

Un’operazione a maglie strette della Polizia di Stato svela la mappa del degrado e dell'illegalità tra i campi di via Salviati, Gordiani e Candoni e i quartieri Prenestino e San Basilio: oltre 600 identificati, 9 arresti e tonnellate di rifiuti stoccati
È scattata alle prime luci dell’alba un’imponente offensiva ad alto impatto coordinata dal quartier generale di via San Vitale, che ha visto le forze dell’ordine fare irruzione simultanea nelle baraccopoli capitoline di via Salviati, via Gordiani e via Candoni.
Un dispositivo corazzato e capillare, concepito per saturare le aree critiche e recidere i legami tra microcriminalità, spaccio di strada e degrado stanziale.
Sul campo è sceso un contingente interforze di rilievo: gli equipaggi dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, i Commissariati di zona, le aliquote del Reparto Mobile, i tecnici della Polizia Scientifica e il personale dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, affiancati dal concorso operativo della Polizia Locale di Roma Capitale.
Le direttive impartite dalla regia di Via San Vitale non hanno lasciato spazio a zone d’ombra: perquisizioni a strascico per rintracciare refurtiva, identificazione minuziosa dei residenti, verifiche sui veicoli ed eradicazione dei cumuli di scarti stoccati abusivamente.
I numeri della retata restituiscono la fotografia di un perimetro urbano fuori controllo: 621 persone identificate e 150 veicoli passati al setaccio tra quelli parcheggiati all’interno degli insediamenti e nelle aree sosta limitrofe, con 14 sanzioni scattate per omessa revisione.
Durante i controlli all’interno delle strutture abitative di via Salviati, gli agenti si sono trovati di fronte a una scoperta singolare: un’imponente katana giapponese di 98 centimetri complessivi, con una lama affilata di ben 70 centimetri. L’arma è stata posta sotto sequestro penale, mentre l’uomo che la deteneva è stato deferito a piede libero alla Magistratura per detenzione abusiva di armi.
Parallelamente, le verifiche anagrafiche hanno portato al rintraccio di un cittadino di origini bosniache privo di documenti e già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati contro il patrimonio.
Accertata la sua posizione di irregolarità sul territorio nazionale presso l’Ufficio Immigrazione della Questura, nei suoi confronti sono scattate le procedure d’espulsione immediata con il trasferimento coatto al CPR di Ponte Galeria.
L’azione di contenimento non si è fermata ai reticolati delle baraccopoli. Attraverso un pattugliamento ad ampio raggio, gli equipaggi della Polizia hanno cinturato i principali assi viari dei quartieri limitrofi, focalizzando le perquisizioni nelle roccaforti dello spaccio al Prenestino e a San Basilio.
Il quadro emerso descrive un’attività di spaccio estremamente dinamica e adattabile: i pusher sfrecciavano tra le palazzine d’edilizia popolare a bordo di auto e monopattini elettrici, nascondendo le dosi in anfratti insospettabili del tessuto urbano.
Le scatole a tenuta magnetica ancorate all’arredo stradale, i pacchetti di sigarette modificati e le intercapedini dei pali dell’illuminazione pubblica venivano usati come depositi d’emergenza per la merce.
L’operazione si è conclusa con l’arresto di 9 soggetti (8 nel quartiere Prenestino e uno a San Basilio), accusati a vario titolo di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e violazione del divieto di avvicinamento.
Complessivamente sono stati sequestrati circa 80 grammi di stupefacente (tra cocaina ed hashish) unitamente a oltre 3.500 euro in contanti, ritenuti provento diretto dell’attività di spaccio.
Oltre al profilo repressivo e giudiziario, l’operazione ha affrontato il nodo strutturale del degrado ambientale. Grazie all’intervento dei mezzi d’opera dell’AMA, le forze dell’ordine hanno presieduto alla rimozione e allo smaltimento di ben tre tonnellate di materiale di risulta, scarti derivanti perlopiù da attività di accattonaggio e stoccaggio illecito condotte dagli occupanti dei campi.
Come sottolineato dai vertici della Questura, gli interventi odierni si inseriscono all’interno di una strategia di prevenzione a lungo termine.
Un piano integrato che vede la sinergia tra la Polizia di Stato, il Comune di Roma Capitale, la Polizia Locale e la Sala Operativa Sociale per il superamento e la riqualificazione infrastrutturale delle baraccopoli capitoline — un percorso già completato nel campo di via Candoni e in fase di attuazione per quello di via Salviati.
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Ennesimo bliz della polizia nei campi rom della capitale dove viene trovato di tutto, droga, armi, refurtiva, qualche rom fermato (che i goudici rimetteranno presto in libertà) ma poi tutto resta come prima, con la scusa dei bambini presenti, anche se sappiamo tutti che questi campi sono bombe sociali che vanno avanti da decenni. Anche perché ormai anche numerosi rom nati in Italia votano.