

Sono in totale 45mila famiglie coinvolte solo nella Capitale, e 70mila in tutta la Regione
Nel Lazio ci sono 70mila famiglie che ogni giorno convivono con il dolore invisibile della sofferenza psichica. Di queste, 45mila sono solo a Roma.
Numeri pesanti, che raccontano una realtà sommersa, spesso ignorata, ma che parla di esistenze segnate dall’isolamento, dallo stigma e da un sistema che – nonostante le buone intenzioni – non riesce a garantire un diritto fondamentale: quello alla salute mentale.
È un grido d’allarme quello che arriva dalla Caritas di Roma, che lo scorso 30 maggio ha presentato un documento programmatico all’assessore regionale alle Politiche sociali, Massimiliano Maselli, chiedendo interventi concreti e immediati.
Il quadro emerso è desolante: strutture residenziali non adeguate, mancanza di spazi di ascolto, contenzione meccanica ancora utilizzata nei reparti psichiatrici e un sistema di cura che spesso finisce per escludere anziché includere.
“La salute mentale continua a essere trattata come una questione marginale, schiacciata tra la scarsità di risorse e una visione ancora troppo medicalizzata del disagio”, denuncia Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma e coordinatore dell’équipe che ha redatto il documento.
Ma l’appello non si ferma alla denuncia. Il documento propone una serie di azioni operative per rimettere al centro la persona e restituire dignità alle cure. Tra le proposte:
Unità di crisi senza coercizione, per superare pratiche lesive della libertà personale.
Formazione del personale sanitario su tecniche di de-escalation e gestione del conflitto.
Creazione di ambienti ospedalieri più umani e accoglienti.
Potenziamento dei Centri di salute mentale (CSM) e riduzione dei tempi di attesa.
Integrazione reale tra servizi sanitari e sociali, con percorsi su misura per ogni paziente.
Monitoraggio civico dei servizi, per garantire che siano orientati alla riabilitazione, non alla segregazione.
Un altro punto chiave riguarda l’inclusione della salute mentale nel Piano sociale regionale 2025-2027, con un approccio integrato che distingua chiaramente tra salute mentale e disabilità psichica, troppo spesso confuse.
Nel silenzio generale, a soffrire sono anche i più giovani, sempre più colpiti da disturbi del comportamento, ansia, depressione. Eppure, come sottolinea il documento, “il disagio mentale non può più essere lasciato ai margini del dibattito pubblico”.
Il messaggio della Caritas è chiaro: la salute mentale non è un lusso, ma un diritto che va garantito, protetto e costruito con politiche coraggiose, investimenti strutturali e ascolto delle persone.
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