Cachi: Dolcezza, carotenoidi e tannini in un frutto autunnale ricco di colore

Un frutto morbido e zuccherino, in cui fibre, carotenoidi e polifenoli contribuiscono al profilo nutrizionale e alla protezione antiossidante

Il cachi, o kaki, è il frutto di Diospyros kaki, una specie originaria dell’Asia orientale oggi coltivata anche in Europa e nel bacino mediterraneo. È riconoscibile per il colore arancio intenso, la consistenza morbida e il sapore molto dolce, che diventa più gradevole quando il frutto raggiunge la giusta maturazione. Esistono cultivar astringenti e non astringenti. Le prime, se consumate troppo presto, lasciano una sensazione ruvida e asciutta in bocca per la presenza di tannini solubili. Con la maturazione o con specifici trattamenti di deastringenza, questi tannini diventano meno percepibili e il frutto acquista la tipica dolcezza vellutata.

Dal punto di vista nutrizionale, il cachi è un frutto ricco di acqua ma anche di zuccheri naturali. Rispetto ad altri frutti meno dolci, apporta più energia per porzione; per questo è utile consumarlo in quantità adeguate, soprattutto quando è molto maturo o essiccato.

Accanto agli zuccheri, il cachi fornisce fibre, potassio e altri minerali, oltre a vitamina C e composti associati al colore arancione. La fibra contribuisce alla regolarità intestinale e modula la risposta glicemica del pasto, mentre i minerali partecipano al normale equilibrio idrico e alla funzione muscolare.

L’essiccazione concentra zuccheri, fibre e composti bioattivi, ma riduce l’acqua. Il cachi essiccato è quindi un alimento più denso e va considerato diversamente dal frutto fresco: può essere una buona alternativa dolce, ma in porzioni più contenute.

Il colore arancio del cachi è legato ai carotenoidi, tra cui beta-carotene, beta-criptoxantina, luteina, zeaxantina e licopene, con differenze tra cultivar. Alcuni di questi composti sono collegati al metabolismo della vitamina A e alla protezione antiossidante.

Un ruolo importante è svolto anche dai polifenoli. I tannini, soprattutto nelle cultivar astringenti, appartengono a questa grande famiglia di molecole vegetali. Possono contribuire alla capacità antiossidante del frutto, ma sono anche responsabili dell’astringenza quando sono ancora solubili.

Nel cachi sono stati descritti anche acidi fenolici, flavonoidi, catechine e proantocianidine. La loro presenza spiega l’interesse verso il frutto come alimento funzionale, pur senza attribuirgli effetti curativi diretti.

Gli studi sul cachi collegano la sua composizione a possibili effetti antiossidanti, antinfiammatori e metabolici. Questi effetti sono attribuiti soprattutto alla combinazione di fibre, carotenoidi, tannini e altri polifenoli. Tuttavia, la ricerca suggerisce prudenza: gli estratti concentrati non sono equivalenti al consumo del frutto intero.

Il cachi si presta a molte trasformazioni: frutto fresco, polpa, puree, dessert, prodotti essiccati e ingredienti per alimenti funzionali. Anche bucce e parti non edibili sono oggi considerate per la valorizzazione di composti fenolici e fibre, in un’ottica di riduzione degli sprechi.

La ricetta: Macedonia autunnale di cachi, pere, uva e melagrana

Ingredienti

2 cachi maturi ma sodi
2 pere
150 g di uva bianca
1 melagrana
1 mela
1 arancia
succo di 1/2 limone
1 cucchiaio di miele
qualche foglia di menta
1 cucchiaio di succo d’arancia
facoltativo: 30 g di noci o mandorle tostate
Dosi per quattro persone

Procedimento

I cachi, le pere e la mela vengono tagliati a cubetti regolari. Gli acini d’uva vengono divisi a metà, mentre la melagrana viene sgranata con cura. L’arancia viene pelata a vivo e tagliata a piccoli pezzi, raccogliendo anche il succo che si libera durante l’operazione.

A parte si prepara il condimento, mescolando il succo di limone con il succo d’arancia e il miele, fino a ottenere un’emulsione semplice e profumata.

Tutta la frutta viene quindi riunita in una ciotola e condita delicatamente, facendo attenzione a non schiacciare i pezzi più morbidi.

La macedonia viene lasciata riposare in frigorifero per circa 20-30 minuti, in modo che i sapori si amalgamino.

Al momento del servizio può essere completata con qualche fogliolina di menta fresca e, a piacere, con noci o mandorle tostate.

Chef Nausica Ronca

Bibliografia utilizzata

– Food Research International 44 (2011) 1752-1767. https://doi.org/10.1016/j.foodres.2011.01.036
– EXCLI Journal 14 (2015) 542-561. https://doi.org/10.17179/excli2015-159
– Nutrients 13 (2021) 3283. https://doi.org/10.3390/nu13093283
– Food Chemistry Advances 3 (2023) 100431. https://doi.org/10.1016/j.focha.2023.100431

♦ Questo articolo fa parte della rubrica “Le tre C della Salute: Cibo, Chimica, Cucina”, un viaggio tra scienza e sapori della cucina mediterranea, a cura del Prof. Stefano Cinti.

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