

Una volta a bottega l’allievo andava gratuitamente ad imparare il mestiere e naturalmente il ragazzo praticante non veniva pagato in quanto appunto era lì per imparare...
Il 2 Aprile 2022 il nostro giornale ha pubblicato l’articolo “A Bottega, le botteghe storiche aprono alle nuove generazioni. Giovani e Antichi Mestieri a Roma dal 4 aprile.”
https://abitarearoma.it/a-bottega-le-botteghe-storiche-aprono-alle-nuove-generazioni/
Io ho chiesto un parere alla nostra Patrizia Artemisio che sulle Botteghe storiche sta conducendo da tempo un’indagine intervistando personaggi rilevanti titolari e gestori di Botteghe storiche ed ecco cosa mi ha risposto:
“Sul tema ho parlato con Claudio Franchi, l’orafo intervistato (https://abitarearoma.it/a-spasso-per-roma-franchi-argentieri-orafo-papa/) che diceva, sul ritorno degli allievi in bottega, servisse un miracolo. In tal senso, Claudio Franchi ha aggiunto che seppure sia encomiabile il tentativo di costruire corsi di formazione, otto mesi sono un tempo troppo breve per formare un artigiano nella complessa acquisizione degli aspetti sia materiali sia immateriali che caratterizzano i Mestieri d’Arte. La manualità colta, che è l’abilità tutta italiana cui dobbiamo l’invenzione del Made in Italy, prevede l’acquisizione prima e allenamento costante poi, di almeno 60/70 specialità di sofisticata tecnologia manuale nelle Arti Orafe, l’acquisizione di conoscenze storico artistiche, letterarie, di anatomia artistica, di fisica e chimica, di disegno dal vero e di tecnologia digitale per la costruzione di prototipi, nozioni di design e marketing. Claudio lì per lì ha chiuso il discorso così: “Ora vorrei chiedere a chi pensa di produrre un corso di otto mesi, se ritiene che in un tempo così compresso si possa contemplare quanto ho appena descritto.” Va detto che Claudio e Roberto Franchi sono entrati in bottega a 15 anni (cominciarono nei pomeriggi dopo la scuola) ed è sempre frequentando la bottega che si sono laureati poi in storia dell’arte. Il padre a sua volta apprese il mestiere andando a bottega dagli orafi Vitali ad appena 10 anni e solo intorno ai 20 poteva vantare di conoscere i segreti del mestiere. Per completezza riporto direttamente le parole di Claudio sulle conseguenze e l’alternativa a quelli che lui chiama “corsifici”.
“Il rischio di questo genere di iniziative è quello di illudere un giovane che in pochi mesi possa ritenersi abile a definirsi un artigiano autonomo, con tutti i rischi che ne conseguono, ovvero mettersi in proprio con sacrifici enormi e poi doversi arrendere di fronte all’ineludibile difficoltà delle esigenze di un mercato che non fa sconti. Se le botteghe tornassero ad essere luoghi di cultura e non meramente di lavoro, il trasferimento da Maestro ad allievo tornerebbe ad essere una libera scelta e non un’imposizione contrattuale, con un valore aggiunto non da poco che sarebbe la decisione di dedicare il tempo opportuno e necessario all’acquisizione di valori di conoscenza non standardizzabili da leggi inadeguate.”
Che fare allora? Questo è il problema sul quale ci dovrebbe essere più attenzione e sul quale servirebbero risposte più efficaci, ad esempio, di certe esperienze di scuola-lavoro.
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