

Preoccupazione per i 360 ragazzi che si allenano. Un problema emergente segno della crisi del calcio italiano
Trigoria non è solo il centro sportivo della A.S. Roma. I residenti del municipio XII hanno a cuore anche le sorti della ASD Trigoria, la società di calcio del quartiere, che rischia di perdere il campo di gioco per la prossima stagione 2010-2011.
Il Comitato di quartiere ha indetto un’assemblea cittadina per martedì 27 luglio alle ore 18 per protestare contro l’imminente decisione e trovare un soluzione comune. Luogo dell’appuntamento il parcheggio adiacente il centro anziani.
Motivo di tanta indignazione è stata la volontà di uno dei proprietari del campo di destinare ad altro uso il terreno di gioco. Sono attualmente 360 i bambini e i ragazzi che si allenano su questo campo. Il rischio è che il quartiere non possa più avere una propria area calcistica, in una zona a rischio cementificazione.
I membri del comitato di quartiere, al grido di “Giù le mani dal campo di Trigoria!!!”, stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica e in particolare le istituzioni, per un problema di non poco conto, che mette in risalto la costante problematica del verde pubblico e della incessante cementificazione di una città che continua ad estendersi oltre i suoi confini naturali e culturali.
La problematica dei campi di calcio giovanili, radicati nei quartieri delle città italiane, evidenzia un altro importante tema, che è quello della crisi del calcio italiano. La congiuntura economica continua a falcidiare il movimento calcistico nostrano che, sempre più a corto di risorse, è costretto a pescare all’estero trascurando i vivai e tralasciando quell’educazione calcistica rivolta ai più piccoli. Serve un programma di rinascita del calcio che passi per le periferie.
Il problema non si risolve acquistando stranieri già in tenera età, e nemmeno con l’integrazione degli immigrati, che può certo giovare dal punto di vista sociale e delle risorse immediate (vedi la Germania), ma non da quello dell’organizzazione. Il nostro risorgimento deve passare soprattutto dalla creazione di un rete calcistica che passi dai primi centri di aggregazione, e che sono necessariamente i nostri quartieri e i nostri paesi.
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