Villa Cellere: Roma sparita, ma l’ipogeo omonimo c’è, ma dov’è?

Sita al Quarto Miglio dell’antica via Labicana, oggi via Casilina (Municipio V)
Nicola Capozza - 20 novembre 2018

Gli abitanti meno giovani del quartiere Villa De Sanctis (ex Casilino 23, Municipio V) si ricorderanno di via di Villa Cellere, grosso modo quella che in parte è poi diventata via Alceste Trionfi. Il suo nome deriva infatti dalla esistenza di una villa liberty, della contessa Cellere, appunto, che l’occupava tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Oggi l’area è prevalentemente occupata dal centro commerciale Dem, al numero civico 769 di via Casilina, a 400 metri circa delle catacombe dei SS. Marcellino e Pietro e dal Mausoleo di S. Elena.

Di essa non vi è più traccia, salvo un rudere e un invedibile ipogeo, di cui parlerò, che, insieme a sparute foto di cartoline, ne lasciano immaginare la bellezza e l’importanza blasonata dei proprietari.

L’usura del tempo, ma, soprattutto, i bombardamenti e la sua definitiva distruzione, anche della toponomastica cittadina, nel 1960, ci hanno lasciato solo il ricordo di una villa che, peraltro, divenne famosa storicamente per essere stata la scena del duello in cui, il 6 marzo del 1898, ebbe la peggio Felice Cavallotti (nato a Milano nel 1842): chiamato il “bardo della democrazia”, il deputato di estrema sinistra, il fondatore del partito Radicale, il combattente laico che fece erigere la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, il nemico del trasformismo di Depretis e delle malefatte di Crispi.

Ora veniamo all’ipogeo omonimo (o Del Grande, dal nome dei proprietari originari)

“E’ un ipogeo funerario di diritto privato; dall’analisi delle murature dell’edificio si rilevano varie fasi edilizie: II secolo, fine III-inizi IV, VIII e XV-XVI secolo. L’ipogeo funerario è databile per la tecnica muraria e la decorazione musiva (emblemi decorati) alla prima metà del IV sec. d.C. La localizzazione, come scritto sopra, è via Casilina 769. Fu scoperto casualmente nel 1838, in occasione dell’apertura di una cantina nella vigna di proprietà dei fratelli Del Grande, l’ipogeo fu ritenuto parte del vicino complesso catacombale dei SS. Pietro e Marcellino. La funzione funeraria è indiscutibile anche se non è al momento possibile determinare chi potessero essere i proprietari. Il monumento era già stato completamente spogliato in epoca antica. All’interno sono stati depositati alcuni materiali archeologici (iscrizioni, frammenti marmorei architettonici e funerari…) per lo più provenienti dal sopraterra della medesima proprietà. Attualmente il monumento antico è posto in comunicazione anche con la cantina ottocentesca a celle disposte a pettine.”

L’ipogeo è stato oggetto di interventi di restauro negli anni 1974, 1977, 1995.

Detto questo, allo scrivente si impone la domanda: dov’è l’ingresso per eventualmente accedervi? Perché, soprattutto, non si pubblicizza tale presenza storica archeologica, pressoché sconosciuta ai più, e perché non si può visitare?

A possederne la titolarità di gestione è la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, via Napoleone III, telefono: 064465610.

Ad ogni buon conto ci rivolgiamo ai lettori, agli appassionati di testimonianze storiche del quartiere, ai semplici curiosi perché possono, lo speriamo vivamente, aiutarci a dirimere l’arcano.

Nicola Capozza


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