VII municipio, ottiene un alloggio, picchiato: ‘Sei zingaro, non ti vogliamo’

Un giovane rom massacrato di botte da tre inquilini nordafricani nel residence del Comune in via Vincenzo Tineo a Tor Tre Teste
da Il Messaggero - 1 Novembre 2008

Da Il Messaggero del 1 novembre 2008, abbiamo appreso questa gravissima notizia in un articolo di Mara Azzarelli che riportiamo più sotto. Nei giorni precedenti, alcune famiglie del palazzo bruciato di via Leonardi a Cinecittà est sfollate ed inviate presso lo stesso residence del Comune di via Vincenzo Tineo a Tor Tre Teste, hanno rifiutato di rimanere lì a causa dell’ambiente che vi hanno trovato. Chi comanda in via Tineo? Cosa succede in via Tineo? Lo chiediamo al Comune e al Municipio.

«Ve ne dovete andare. Noi qui gli zingari non ce li vogliamo». Per fare in modo che il messaggio fosse più chiaro ancora lo hanno massacrato di botte. In tre lo hanno picchiato e minacciato con un coltello fino a lasciarlo privo di sensi sul pianerottolo di casa. E’ successo la sera di giovedì 30 ottobre 2008 in un residence di Tor Tre Teste. La vittima del pestaggio è un giovane rom. I suoi aggressori: altri stranieri. Nordafricani.

Il ragazzo, R.J. vent’anni fra qualche giorno, si era trasferito nel quartiere alla periferia di Roma con la famiglia – spostandosi da Ostia dove aveva vissuto per dieci anni – dopo che il Comune gli aveva assegnato un alloggio in un residence di via Vincenzo Tineo. Qui vivono altre famiglie di immigrati ma evidentemente non tutti gli ospiti sono graditi allo stesso modo. A quanto pare tra un’assegnazione e l’altra del Comune ci sono loro, altri inquilini, di altre nazionalità, che decidono chi entra e chi invece deve rimanere fuori dallo stabile. Già la settimana scorsa (sabato25 ottobre) quando la famiglia di nomadi, di origine slava ma trapiantata in Italia da una ventina di anni, era entrata nel residence c’erano state delle minacce. Sempre gli stessi nordafricani avevano picchiato il giovane. ”Qui dentro gli zingari non ci devono stare” gli avevano detto. E’ così che la famiglia di rom, abbandonato il residence, si è vista costretta a chiedere aiuto al municipio di Ostia.

«Abbiamo provato a spiegare – racconta il padre del ragazzo aggredito – quello che era successo e che lì non ci facevano rimanere. C’è stato detto che potevamo stare tranquilli, che le cose si sarebbero risolte. Siamo tornati indietro ma se la sono presa ancora una volta con mio figlio massacrandolo di botte».

Quando l’altra sera i tre stranieri hanno visto il ragazzo rientrare con i fratelli e la madre nel residence lo hanno rincorso e picchiato, rompendogli il setto nasale e minacciandolo con un coltello. A poco sono serviti i pianti dei fratellini più piccoli come i tentativi del giovane rom di far valere i suoi diritti e di spiegare le sue buone intenzioni. «Abbiamo vissuto a Ostia per dieci anni – riprende il padre della vittima che fa l’operaio in un cantiere navale del litorale romano – Mio figlio fa l’elettricista, io e mia moglie lavoriamo dalla mattina alla sera». «Ci sono persone e persone – dice con un filo di voce – Noi siamo gente onesta e quella casa l’aspettavamo da anni. Adesso però in quel residence abbiamo paura di tornare. Se torniamo a Tor Tre Teste mio figlio l’ammazzano». Per il momento, però, la famiglia è di nuovo ospite da amici all’interno dell’ala occupata dell’ex colonia Vittorio Emanuele a Ostia dove ha vissuto fino a prima dell’assegnazione.


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