“Sono un bambino, perché devo mangiare le verdure???”

Dottor Emanuele Fanella, Biologo nutrizionista - 2 Marzo 2020

Da poco tempo sto seguendo una ragazza di 26 anni che non ha mai mangiato verdure, né cotte né crude ad eccezione dei pomodori.
La ragazza, che chiamerò simpaticamente Cleopatra, presenta un’obesità di grado moderato e mi racconta di continui disturbi intestinali: sindrome del colon irritabile.
Sia l’obesità sia le “coliche” gli ho spiegato, sono il risultato di anni senza verdure e lei mi ha palesato la sua difficoltà nel mangiarle perché gli causano conati di vomito.
Molto probabilmente Cleopatra ha avuto da piccola dei traumi con il mondo delle verdure (es. costretta a mangiarle in modo coatto) poiché i bambini non amano le verdure…

… Ma perché le verdure non piacciono ai bambini?

Le verdure, alimento osannato in maniera unanime per i suoi pregi molteplici ma, colmo della sorte, fumo negli occhi per i bambini ed ennesimo cruccio per i genitori.

Le verdure non suscitano gli entusiasmi nei più piccoli. Per quale motivo?

Permettetemi di spezzare una lancia in favore dei bambini. Il rifiuto delle verdure non è una presa di posizione, un dispetto, un capriccio, un volere a tutti i costi qualcos’altro, ma solo una reazione istintiva (per i più piccoli) ed inconscia (per i più grandicelli) verso una categoria di alimenti che in queste fasi della vita presenta svantaggi in due ambiti: organolettico (cioè l’insieme delle sue caratteristiche fisiche e chimiche percepite dagli organi di senso) e nutrizionale (contenuto ed effetto dei nutrienti).

Occhio ai sensi!

I 5 sensi sono l’unica arma di giudizio che i bambini, soprattutto i più piccoli, hanno a disposizione per difendersi da ciò che all’esterno potrebbe essere per loro dannoso. Per questo motivo i due sensi più ancestrali, olfatto e gusto, sono sviluppatissimi e sensibilissimi.

Se è vero che il bambino tende a fidarsi di chi lo nutre, è ancor più vero che ha cieca fiducia nei suoi sensi primordiali.

Non solo, se nel primo anno di vita si può giocare sull’innata curiosità per la novità (neofilia) e, quindi, approfittare di questa per far provare al bebè quasi ogni cosa con la certezza che la assaggerà, dopo il primo anno interviene un impulso opposto: il sospetto verso novità (neofobia).

Al di là di considerazioni fisiologiche, parliamoci chiaro, la vista delle verdure non aiuta.
A parte i colori sgargianti, le verdure hanno spesso un aspetto bizzarro (cavolfiori), poco rassicurante e forme poco armoniche (enormi melanzane, patate con bubboni, ecc.).

Il tatto non ci viene incontro: la verdura non rimanda alcuna sensazione piacevole né al tocco (cotta tende ad essere molliccia, umida, fibrosa, cruda risulta dura e fredda), né in bocca (alcune verdure fibrose sono difficili da masticare e deglutire, sia crude che cotte).

Parliamo dell’odore. Cruda e cotta la verdura non ha un profumo stimolante: si va dall’insapore al non piacevole, con tutte le sfumature intermedie.

Il gusto? Scacco matto: dal neutro (poco stimolante) a toni troppo caratteristici (brassicacee, cipolle, aglio, carciofi…) o amari (erbe amare, zucchine poco fresche…). Il sapore amaro per il bambino è un segno di allarme. Quindi il nostro piccolo uomo è in parte scusato.

A riguardo dei bambini più grandicelli, è ovvio che il rifiuto delle verdure permane in forma cronica, ormai come un’abitudine.
Il giudizio negativo è assodato e difficile da modificare, tanto più che nel tempo il bambino ha avuto l’opportunità di assaggiare e gustare ben altre prelibatezze e sapori molto più decisi, che hanno reso le verdure ancor più insignificanti al confronto.

Le verdure contengono fibre. Se per l’adulto possono essere un vantaggio sotto molti punti di vista, per il bambino possono risultare fastidiose, anche in piccole quantità. In un intestino non ancora maturo, la presenza di fibra può provocare coliche e meteorismo. In bambini più grandicelli (e anche negli adulti), il contenuto in oligosaccaridi fermentescibili (fruttani e polioli) potrebbe analogamente causare dolore, fastidio e senso di gonfiore.
Il ridottissimo apporto calorico delle verdure, pregio per gli adulti, è invece un colpo basso per i bambini che necessitano di calorie in surplus (per il mantenimento delle normali funzioni fisiologiche e per l’accrescimento).
Gli alimenti più calorici sono riconosciuti come quelli sazianti, di solito sono più palatabili (per il contenuto di grassi) o più dolci.

Perché dunque un bambino che necessita di cibo ricco di nutrienti dovrebbe scegliere un alimento dalla forma strampalata, la consistenza similgelatinosa, ipocalorico, scialbo, dal sapore discutibile che ricorda un’ancestrale intossicazione?
La preferenza va alla frutta, dolce calorica profumata, poco fibrosa palatabile e confortante.

Siamo indulgenti dunque con i pargoli, ma non arrendevoli.
Prima di decretare il rifiuto assoluto di una o più verdure, dobbiamo testarle almeno 8-10 volte cercando di modificarne la preparazione.
Inoltre, teniamo sempre presente che i bambini sono dei grandi imitatori, sono estremamente condizionati nelle scelte dai comportamenti dei genitori.

Dopo un mese Cleopatra è tornata nel mio studio per la visita di controllo.
Cleopatra, seguendo una strategia alimentare mirata, ha mangiato diverse verdure sia cotte che crude!
I risultati si sono subito palesati con una buona perdita di peso, con una notevole riduzione del giro vita-fianchi-coscia e con un’apprezzabile miglioramento nella sindrome del colon irritabile.

Per approfondimento: 

https://www.materdomini.it/news

https://www.facebook.com/BONUMVITAENUTRIZIONE


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