

Il 25 maggio oltre 10 mila lavoratori in corteo ai Fori Imperiali
Mercoledi 25 maggio, di fronte l’Arco di Costantino, si è svolta una giornata che ha visto unitariamente affermarsi le maggiori confederazioni sindacali CIGL, CISL e UIL ed i loro rappresentanti territoriali. I tantissimi lavoratori, migranti, precari della pubblica amministrazione laziale e del privato accreditato, hanno dato voce al dissenso e alla protesta per il mancato rinnovo del contratto dei lavoratori, fermo dal 2009.
Dopo le varie manifestazioni succedutesi nel territorio nazionale, il 25 maggio si è rivelato un vero sciopero generale, una giornata di lotta riuscita e conclusa con successo di partecipazione di oltre 10 mila lavoratori laziali di tutti i comparti e settori della pubblica amministrazione.
I numerosi rappresentanti dei lavoratori che hanno preso parola dal palco hanno sottolineato che la priorità del rinnovo contrattuale, fermo da circa un decennio, è fondamentale per il riconoscimento della professionalità dei lavoratori che erogano servizi essenziali alla cittadinanza, in contesti lavorativi la cui età media ha superato i 50 anni, il cui capitale umano non viene adeguatamente rinnovato per le note difficoltà politiche di autorizzare nuove assunzioni.
Una giornata che è caduta all’interno di una lunga fase politica di pesante attacco al mondo del lavoro, sia pubblico che privato, che ha ristretto gli spazi di democrazia e di partecipazione attiva nei posti di lavoro, spesso con la connivenza e compartecipazione delle maggiori organizzazioni datoriali.
“C’è stata un’adesione altissima. Siamo almeno 10.000 qui, a rappresentare oltre 200.000 lavoratori nel Lazio – ha affermato il segretario generale della Cisl Fp Roma e Lazio Roberto Chierchia – Da 7 anni gli stipendi sono bloccati per il pubblico, da 10 per il privato. Oggi è la giornata dedicata ai pubblici dipendenti che garantiscono i servizi di prossimità: sanità, enti locali, funzioni centrali, protezione civile, vigili del fuoco”, ha aggiunto, spiegando che “tutti i servizi pubblici erogati nel Lazio sono a singhiozzo: servizi amministrativi, scuole, sanità, Inps. Sono garantiti solo i servizi minimi essenziali”.
Per il sindacalista “sono servizi che servono ai cittadini quotidianamente ma che da 7 anni il Governo non vuole riorganizzare, bloccando un contratto di lavoro che non significa solo un giusto riconoscimento salariale, ma anche assunzioni, digitalizzazione e innovazione, perché abbiamo l’età media dei dipendenti pubblici più alta d’Europa, sopra i 50 anni”.
“Tutte questioni – ha concluso Chierchia – che il governo centrale e quello regionale, Zingaretti in testa, che non ha risposto al nostro appello e oggi non è qui, non intendono prendere in considerazione”.
Questa giornata è stata un esempio di democrazia e di protagonismo dei lavoratori, con l’auspicio che forti del risultato di questa giornata e delle varie iniziative a livello nazionale messe in campo dalle organizzazioni sindacali, l’esecutivo e le parti sociali riaprano un tavolo sui processi negoziali di contrattazione nazionale e decentrata, affinché vengano seriamente affrontati i temi cruciali della competitività e della produttività della pubblica amministrazione, ovvero della necessaria stabilizzazione dei precari a fronte del progressivo invecchiamento del capitale umano, e della necessità di innovare i modelli organizzativi e le nuove pratiche di lavoro, tematiche ormai ineludibili al processo di sostenibilità del paese.
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