Il Distretto dell’Artigianato Artistico Tor di Nona e le Scuole d’Arte e Mestieri di Roma

Intervista alla Prof.ssa Penelope Filacchione
Patrizia Artemisio - 24 Settembre 2020

Ve la ricordate l’avversione di Phoebe per i mobili prodotti in serie, in un episodio memorabile della sitcom americana ‘Friends’? La geniale ragazza hippie esprimeva il bisogno di ritrovare in ogni oggetto l’essere umano che lo aveva creato e posseduto, ne immaginava sognante la storia. E noi, che di storia siamo circondati, rischiamo continuamente di perdere, come in una parabola, buona parte dei nostri talenti. Così, mentre il Comune di Roma pubblicizza sul suo sito web l’istituzione del Distretto dell’Artigianato Artistico Tor di Nona, il complesso delle Scuole d’Arte e Mestieri della capitale rischia di chiudere i battenti.

La docente a contratto Prof.ssa Penelope Filacchione racconta che “le Scuole d’Arte e Mestieri nacquero nel 1871 con lo scopo preciso di dare una formazione artistica e artigiana a quelli che all’epoca venivano chiamati ‘Artieri’, cioè quegli artisti artigiani che si occupavano, ad esempio, della decorazione dei nuovi palazzi del Regno. Erano in tutte le grandi città italiane, erano pubbliche e affidate ai Comuni. Oggi – continua la professoressa – le scuole sono passate quasi tutte a fondazioni private o sono state definitivamente chiuse, Roma è l’unica città in cui sono rimaste di proprietà del Comune”.

 

Quali sono i corsi più seguiti?

“In tutte le scuole ci sono laboratori con vocazioni diverse, nella sede di Scienza e Tecnica c’è Erboristeria che va molto bene, ma anche la Fotografia, la Scultura, la Ceramica nelle altre sedi. Il corso di punta, con liste d’attesa fisse, è il corso di Oreficeria. La nostra è l’unica scuola orafa pubblica di tutta la regione”.

Qual è l’età media degli allievi?

“Dipende dai corsi, la scuola si può frequentare dai sedici anni ai cento. Nel corso orafo abbiamo sia ragazzi che adulti, spesso sono adulti che hanno già un negozio di gioielleria e vengono a specializzarsi per la parte artigiana, magari per farsi da soli le riparazioni, le incastonature… quindi persone che già lavorano nel settore che si specializzano per offrire un servizio migliore ai clienti. Ma i nostri corsi sono frequentati anche da persone non vedenti, in special modo il corso di scultura, abbiamo ragazzi autistici. Tutti possono usufruire della nostra competenza, noi cerchiamo di creare classi inclusive perché le scuole hanno anche una funzione sociale”.

Abbiamo più artigiani maschi o femmine?

“Femmine, tante femmine!”

Per quanto riguarda i giovani, uscendo dalla scuola quali prospettive hanno?

“Quelle che hanno tutti i giovani che escono da tutte le scuole. A me ad esempio è capitato di avere allievi orafi molto bravi che attraverso il nostro corso hanno vinto una borsa di studio a Vicenza. La scuola purtroppo può rilasciare soltanto un semplice attestato di frequenza. Abbiamo richiesto alla Regione Lazio un riconoscimento secondo i crediti europei. Ci sono scuole d’arte e mestieri in altri Paesi d’Europa che hanno questo riconoscimento, noi ancora no per problemi legati alla messa a norma degli edifici. Ciononostante, ad esempio per il corso di Stile e Moda, il DAMS dell’Università Roma Tre riconosce i crediti ai nostri corsi. Ci sono diversi atenei che in maniera diversa riconoscono i crediti ai nostri studenti. Il corso di restauro del dipinto inoltre è frequentato da giovani che cercano di fare l’esame di ingresso all’Istituto Centrale del Restauro. Dal momento che la prova di ingresso è molto difficile, fanno due anni con noi, in questo caso il corso più che come crediti gli è utile per le competenze acquisite. Invece di spendere cifre altissime nella scuola del Vaticano o nelle accademie private, imparano da noi a cifre calmierate e con docenti di tutto rispetto: sono restauratori del MIBACT e abbiamo corsi di restauro della carta, restauro del dipinto, restauro lapideo e restauro ceramico”

Cosa pensa del progetto approvato e pubblicizzato dal Comune di Roma sull’istituzione del Distretto dell’Artigianato Artistico a Tor di Nona?

“L’idea in sé non è sbagliata perché di quegli immobili che saranno messi a bando a Tor di Nona, botteghe che sono quasi trent’anni che stanno lì e aspettano di diventare botteghe artigiane, noi abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di spazio e di visibilità quindi in sé il progetto non ha nulla di sbagliato. Il fatto è che l’Assessore Cafarotti ora si vanta di questo progetto, ma la verità è che hanno impiegato quattro anni per arrivare a buttare giù una messa a bando, quattro anni! Parla delle Scuole d’Arte e Mestieri come fiore all’occhiello, mentre in tutti questi anni hanno rifiutato ogni confronto con noi.  Abbiamo chiesto all’Assessore di riceverci perché i docenti delle Scuole d’Arte e Mestieri presto non esisteranno più.  È stato chiuso il ruolo dei docenti nel 1985 perché all’epoca si pensava che la liberalizzazione del lavoro con i co.co.co. fosse l’uovo di colombo, liberavano dal peso dei dipendenti le istituzioni, quindi i docenti furono presi tutti a contratto con un bando opaco. Poi è intervenuta la riforma Madìa, che vieta il lavoro precario nella Pubblica Amministrazione. Quando si è insediata la sindaca Raggi hanno provato ad appaltarci a diverse società esterne che già erogano servizi al Comune, alla fine hanno trovato un accordo con Capitale Lavoro, una società di servizi partecipata dalla Città Metropolitana. Il problema è che l’accordo con Capitale Lavoro è per soli 36 mesi. I nostri 36 mesi finiranno a giugno 2021 e contemporaneamente gli unici quattro docenti di ruolo rimasti andranno in pensione. Come potranno ancora tenere aperta la scuola senza docenti? A Giugno scadrà anche l’ultima graduatoria con la quale siamo stati assunti, chi se ne occuperà?  Noi chiediamo da anni di riaprire il ruolo. Hanno addirittura provato a cederci ad altri Enti ma c’è un problema con la sede delle Arti Ornamentali perché occupa un terreno che era del Convento di Gesù e Maria a via del Corso. Quel terreno fu acquistato da un benefattore che ha costruito la scuola e l’ha donata nel 1882 al Comune di Roma con questo uso specifico! Dunque, quella sede è inalienabile, ma chiuderà se non sarà preso alcun provvedimento. Il Comune non risponde alle nostre richieste! Non sappiamo nulla: abbiamo inoltrato diffide, raccolte firme, richieste ufficiali, proposte strutturate, ma non ci è mai arrivata, da questa Amministrazione, che dice di essere trasparente, nessuna risposta”.

Roma svuotata dai turisti e dagli impiegati in smartworking presenta uno scenario diverso, possiamo prevedere un futuro con meno tavole calde e più botteghe artigiane?

“Sarebbe bello! Personalmente sono dubbiosa perché torneranno i turisti ed i turisti non comprano dagli artigiani, ma vanno alla tavola calda! Il lavoro artigiano è un lavoro che si fa con le mani e con il cuore e quindi un pezzo prodotto in modo artigianale non potrà mai competere con un prodotto industriale. Il turismo delle grandi città è un turismo mordi e fuggi, vince il ristorante che offre il pranzo a 10 euro, il pacchetto tutto incluso, difficilmente questa rotta cambierà. I tour operator sono interessati a tornare a quei flussi che erano quelli che giustificavano un movimento di soldi che ora non esiste più, ma loro è proprio lì che vogliono tornare. Una bottega artigiana poi ha costi di gestione altissimi, manca una lungimiranza politica per l’artigianato artistico in Italia. Dovrebbe essere agevolato, dal punto di vista fiscale e burocratico. Chi apre una bottega artigiana deve fare i salti mortali, letteralmente. Ora queste botteghe a Tor di Nona seppure verranno messe a bando ad una cifra calmierata, queste cifre quali saranno? Se tu mi chiedi sette-ottocento euro al mese per l’uso di una bottega per un certo numero di anni, che poi sono gli anni dell’avvio dell’attività, io investo comunque tanti soldi, ce la faccio? Sì, certo sto a Tor di Nona e con ottocento euro la prendo forse a Primavalle una bottega, ma forse non è questo il punto. L’idea è di aprire delle botteghe dove eventualmente gli allievi delle nostre scuole possano andare a fare esperienza. Bellissimo! Il problema è: chi prenderà queste botteghe? Vedremo…”

Chi compra il prodotto artigianale oggi a Roma?

“Lo comprano le persone che lo capiscono.  E non è detto che siano persone ricche, per comprare un prodotto artigianale, come per comprare un oggetto d’arte, ci vuole cultura. Può capitare la persona che pensa di voler comprare magari una cosa sola fatta bene… L’artigianato costa ma non è detto che sia inavvicinabile”.

I romani hanno questa cultura?

“I romani sono distratti, frettolosi e poi la città è come spaccata per cui, tranne che per qualche evento, il romano non frequenta il centro storico. Il centro storico è frequentato dal turista. L’idea dell’Assessore Cafarotti infatti, e questa non è sbagliata, è quella di inserire le botteghe di Tor di Nona, rendendole appetibili anche da un punto di vista della fruizione del centro storico, nel circuito turistico”.


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