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Il V Municipio ricorda il 14 gennaio Modesto Di Veglia e Clemente Scifoni

Cerimonie in onore dei partigiani combattenti, ad un anno dalla loro scomparsa a piazza delle Camelie (ore 14,30) e a piazza della Marranella (ore 15,00)
Francesco Sirleto - 13 Gennaio 2022

Oggi, venerdì 14 gennaio 2022, con due cerimonie distinte (a piazza delle Camelie alle ore 14,40, e a piazza della Marranella alle ore 15,00, il Presidente del V Municipio, Mauro Caliste, insieme all’Incaricata per la valorizzazione della memoria storica, dott.ssa Stefania Ficacci, nonché agli iscritti delle locali sezioni dell’ANPI, ricorderanno i due partigiani combattenti Modesto Di Veglia e Clemente Scifoni, scomparsi esattamente un anno fa, rispettivamente a 94 e a 95 anni. Avendoli conosciuti entrambi, ed essendo stato loro amico, nonché collaboratore in numerosissimi incontri sulla memoria e sulla storia dei nostri quartieri, non potevo esimermi dal partecipare con un personale ricordo dei due valorosi combattenti per la libertà e per la democrazia del nostro Paese.

Modesto Di Veglia

Modesto Di Veglia, scomparso il 31 dicembre 2020, era l’ultimo partigiano ancora vivente del gruppo romano di Bandiera Rossa, cittadino di Centocelle, presidente onorario della sezione ANPI “Giordano Sangalli” dello stesso quartiere, da lui stesso fondata insieme all’altro suo grande compagno Adriano Pilade Forcella.

Di lui ricordo, con piacere e commozione, i molti incontri nelle scuole del territorio, durante le Giornate della Memoria e nelle ricorrenze del 25 aprile e del 4 giugno. Personalmente ho avuto la fortuna e l’onore di ospitarlo decine di volte nel liceo Benedetto da Norcia, ospite fisso delle molte manifestazioni con gli studenti, con i quali si intratteneva rispondendo alle domande sulla sua lunga esperienza di partigiano durante i 9 mesi (settembre 1943 – giugno 1944) dell’occupazione nazista di Roma, esperienza proseguita nelle regioni del Nord Italia, grazie al suo successivo inquadramento come soldato volontario nel risorto Regio Esercito, fino alla completa Liberazione d’Italia (maggio 1945). Era una voce, quella di Modesto, calma chiara e tranquilla, sorretta da una grande lucidità nel richiamare e nell’esporre i suoi ricordi e le sue drammatiche esperienze di guerra. Ricordo inoltre i suoi interventi in piazza delle Camelie, in occasione delle commemorazioni dei partigiani di Centocelle caduti nella Resistenza, così come il contributo da lui dato al lungo iter per l’attribuzione della Medaglia d’oro al Merito civile al quartiere di Centocelle, decisa dal Presidente Sergio Mattarella nel 2017. Modesto soleva ricordare che soltanto Roma, città Medaglia d’oro per la Lotta di Liberazione, ha avuto ben due quartieri premiati per il Merito civile dimostrato nella stessa Lotta: oltre a Centocelle anche il Quadraro (entrambi i quartieri oggi appartengono al V Municipio), quest’ultimo premiato nel 2004 con Medaglia attribuita dall’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Centocelle e Quadraro, insieme a Torpignattara, Gordiani, Alessandrino e Quarticciolo, facevano parte, infatti, dell’VIII Zona di Resistenza, la Zona più importante dal punto di vista strategico, essendo percorsa dalle principali vie di collegamento tra la Capitale e il fronte di Anzio e di Cassino, nonché dalla presenza dell’aeroporto militare di Centocelle. Fu proprio la VIII Zona, ricordava sempre Modesto, ad assistere agli episodi più sanguinosi e drammatici di quei terribili 9 mesi di occupazione nazista, ma anche alle continue e quotidiane azioni di guerriglia organizzate e condotte dalle varie formazioni partigiane combattenti.

Modesto Di Veglia, oltre a rammentare agli studenti le azioni di guerra, non mancava mai di ricordare il contributo offerto dalla popolazione civile, in termini di reperimento dei rifugi per i ricercati e per i prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia, ma anche per il cibo di cui avevano bisogno i combattenti in clandestinità e, non meno importante, nel trovare e nel custodire i depositi di armi.

Modesto di Veglia era diventato partigiano ad appena 17 anni, nel settembre 1943; aveva quindi combattuto da civile per 9 mesi; successivamente aveva proseguito la guerra, da soldato, fino alla Liberazione d’Italia. Poi, da lavoratore e da cittadino impegnato nelle file del PCI (partito al quale si era iscritto dopo lo scioglimento di Bandiera Rossa), aveva dato un validissimo contributo alla Ricostruzione e all’opera di rinnovamento delle strutture dello Stato, seguite alla proclamazione della Repubblica e all’entrata in vigore della Costituzione. Era stato anche, per lunghi anni, consigliere del VII Municipio.

Clemente Scifoni

Clemente Scifoni, cittadino di Torpignattara, così come Modesto Di Veglia a Centocelle, non aveva esitato, fin dai primi giorni di settembre 1943 (dopo l’armistizio) ad aderire alla Resistenza, andando ad ingrossare le fila delle formazioni militari del Partito comunista italiano, i G.A.P. (Gruppi di azione patriottica) che, sotto la direzione e il coordinamento del comando militare del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), avevano il compito di attaccare con azioni di guerriglia urbana i reparti tedeschi e le formazioni militari fasciste del governo fantoccio della Repubblica di Salò. I Gap di Torpignattara, dei quali Scifoni era uno degli esponenti più giovani, si erano specializzati nelle azioni di sabotaggio nei confronti degli automezzi tedeschi che trasportavano armi e soldati verso il fronte di Anzio e di Cassino e che, per questo, dovevano percorrere le strade consolari Appia, Casilina, Prenestina.

Il giovane Scifoni fu uno dei combattenti più audaci e coraggiosi, uno di quelli che, in tutte le azioni di guerriglia, lo si ritrovava sempre in prima linea. La sua impresa più spericolata, quella che lo rese celebre tra i ranghi della resistenza romana (e che gli costò un processo nel dopoguerra, dal quale venne assolto perché la sua venne riconosciuta come “eroica azione di guerra” dal Tribunale di Roma, anche se, in attesa del processo, fu costretto alla carcerazione preventiva per ben due anni), fu l’eliminazione del commissario di polizia Stampacchia, uno di quei collaborazionisti, al soldo delle SS di Kappler, che avevano il compito di scoprire, denunciare e arrestare, e dopo l’arresto, di consegnare al comando tedesco di via Tasso, tutti i sospetti di attività o anche di semplice simpatie antifasciste. L’eliminazione di Stampacchia fu eseguita dallo stesso Scifoni, il 4 marzo del 1944, addirittura nell’abitazione, sita in piazza Ragusa, del commissario collaborazionista. Dopo quest’azione Scifoni, che era stato riconosciuto dalla cameriera del commissario e per l’arresto del quale i tedeschi posero come premio una taglia di 200.000 lire (una cifra enorme se pensiamo che, per la denuncia di un ebreo, il premio previsto era di appena 5.000 lire), fu costretto a rifugiarsi, con molti altri dei GAP dell’VIII Zona, in Sabina. Qui, il 7 aprile del 1944, fu tra i protagonisti della battaglia di Monte Tancia, dove morirono i giovanissimi Bruno e Franco Bruni e Giordano Sangalli. Ritornato nel suo quartiere, il 21 aprile del ’44 i tedeschi, probabilmente a causa di una delazione, lo catturarono, portandolo immediatamente nelle camere di tortura di via Tasso. Qui, durante una delle molte “sedute” di tortura alle quali fu sottoposto, ricevette un giorno la visita di Herbert Kappler, il quale ci teneva a conoscere il “valoroso” nemico che aveva inferto un duro colpo all’organizzazione poliziesca e spionistica messa in piedi dai nazisti. I tedeschi non fecero in tempo a deportare in Germania, in uno dei famigerati campi della morte, ai quali era stato destinato, il partigiano Scifoni. Il 4 giugno giunsero, finalmente, gli Alleati a Roma e i nazisti in fuga dovettero abbandonare, oltre ad un’incredibile quantità di documenti e di attrezzature belliche, anche centinaia di prigionieri.

Il dopoguerra di Clemente Scifoni, una volta superato il doloroso periodo dell’arresto e del processo, fu del tutto simile a quello di migliaia di combattenti partigiani: il lavoro, la famiglia, l’impegno politico e sociale per la ricostruzione del Paese, le lotte contro i vari tentativi di ritorno ad un triste passato e contro i rigurgiti fascisti, l’impegno per la dignità e il riscatto dei quartieri popolari, e, infine, la testimonianza e la memoria. La sua presenza e le sue brevi e concise parole durante le manifestazioni e le commemorazioni per il 25 aprile, per il 2 giugno e per il 4 giugno, hanno ispirato generazioni di giovani dei nostri quartieri alla difesa e alla diffusione dei valori inscritti nella Costituzione repubblicana, quei valori che non sorsero affatto dai dibattiti dell’Assemblea Costituente (anzi, l’Assemblea si incaricò di tradurli scrupolosamente in articoli chiari e leggibili a tutti, e in principi fondamentali), ma nella durezza degli scontri e nel sangue dei tanti giovani e giovanissimi coetanei di Clemente Scifoni; quei giovani che, posti di fronte alla scelta tra la libertà e la barbarie, scelsero la prima e sconfissero la seconda al termine della lunga lotta per la Liberazione d’Italia dal nazifascismo.

A Modesto Di Veglia, a Clemente Scifoni e ai numerosi combattenti per la libertà, tanto la popolazione dei nostri quartieri, quanto le Istituzioni che la rappresentano, hanno il dovere di rendere indelebile il loro ricordo, anche attraverso la scelta di un luogo, possibilmente aperto al pubblico, nel quale i loro nomi e le loro vicende siano visibili a chiunque e possano fungere da ammonimento e insegnamento.

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