

Oltre la metà dei rilievi colpisce i comuni della provincia. Maglia nera a Lombardia e Lazio
Un calo puramente aritmetico che rischia di trasformarsi nell’ennesima ottusità statistica.
I dati ufficiali pubblicati dal Ministero dell’Interno sul bilancio degli sfratti nel 2025 raccontano l’immagine di un Paese che continua a fare i conti con un’emergenza abitativa strutturale e profonda, dove la fine dei bonus ed il carovita travolgono migliaia di famiglie.
Nel corso del 2025 sono stati emessi in Italia 37.122 provvedimenti esecutivi di rilascio di immobili ad uso residenziale, registrando una contrazione del 7,56% rispetto all’anno precedente.
Ma se la politica prova a derubricare la questione a fenomeno in ridimensionamento, i registri delle cancellerie e degli ufficiali giudiziari dicono esattamente l’opposto: le richieste di esecuzione forzata presentate hanno toccato quota 61.856, con ben 18.292 sfratti eseguiti coattivamente con l’intervento della forza pubblica. In media, oltre 50 famiglie al giorno scortate fuori di casa dalle forze dell’ordine.
Analizzando la natura delle ordinanze, a fare da volano primario alla crisi resta la morosità incolpevole. Non la scadenza contrattuale, ma l’impossibilità materiale di pagare il canone di locazione: ben 26.632 provvedimenti — pari ad oltre il 71% del totale nazionale — scaturiscono dal mancato pagamento del canone (11.795 nei capoluoghi e 14.837 nei restanti comuni).
La “finita locazione” si attesta invece a 8.415 casi complessivi, ridimensionando la narrazione di un ipotetico boom di licenziamenti per finita scadenza.
A cadere è anche il luogo comune secondo cui la bomba abitativa esploderebbe unicamente nelle grandi metropoli. Dei 37.122 provvedimenti nazionali, 17.037 riguardano i capoluoghi di provincia (il 45,89%).
Ciò significa che la maggioranza schiacciante degli sfratti — oltre il 54% — devasta la fascia dei comuni di provincia e dell’hinterland, dove il rapporto tra redditi reali, costi della vita e carenza di edilizia residenziale pubblica picchia duro lontano dai riflettori delle grandi giunte comunali.
La mappa regionale stilata dal Ministero dell’Interno conferma la spaccatura del Paese:
Lombardia: si conferma al primo posto per stangate abitative con 6.128 sfratti emessi, pur segnando una flessione del 6,78% rispetto al 2024;
Lazio: segue a ruota con 5.693 provvedimenti (-6,69%), zavorrato dalla pressione del mercato immobiliare della Capitale e dei comuni della cintura romana;
Campania: registra 3.649 ordinanze, archiviando una contrazione più netta (-20,59%);
Piemonte e Puglia: il Piemonte contabilizza 3.574 provvedimenti (-11,93%), mentre la Puglia si attesta a 2.660, rimanendo sostanzialmente immobile rispetto all’anno precedente (-0,45%).
In coda alla graduatoria figurano invece le regioni con volumi di locazione ridotti: Basilicata (105), Molise (114), Calabria (181) e Valle d’Aosta (64).
Cifre che tuttavia testimoniano come la tenuta sociale del ceto medio-basso continui a scricchiolare su tutto il territorio nazionale.
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