Buongiorno, mi fa un caffè

Stando agli studi depidemiologici, consumare dalle 2 alle 4 tazzine di caffè al giorno ridurrebbe il rischio di mortalità
Dott. Emanuele Fanella, Biologo Nutrizionista - 1 Aprile 2019

pianta caffèLa pianta del caffè (famiglia Rubiaceae) vegeta nelle regioni tropicali, tra i 600 e i 2000 metri di altezza.
Si conoscono un centinaio di specie diverse di caffè, ma quelle più utilizzate per la produzione commerciale sono l’arabica (Coffea arabica), che, come dice il nome, è originaria dell’Arabia e la robusta (Coffea canephora varietà robusta), diffusa in Africa e in Asia, da cui vengono prodotti rispettivamente i due terzi e un terzo della produzione mondiale.

La specie arabica risulta più ricca di aroma, mentre la varietà robusta conferisce più forza e tono al gusto.

Dalle bacche della pianta si estraggono i “chicchi” (semi) che vengono sottoposti a varie operazioni di trasformazione, fino alla torrefazione (tostatura).
Il chicco del caffè, una volta torrefatto, contiene oltre 800 composti volatili dei quali 60-80 contribuiscono alla formazione dell’aroma.

In questo lavoro presentiamo i principali risultati acquisiti dalla ricerca scientifica sul rapporto tra il consumo di caffè e la salute.

Caffè benefici

Chicchi caffèIl caffè contiene più di mille componenti diversi, non tutti ancora conosciuti: il più studiato è sicuramente la caffeina, che costituisce circa l’1,3-2,4% del peso secco del seme a seconda del tipo di varietà considerata.
Sono anche presenti, in quantità minime, alcaloidi purinici, minerali (potassio, magnesio, calcio), vitamine (soprattutto la niacina: una tazza da 240 ml di caffè americano può fornire il 5-10% del fabbisogno quotidiano di questa vitamina), lipidi, proteine, carboidrati, cellulosa e molti altri composti fitochimici.

Si ritiene che un consumo di 3-4 tazzine al giorno, pari a circa 300-400 mg di caffeina totale, non provochi problemi alla maggior parte delle persone adulte, escludendo il periodo della gravidanza.
Dosaggi superiori, invece, possono provocare ansietà, nervosismo, nausea.
È bene dire, però, che esiste un’ampia variabilità, tra le persone, delle “reazioni” soggettive alla caffeina, per cui questi valori sono tutt’al più orientativi.

Stando agli studi di tipo epidemiologico, il consumo di caffè sembra inversamente correlato al rischio di mortalità, che sembra ridursi al minimo per le persone che consumano regolarmente da due a quattro tazzine al giorno.

Gli effetti principali sono dovuti alla caffeina, che agisce in particolare sulla pressione arteriosa, la rigidità delle arterie e la vasodilatazione dell’endotelio (tessuto costituito da cellule appiattite, che riveste l’interno dei vasi sanguigni e linfatici e del cuore).
C’è da dire, comunque, che se la caffeina è ingerita attraverso il caffè, con un consumo regolare e quotidiano, l’effetto sulla pressione sia più modesto, oltre a essere accompagnato dallo sviluppo di una condizione di “tolleranza” alla caffeina; in altre parole, l’organismo si “abitua” a questa sostanza, rispondendo meno alla sua azione stimolante.
Inoltre, le altre sostanze contenute nel caffè (es. gli acidi clorogenici) potrebbero avere effetti benefici a lungo termine su alcuni fattori di rischio coronarico, migliorando la funzionalità endoteliale.

Complessivamente, quindi, gli studi disponibili al momento ci dicono che un consumo moderato di caffè aiuta a diminuire il rischio di problemi cardiovascolari.

Per approfondimento:

  • Bertini I, Giampietro M, Lugli A. Alimenti ed erbe per la salute e il benessere. Il Pensiero Scientifico Editore, 2011.
  • https://www.facebook.com/BONUMVITAENUTRIZIONE

Dott. Emanuele Fanella, Biologo Nutrizionista


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