Categorie: Sociale e Handicap
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Lettera aperta dell’Associazione “Anagramma”

In difesa dei diritti dei disabili

"E’ vergognoso il silenzio discriminatorio nel quale l’azienda per l’edilizia popolare A.T.E.R. di Roma si è celata nonostante i nostri continui solleciti e comunicati". Queste le parole con cui il Presidente dell’Associazione di volontariato "Anagramma" Cristiano Ceccato ha aperto l’ultima di una lunga serie di lettere di reclamo verso l’increscioso comportamento dell’autorità competenti, riguardo la triste situazione che sta affliggendo gli abitanti portatori di handicap delle strutture edilizie residenziali.

L’Associazione "Anagramma" rappresenta ormai un punto di riferimento per tutti coloro che ogni giorno hanno a che fare con le conseguenze create dall’inserimento nel nostro territorio di vere e proprio trappole, che prendono il nome di "barriere architettoniche", raccogliendo le numerose denunce e gli accorati appelli dei cittadini con l’intento di creare un filo diretto con le autorità territoriali. Proprio con questo scopo lo scorso giugno è nato il primo sportello d’ascolto e d’informazione sul tema barriere architettoniche all’interno del IV municipio, grazie al sostegno del Presidente del IV Cristiano Bonelli.

Ceccato in alcuni passi tratti dalla lettera dichiara: " In un tratto di vita delicatissimo, visto i tempi, che costringe i diversamente abili all’emarginazione per i continui tagli da parte della Regione Lazio vogliamo dare un messaggio forte a tutte queste istituzioni che a tutto pensano tranne che rendere dignitosa la vita dei portatori di handicap. Chiediamo a gran voce spiegazioni alla governatrice Renata Polverini della Regione Lazio, al presidente dell’ater di Roma Luca Petrucci, al sindaco di Roma Gianni Alemanno quale siano le loro reali intenzioni. Eravamo fiduciosi e speranzosi in un vostro slancio di umanità nei confronti di una categoria di esseri umani che voi chiamate diversamente abili. Nulla, non avete fatto nulla, anche la super sponsorizzata Sveva Belviso doveva fare chissà cosa e invece si defila sempre e chiedere un’incontro con lei sembra chiedere l’immortalità al Dio. Ci chiediamo con quale diritto vi collocate tra gli inincontrabili. Stuole di assistenti e segretarie per non parlare dei famigerati uffici relazioni con il pubblico che non fanno altro che rendervi inarrivabili. Ma per voi è giusto così?…avete conoscienza di cosa vuol dire vivere come un diversamente abile?…i suoi bisogni, aspettative nella vita, dignità, rispetto, abbattimento delle barriere mentali che rendono la popolazione cieca?."

L’appello accorato del presidente dell’associazione si conclude con un grido di speranza, affermando che l’associazione non è intenzionata a mollare, ma combatterà sino alla fine per i diritti delle persone disabili troppo spesso ignorate dalle autorità e lasciate abbandonate in un mondo di sofferenza e solitudine.

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