Municipi:

Emergenza casa, scatta il piano sugli immobili Inps: mille alloggi per l’edilizia pubblica. Ma a Roma è già scontro sui ritardi

I sindacati di base attaccano il Campidoglio: "Bandi fermi e sfratti a rischio ripartenza". Convocata un'assemblea pubblica

Un miliardo di euro di mattoni per tentare di dare una risposta strutturale alla crisi abitativa che stringe alla gola le grandi città italiane. È questa la filosofia alla base del capitolo “Inps” inserito nel decreto 66 del 2026, il neonato Piano Casa varato dall’esecutivo.

Il provvedimento punta a prendere due piccioni con una fava: accelerare il piano di dismissioni degli immobili dell’ente previdenziale – rimasto finora impantanato tra lungaggini burocratiche – e rimpinguare uno stock di alloggi popolari e sociali ormai ridotto all’osso.

Secondo i dati diffusi dal Sole24Ore, l’operazione coinvolgerà in prima battuta almeno mille unità immobiliari a uso residenziale di proprietà dell’istituto, con la possibilità di ampliare la platea riconvertendo uffici e locali commerciali attraverso varianti urbanistiche mirate.

Il fattore Roma: la fetta più grande del patrimonio nel Lazio

In questo scenario, la Capitale e la sua regione recitano la parte del leone. Stando alle stime del Sunia (il sindacato degli inquilini), all’ombra del Colosseo si contano circa 3.800 appartamenti di proprietà Inps.

Più in generale, dei 23mila beni complessivi detenuti dall’ente (tra negozi, terreni e pertinenze), ben il 55% si trova nel Lazio.

A livello nazionale, il patrimonio puramente residenziale ammonta a 7mila abitazioni, per il 30% attualmente sfitte e pronte a essere reimmesse sul mercato protetto.

La strategia del Campidoglio per intercettare questa imponente dote immobiliare si muove su un doppio binario.

Da un lato c’è l’intenzione dell’Inps di cedere al Comune di Roma 350 appartamenti attualmente locati, che andrebbero ad aggiungersi ai 208 già rilevati dall’amministrazione capitolina tra il 2023 e il 2025.

Dall’altro, si guarda all’esito del bando per l’Edilizia Residenziale Sociale (Ers) chiuso lo scorso anno, dove l’Inps ha risposto presente mettendo sul piatto oltre 500 appartamenti destinati all’housing sociale. Un pacchetto potenziale di 850 alloggi pronti a cambiare proprietario.

immagine di repertorio

L’allarme dei sindacati: “Procedure bloccate, tornano gli sfratti”

Tuttavia, l’ottimismo dei numeri deve fare i conti con la lentezza della macchina amministrativa, sollevando lo scetticismo e la protesta delle sigle di base.

Dal sindacato Asia Usb arriva un duro affondo sulla gestione dei tempi da parte delle strutture comunali:

“Al bando Ers dello scorso anno hanno risposto diversi enti, tra cui Inps ed Enasarco, proponendo circa 600 alloggi in cui risiedono inquilini sotto sfratto”, spiegano i rappresentanti dei lavoratori. “La semplice partecipazione al bando aveva congelato le procedure di rilascio, ma sono passati mesi senza che il Comune desse seguito formale alle proposte di acquisto. Questo stallo rischia di diventare il pretesto per far ripartire gli ufficiali giudiziari”.

Per fare chiarezza sulla situazione e chiedere risposte immediate all’assessorato alla Casa, i movimenti per il diritto all’abitare hanno convocato un’assemblea pubblica per il prossimo 27 maggio all’interno della Sala Rossa del Municipio VII, in piazza di Cinecittà. Il confronto si preannuncia infuocato.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Un commento su “Emergenza casa, scatta il piano sugli immobili Inps: mille alloggi per l’edilizia pubblica. Ma a Roma è già scontro sui ritardi

  1. Rispettando chi ex assegnatario INPS non ha potuto comprare la casa in cui abita ed è a rischio sfratto e le famiglie in attesa in graduatoria ERP, come residente in un condominio misto ex INPS posso dire che avere come condomino il Comune di Roma è una iattura perché non paga le quote condominiali che restano quindi a carico dei malcapitati proprietari privati che già pagano il mutuo fra mille difficoltà (chi poteva ha già venduto), senza contare che verrebbero sanati anche gli occupanti senza titolo cari ad ASIA USB ma che non sempre sono gente raccomandabile e spesso subaffittano con via vai incontrollato di persone sconosciute. Inoltre il Comune di Roma usa le case ex INPS per accasare i rom in uscita da Salviati, anche chi continua fuori dal campo a condurre la stessa vita di prima, senza mandare i bambini a scuola e vivendo di rovistaggio e chissà cos’altro, accumulando in condominio stracci e rottami con conseguente problemi igienici per tutti. Le cooperative del Comune incaricate di seguire gli inserimenti sono incapaci e ritengono normalissimo che i rom in condominio seguitino le proprie abitudini. Accumuliamo altro disagio in quartieri già provati (la maggior parte delle case INPS si trovano a Cinecittà/don Bosco, Magliana e IV Municipio) e per noi cittadini di buona volontà, che paghiamo mutui e tasse e ormai siamo impoveriti con stipendi e pensioni da fame, la vita sarà impossibile e i nostri quartieri diventeranno ghetti. Grazie Gualtieri, Zevi, Trombetti e grazie anche ai politici e mivimenti che si stanno occupando solo di Enasarco che grazie ai condomini misti ex INPS forse si salveranno dal degrado.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento