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Case popolari Ater, il paradosso dei cantieri fantasma: fondi non spesi e ascensori che restano un miraggio

Dalle periferie del Laurentino 38 a Tor Sapienza, passando per Quarticciolo e Torre Gaia, il filo rosso è uno solo: attese infinite e condizioni abitative spesso critiche

C’è un patrimonio di risorse già stanziate che, invece di trasformarsi in cantieri e riqualificazione, resta intrappolato nei meccanismi lenti della macchina amministrativa. È la fotografia delle case popolari gestite dall’Ater a Roma: progetti pronti, fondi disponibili, ma interventi che faticano a partire.

Dalle periferie del Laurentino 38 a Tor Sapienza, passando per Quarticciolo e Torre Gaia, il filo rosso è uno solo: attese infinite e condizioni abitative spesso critiche.

Il tema è tornato al centro del confronto politico durante una recente Commissione Trasparenza, riaccendendo lo scontro tra maggioranza e opposizione regionale. Sul tavolo, una domanda che pesa come un macigno: perché, nonostante i finanziamenti, tanti interventi restano bloccati?

Ascensori fantasma e fondi inutilizzati

Tra i casi più emblematici c’è quello legato all’abbattimento delle barriere architettoniche. Una delibera del 2021 aveva messo a disposizione 5 milioni di euro per installare 28 impianti tra ascensori e servoscala in quartieri come il Tufello, San Basilio, Garbatella e Primavalle.

Eppure, a distanza di anni, quei lavori non sono mai partiti. Il risultato è che per molti residenti, soprattutto anziani o con difficoltà motorie, salire e scendere le scale continua a essere un ostacolo quotidiano, spesso insormontabile. In alcuni casi, vivere ai piani alti significa di fatto restare isolati.

Progetti lumaca: anni per arrivare ai cantieri

Non va meglio sul fronte delle altre opere. A Casale Caletto, un finanziamento approvato nel 2022 ha visto il progetto esecutivo completato solo nel 2026: quattro anni per passare dalla programmazione alla fase operativa.

A Tor Sapienza, in viale Giorgio Morandi, la vicenda si è trasformata in un caso politico: annunci di avvio lavori e accuse reciproche si sono susseguiti, mentre solo di recente è stata avviata la procedura per affidare gli interventi.

Ancora più complessa la situazione del Laurentino 38, dove un piano da 7 milioni di euro per riqualificare i cosiddetti “ponti” è rimasto impantanato tra passaggi burocratici, cambi di responsabili e problemi operativi.

Manutenzione ridotta al minimo

Sul banco degli imputati finisce anche la gestione ordinaria. Secondo le critiche dell’opposizione, da tempo manca un appalto strutturato per la manutenzione, con conseguenze evidenti su un patrimonio che conta circa 48 mila alloggi.

In molti casi si interviene solo in emergenza: quando cede un cornicione o si rompe una tubatura. Tutto il resto – dall’efficientamento energetico alla riqualificazione degli spazi comuni – resta in sospeso, alimentando il senso di abbandono tra gli inquilini.

Valeriani (Pd): “Da Ater spiegazioni di comodo”

“Su questi mancati interventi sono state fornite solo spiegazioni di comodo commenta Valeriani -, mentre la realtà è che l’azienda non è più in grado di svolgere la sua funzione. Una difficoltà palesata anche dall’assenza del commissario straordinario di Ater Roma (Orazio Campo, ndr), che sebbene convocato non ha ritenuto importante esserci e ha lasciato un dirigente (Marco Marsilio, ndr) a giustificare tre anni e mezzo di blocco totale, nonostante l’impegno che l’assessore regionale Ciacciarelli ha mostrato nel reperimento di ulteriori risorse in questi anni”.

Infine, l’ex assessore punta il dito contro l’appalto di manutenzione straordinaria e ordinaria: “Non viene rinnovato dal 2023, lasciando un patrimonio di 48mila alloggi su Roma in mano alla sola copertura del pronto intervento” ricorda Valeriani.

Una partita ancora aperta

Il quadro che emerge è quello di una macchina amministrativa in affanno, incapace di trasformare risorse e progetti in interventi concreti. Intanto, nelle periferie, il tempo continua a scorrere senza cambiamenti tangibili.

E mentre il confronto politico prosegue tra accuse e rimpalli di responsabilità, per migliaia di famiglie la realtà quotidiana resta la stessa: vivere in case che aspettano da anni una manutenzione promessa ma mai arrivata.

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