Municipio XVIII- via Casal Selce, paesaggio e riflessioni

Percorrere in auto o in bicicletta la via congiungente l’Aurelia e la Boccea, Casal Selce, può essere una bellissima passeggiata, dipende da come la si percorre, da e per dove
di Franco Leggeri - 9 Aprile 2009

Percorrere in auto o in bicicletta la via congiungente l’Aurelia e la Boccea, Casal Selce, può essere una bellissima passeggiata, dipende da come la si percorre, da e per dove. Essa offre scorci di paesaggio campestre (ancora per poco?) e di Campagna Romana incontaminata ma, purtroppo, solo “a macchia di leopardo”.

Questa via verde e rurale, questo patrimonio irripetibile sta per essere sacrificato, irrimediabilmente, ad un “progresso edilizio” che forse poteva essere più armonico e meno distruttivo. Sto parlando delle cave di sabbia. E’ di questi giorni la notizia dell’apertura di un nuovo fronte di scavo, cava di sabbia, che inghiottirà ancora circa 20 ettari di campagna.

Quando parlo di terra, verde ecc. ho sempre presente quello che diceva un mio vecchio professore:

”La terra è un bene che Dio non crea più, è un bene irripetibile!”. Voglio subito mettere questa premessa per non apparire “contro”. So perfettamente che la parola “conservazione” è una parola scomoda, fa paura se la si interpreta in senso ideologico, ma si deve iniziare a parlare di “eredità culturale” di cui fanno parte, a pieno titolo, anche il paesaggio, il verde e la natura tutta.

Credo che non ci siano parole per legittimare questo degrado estetico del paesaggio, non voglio essere un conservatore, un creatore di musei, ma piacerebbe vedere una crescita armonica esteticamente compatibile con noi umani e, perché no, con i nostri animali, perché la natura non è solo dell’uomo, ma anche degli animali. Quanto ho riletto volentieri San Frascesco!

Per fortuna su via Casal Selce c’è vita rurale “ruspante”, attiva. Mi riferisco alle serre, agli ortolani, ai vivai, alle botteghe del verde, agli empori di una volta come quelli dei consorzi agrari, dove si prova ancora il gusto e il piacere di comprare le piantine dell’orto, parlare con altri acquirenti, scambiarsi opinioni ed esperienze, sentire e assaporare il profumo delle sementi e l’odore del verde rame, scoprire sulle rastrelliere vecchi attrezzi agricoli che si credevano non più in commercio ecc. Queste cose fanno parte della “cultura” del Cittadino di periferia non ancora urbanizzato ovvero non omologato.

A via Casal Selce si vive “una periferia compatibile” a misura d’uomo. Sì, è Roma, Roma periferica e contadina, se vogliamo ortolana e giardiniera, infatti c’è l’ortolano che vende i propri prodotti a margine del campo coltivato, “dal produttore al consumatore”. Vedendo questi campi mi viene di azzardare e parlare di architettura del paesaggio delle coltivazioni, le file di bietole, i pomodori “incannucciati”, i broccoletti, le rape ecc. disposti a dimora con superba maestria geometrica. Questa è una cultura compatibile : Uomo-Natura-Futuro-Conservazione.

Dimenticavo di raccontare una piccola emozione. A Casal Selce vi è, in una via laterale, a ridosso di un muro di cinta una pianta di rose bianche, la pianta ormai è in declino ma , vedendola, mi ha ricordato la poesia di Attilio Bertolucci:

Adotta Abitare A

La Rosa Bianca

Coglierò per te

l’ultima rosa del giardino,

la rosa bianca che fiorisce

nelle prime nebbie.

Le avide api l’hanno visitata

sino a ieri,

ma è ancora così dolce

che fa tremare.

E’ un ritratto di te a trent’anni,

un po’ smemorata, come tu sarai allora.


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