

Quello di ieri non resterà un caso isolato. Il Sindaco ha annunciato che questo è solo il primo di una serie di "stati generali" itineranti che toccheranno tutti i quadranti di Roma
Non è stato il solito comizio, ma un confronto serrato sulle “ferite” aperte della Capitale: dall’impossibilità di trovare luoghi di aggregazione pubblici alla giungla del mercato del lavoro, fino a un’inclusione sociale che troppo spesso resta solo sulla carta.
A Portonaccio, il tessuto giovanile ha parlato chiaro: non bastano i progetti calati dall’alto, serve un ruolo attivo nei processi decisionali che ridisegnano i quartieri.
L’incontro di ieri domenica 1 marzo, è stato l’occasione per tirare le somme della nuova piattaforma digitale lanciata lo scorso 9 febbraio al Brancaccio.
I numeri, a soli venti giorni dal debutto, parlano di una cittadinanza digitale in fermento:
5mila download dell’applicazione.
2mila proposte concrete inviate dai cittadini.
150 volontari già operativi per l’organizzazione interna.
4mila euro raccolti tramite micro-fundraising da oltre 100 donatori.
Quello di Portonaccio non resterà un caso isolato. Il Sindaco ha annunciato che questo è solo il primo di una serie di “stati generali” itineranti che toccheranno tutti i quadranti di Roma.
L’idea è quella di trasformare le segnalazioni che arrivano via smartphone in atti amministrativi, consolidando un canale di ascolto che sembra aver intercettato la voglia di partecipazione dei nati dopo il 2000.
«La sfida è integrare questi spunti nell’azione di governo quotidiana», hanno fatto sapere dallo staff del Sindaco, sottolineando come la partecipazione dal basso stia diventando il motore per le prossime scelte urbanistiche e sociali della Giunta.
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