

Dopo il congelamento della trattativa con Investire SGR, il team legale dell'occupazione firma con "Scomodo" una perizia che smonta requisizione ed esproprio. Ora la palla passa al Campidoglio
Mentre i sigilli della magistratura sbarrano gli ingressi e l’ennesima trattativa con i privati finisce su un binario morto, la partita sul futuro di Spin Time cambia ufficialmente terreno di scontro.
A dettare le mosse ora è un dossier giuridico elaborato dalla comunità di via di Santa Croce in Gerusalemme insieme alla redazione di Scomodo e a un pool di avvocati: l’unica via d’uscita per evitare la dispersione di centinaia di famiglie è l’acquisizione pubblica dell’immobile da parte di Roma Capitale.
Una scelta che, nelle intenzioni del collettivo, deve trasformarsi da semplice soluzione emergenziale a una precisa «priorità politica» per il futuro del patrimonio urbano della città.
Il punto di partenza è un groviglio giudiziario non da poco. Sullo stabile di sei piani pesano attualmente due diversi provvedimenti di sequestro firmati a fine luglio: uno preventivo per l’occupazione abusiva che si trascina dal 2020 e uno probatorio scattato a seguito delle indagini sull’incendio colposo divampato nelle scorse settimane.
Vincoli che, se da una parte impediscono l’accesso e la fruibilità dei locali, dall’altra — spiegano i legali — non bloccano in alcun modo il potere dell’amministrazione comunale di avviare il percorso negoziale e amministrativo per rilevare la struttura.
Il documento analizza a fondo gli strumenti operativi nelle mani del Campidoglio, scartando le scorciatoie e tracciando i limiti dell’azione pubblica:
La requisizione d’urgenza: bocciata senza appello. Non solo per un vizio di forma — la competenza primaria risiede in Prefettura e solo in via sussidiaria in Capo al Sindaco — ma per questioni di pura agibilità. La presenza dei sigilli e i tempi necessari per mettere in sicurezza gli ambienti danneggiati dal rogo (almeno due mesi di interventi) rendono lo strumento del tutto inidoneo a rispondere alle esigenze immediate dei nuclei familiari rimasti per strada.
L’esproprio per pubblica utilità: ritenuto formalmente applicabile ma azoppato da tempi biblici. L’iter burocratico ordinario, tra varianti urbanistiche, perizie, contenziosi sulle indennità e ricorsi al TAR, rischia di trascinarsi fino a cinque anni prima di arrivare al decreto definitivo.
La compravendita diretta: l’unica strada realmente percorribile. Per la comunità rappresenta la sola opzione capace di coniugare tempi certi e tutela sociale.

L’obiettivo dichiarato è spingere il Comune a mettere in campo tutto il proprio peso politico per spezzare il muro contro muro con Investire SGR, il fondo proprietario dell’immobile, arrivando a una transazione in tempi rapidi per destinare l’edificio ad alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP).
Nello stesso tempo, la nota suggerisce al Comune di avviare comunque gli atti preliminari per la dichiarazione di pubblica utilità: un’arma diplomatica da tenere sul tavolo per sventare eventuali mosse dilatorie da parte della proprietà.
Sullo sfondo resta la gestione quotidiana di una ferita sociale aperta. Mentre la politica dibatte su perizie e delibere, il comitato di Spin Time continua il conteggio degli ex occupanti sistemati in strutture provvisorie: al 17 agosto sono 245 le persone che hanno trovato una sistemazione temporanea, in un quadro di accoglienza che resta precario e colfiato giorno dopo giorno solo grazie al lavoro delle reti di mutuo soccorso del quartiere.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.