valutazione da parte del Governo – prevede un percorso a ostacoli: via libera prima del collegio docenti, poi del consiglio d’istituto, e infine il consenso informato delle famiglie, da raccogliere almeno sette giorni prima dell’incontro.

A questo si aggiunge l’obbligo per i genitori di poter visionare anticipatamente materiali e profili degli esperti coinvolti.

Un’impostazione che tende di fatto a ridurre drasticamente il margine d’azione delle scuole, specialmente nell’ambito dell’educazione precoce: le attività sarebbero infatti escluse per le scuole dell’infanzia e circoscritte nei gradi successivi ai soli programmi di Scienze e Biologia.

Un’idea che ha diviso nettamente l’opinione pubblica. A esultare sono state le sigle più vicine al fronte conservatore, come “Pro Vita & Famiglia”, che definisce la proposta “una difesa contro la colonizzazione ideologica del gender“, evocando anche le parole di papa Francesco.

Di tono completamente opposto il commento della rete “Educare alle Differenze”, che parla apertamente di “ennesima stretta sessuofobica” e denuncia: “Non è per il bene degli studenti. Non è per il bene delle scuole. Non è per il bene delle famiglie”.

Critica anche Flavia Restivo, attivista e autrice, secondo cui “il consenso già esiste e strutturarlo così rigidamente crea una scuola per pochi: chi ha una famiglia aperta, chi se lo può permettere. Gli altri, invece, restano indietro. È un’educazione diseguale, esclusiva”.

La proposta, se approvata, potrebbe riscrivere il rapporto tra scuola e famiglie sul tema dell’educazione sessuale, sempre più richiesto da studenti e insegnanti ma ancora osteggiato da una parte significativa del Paese. Una partita tutt’altro che chiusa, destinata a far discutere – dentro e fuori dalle aule.

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