Stranezze di città, “Una cucina di Comunità” nelle mura accoglienti di via Roberto Lepetit 86

Un “Centro Anziani” e un “Centro Culturale” non sono luoghi dove si va per passare il tempo, ma dove si va per vivere il tempo

“Devi amare quello che fai. / Ogni dolce ha la sua storia: / la persona per cui lo prepari, / i sentimenti che provi mentre lo prepari…  / ogni cosa entra nelle mani e mentre impasti pensi con le mani, / ami con le mani e crei con le mani.”  (dal romanzo ”Cose che nessuno sa” di Alessandro D’Avenia)

Per i curiosi come me, una sintesi: il modo in cui facciamo le cose riflette il modo in cui viviamo e amiamo. La vera arte non è mai disgiunta dal cuore di chi la compie.

Oggi non siamo a pranzo nel centro di Roma, dove i residui sampietrini raccontano storie millenarie e i clacson suonano frenetici, tuttavia non siamo lontani dal tram che collega il centro città alla periferia. Oggi siamo nell’angolo alto del parco di Tor Tre Teste dove c’’è bellezza e panorama, in un luogo speciale che è la casa del “Tempo Ritrovato”. 

Per la precisione siamo a pranzo nel “Centro Anziani Lepetit” in via Roberto Lepetit 86, che nella quotidianità condivide i locali con  il “Centro Culturale Lepetit”.

Via Lepetit è una strada a senso unico e in leggera discesa, al civico 86 , quasi di fronte al retro della chiesa di San Tommaso d’Aquino, ci sono quelle  mura accoglienti che hanno visto passare inverni e primavere, ma hanno anche ricevuto l’ombra dei grandi palazzi in piena vista. Tutti i giorni la porta d’ingresso e le vetrate si aprono ed  entra la luce del sole e, soprattutto, la luce dei sorrisi.

La sala principale del “Centro Anziani”, dove siamo stati ospitati, è un vasto salone dove ogni sedia non è solo un posto a sedere ma un sedile pronto ad accogliere storie, risate, e a volte anche una lacrima asciugata in fretta.

I tavolini da gioco non sono dei semplice tavoli, sono il campo di battaglia dove si sfidano i cavalieri e le dame del Buraco, in cui la posta in gioco è sempre e solo il buonumore.

Gli anziani che lo frequentano non sono semplici ospiti, sono i suoi abitanti.Ognuno porta con sé ricordi, esperienza e una saggezza che non si impara sui libri.

C’è il signor Mario, che con la sua voce profonda può trasformare una semplice gita in un’impresa eroica e una ricetta di famiglia in un incantesimo gastronomico.

C’è la signora Anna, che con un semplice tocco sulla spalla e un bicchiere d’acqua sa curare ogni malinconia, più velocemente di qualsiasi tisana.

Nel “Centro Anziani non si è mai soli. Le sedie non sono mai vuote, perchè gli anziani aspettano solo di incontrarsi per stringere un patto di compagnia che dura fino al tramonto.

È la magia quotidiana di un tempo che rallenta. È la magia di riscoprire di essere utili, di poter insegnare, consigliare, e soprattutto ridere a crepapelle per una battuta banale.

Oggi siamo ospiti del “Centro Anziani Lepetit” per il sesto incontro con “Una Cucina di Comunità” che unisce il piacere della buona tavola con il valore della solidarietà.

Il gusto ci ha preso per mano e abbiamo viaggiato con l’Associazione APS SinergicaMente, da sempre impegnata nella promozione della cucina multietnica.

Siamo ospiti in un luogo dove l’accoglienza è già pratica quotidiana e il pranzo, con ingresso gratuito, ha dato ai circa 130 commensali l’opportunità di scoprire sapori da ogni angolo del mondo e di sedersi alla stessa tavola con persone nuove. 

Oggi in cucina un team composto dagli chef Simona Pambianchi e Gaetano Costa, accompagnati dagli ex allievi dei percorsi formativi promossi dall’APS SinergicaMente,  ha preparato per noi: 

Carpacccio di picanh 

La picanh marinata, con rucola e parmigiano, è una carne molto diffusa in America Latina, dove è considerata la regina della tavola. Questo pregiato taglio proviene dallo scamone, una porzione triangolare di carne bovina la cui punta risulta tenera e succulente. La qualità della picanh è strettamente legata alla razza bovina Angus, allevata al pascolo e nutrita esclusivamente con erba. Il carpaccio è stato accompagnato da rucola e scaglie di parmigiano. 

Lasagne alla emiliana  

Se ne parlava giâ dai tenpi dei romani. Sfoglie rettangolari di un impasto di farina di grano, cotte al forno e farcite con carne. ll formaggio comparve nel XIV secolo su una pasta lessata e non ancora all’uovo.

Nel 1881, nel ricettario “Il Principe dei Cuochi”, fu introdotto per la prima volta il pomodoro, ma soltanto nel 1863, con il “libro della cucina del sec. XIV”, fu lanciato l’uso  delle lasagne a strati, rendendo la lasagna uno dei piatti italiani di successo nel mondo

Gateau di patate con prosciutto cotto e mozzarella  

Il gateau di patate è uno sformato tipico della tradizione campana che si prepara con patate, uova, formaggi e prosciutto cotto. Secondo la tradizione, il gateau venne preparato per la prima volta nel 1768, in occasione del matrimonio tra l’arciduchessa Maria Carolina d’Asburgo e Ferdinando IV di Borbone.

La futura regina di Napoli fece chiamare per il banchetto di nozze dei cuochi dalla Francia: i cosiddetti monsieurs ,”monzu’ in dialetto napoletano, ai quali affidò il servizio di cucina, furono proprio questi cuochi a proporre agli ospiti un tortino di patate, creato appositamente per il banchetto reale. 

E per finire …Dolce al cioccolato.


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