

Lo scienziato Stefano Montanari spiega le nanoparticelle, nemiche della salute
‘Zero waste’, nessun rifiuto, sembra impossibile eppure molte città in tutto il mondo se lo sono posto come obiettivo. Anche una metropoli di 4 milioni di abitanti come Los Angeles ricicla il 60% dei rifiuti prodotti e mira ad arrivare al 90% per il 2025. A Roma, come in ancora molti comuni d’Italia, si continua ad essere “Sporchi da morire” come hanno avuto modo di constatare quanti venerdì 6 febbraio 2009, dalle 17 in poi, gremivano la Protomoteca del Campidoglio per l’omonima conferenza.
“Riciclare o meno non è una questione di cultura, ma di leadership politica – garantisce il dottor Paul Connett, professore di chimica all’Università di New York e scienziato che ha visto la sua teoria ‘Zero waste’ applicata a San Francisco con ottimi risultati. “Come si spiega che a pochi chilometri di distanza ci siano differenze enormi? – prosegue Connett – A Novara dopo 18 mesi di porta a porta la differenziata è al 70%, la stessa percentuale è stata raggiunta in soli tre mesi in alcuni quartieri del napoletano come Sorrento, San Sebastiano al Vesuvio, quartiere Colli Aminei, grazie a un’iniziativa di Greenpeace.”
“Porteremo la differenziata al 35% – ha detto il sindaco Alemanno – dobbiamo conoscere bene la situazione, ridurre i danni ambientali considerando l’ambiente non un vincolo, ma un fattore di sviluppo. Il nuovo piano della mobilità sostenibile è quasi pronto, per il momento le emissioni di polveri sottili non hanno superato i limiti e non c’è bisogno di ricorrere alle targhe alterne”.
L’intervento del Sindaco è breve e conciso. Subito dopo dal pubblico si alza un coro di domande in merito ai 5 inceneritori che la Regione intende far costruire intorno a Roma.
Intanto il dottor Giovanni Ghirga, medico pediatra e portavoce dei Comitati per l’Ambiente e la Salute e dei Medici per il No al Carbone dell’Alto Lazio, ricorda che, a Civitavecchia, la centrale a carbone dell’Enel, nonostante scioperi ed esposti alla Procura, continua a incentivare il famoso buco di dieci miliardi di euro della sanità italiana. “Ogni tonnellata di carbone bruciato produce un costo di 21 euro per la cura dei danni arrecati alla salute – spiega Ghirga – considerando che una centrale brucia 400 mila tonnellate di carbone al mese dopo 20 anni si saranno accumulati circa 160 milioni di euro di spese sanitarie più il danno genetico e quello sulla riduzione del quoziente intellettivo che sono incalcolabili. Un malato cronico costa alla sanità 1500 euro al mese e in Italia già si registrano 30.000 attacchi d’asma all’anno, per non parlare di tutte le altre malattie che sono aumentate a causa della massiccia presenza di polveri sottili: l’infarto, l’angina, il cancro, la polmonite, il diabete, l’arteriosclerosi, etc.”
“Abbiamo cominciato con i bambini nelle scuole – spiega in un video messaggio la moglie del sindaco di San Francisco, parlando di come è iniziato il porta a porta nella città – sono loro che poi a casa educano i genitori”.
Tuttavia, se in questi virtuosi esempi i bambini sembrano la via per un futuro migliore, i dati riportati dagli studi di medici e scienziati riportano una tragica realtà: sono proprio i più piccoli, insieme agli anziani, a essere i più colpiti dalle polveri sottili.
Il dottor Stefano Montanari, accompagnato dalla moglie Antonietta Morena Gatti che ha scoperto le nanoparticelle, a fine conferenza fa il punto della situazione sulle polveri sottili, grandi poco più di un atomo di idrogeno, al microscopio sembrano palle dell’albero di Natale, possono rompersi e i loro frammenti risultano ancora più minuscoli e più aggressivi.
“Da un rapporto dell’agosto 2006 – dice Montanari – risulta che le polveri si stanno omogeneizzando sul pianeta e che non esista possibilità di bonifica.
Producono polveri sottili in grandi quantità i gas di scarico, ma anche i freni delle auto; gli aerei, soprattutto in fase di atterraggio e di decollo; le fonderie; le centrali elettriche; gli inceneritori; etc.
Come ha detto il premio Nobel Carlo Rubbia il carbone pulito non esiste, ha enormi percentuali di materiali inorganici ed è anche radioattivo.
Idem, non esistono inceneritori che non inquinano. Come sancisce il principio di conservazione della materia di Lavoisier, nulla si crea e nulla si distrugge: sommata l’acqua, l’ammoniaca e più in generale le sostanze per la combustione, ogni tonnellata di rifiuti bruciati raddoppia in quantità di sostanze tossiche disperse, si calcola circa 280/300 kg di ceneri inerti, 30 kg di ceneri volanti, 25 kg di gesso, 650 kg di acqua di scarico inquinata. Più le temperature di combustione sono elevate, più le molecole sono microscopiche.
Dove finiscono queste nanoparticelle?
Da vari studi epidemiologici condotti è emerso che circa il 40% dei cibi sono inquinati: si trovano particelle di titanio negli omogeneizzati, tugsteno e cobalto nel pane italiano, etc.”
Infine – scende il gelo nella sala – sullo schermo è proiettata l’immagine di un bambino morto di una grave forma di leucemia 8 ore dopo la nascita da una madre sana. “Come facevano tutte queste particelle prodotte ad alte temperature a trovarsi nelle cellule del cuore, del fegato, del sangue di un bambino appena nato?” Si domanda il dottor Montanari.
Mentre si attende l’uscita nelle sale di “Sporchi da morire”, il film documentario sulla gestione dei rifiuti in Italia e all’estero di cui il regista Marco Carlucci ha mostrato un breve video in anteprima mondiale, si ha ancora tempo per pensare alla via “Zero waste” indicata dal professor Connett e per convincersi che “riciclare, riusare, riparare, decostruire è economicamente molto più vantaggioso che seppellire o incenerire”.
“La frazione residua, ciò che avanza dopo l’uso e che non è riciclabile, non va fatto sparire alla vista – sottolinea Connett – ma messo in bella mostra per indicare la cattiva progettazione industriale a monte che va eliminata”.
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