Il VII Municipio ricorda l’80° anniversario dell’Operazione Balena 1944-2024

Appuntamento venerdì 19 aprile 2024 ore 18,00 presso APS "La Torretta" - Piazza dei Consoli, 1

Diverse le manifestazioni in programma per ricordare un evento storico che a segnato indelebilmente il territorio del VII Municipio. Ricordiamo, insieme al Municipio, anche il libro della giornalista Carla Guidi, nostra collaboratrice, che ha narrato tra i primi, le memorie autobiografiche di Sisto Quaranta e Augusto Gro, deportati dal quartiere Quadraro il 17 aprile 1944. Il titolo è proprio “Operazione balena – Unternehmen Walfisch” il nome in codice dell’operazione ideata e diretta dallo stesso Kappler che il 17 aprile del ’44 fece completamente circondare dalle SS e da fascisti armati persino di lanciafiamme, alle 5 del mattino, l’allora borgata Quadraro, essendo il quartiere noto come covo di partigiani, ricettacolo di renitenti alla leva, sabotatori ed oppositori al regime.

Il libro riporta una presentazione di Aldo Pavia, con interventi sulla storia del territorio di G. Giannini, P. Grella, A. Palumbo e un’intervista a Lorella Ascoli, figlia di Michele Ascoli, un ebreo tra i deportati al Quadraro.

Appuntamento venerdì 19 aprile 2024 ore 18,00 presso APS “La Torretta” – Piazza dei Consoli, 1. Intervengono: Francesco Laddaga, Presidente VII Municipio, Carla Guidi, scrittrice e autrice del libro “Operazione balena”, Aldo Pavia, Vice presidente ANED. Introduce: Massimo De Simoni, Presidente Associazione Etica

In questo libro (terza edizione riveduta ed ampliata per Edilazio 2013) c’è un’ampia documentazione/descrizione degli anni del fascismo, della guerra e dell’episodio del terribile e massiccio rastrellamento di uomini avvenuto nel quadrante sud-est della capitale, denominato VIII Zona; poi la descrizione della permanenza dei prigionieri nei campi di concentramento prima e di lavoro poi, fino al ritorno dei reduci alle loro case, ma non solo.

In questa terza edizione il libro vuole rispondere ad una richiesta ulteriore della memoria: il recupero di maggiore integrazione con il sociale ed una maggiore conoscenza del territorio stesso. Per Memoria si intende quindi non solo conoscere e riconoscere i fatti storici accaduti là dove si abita, ma anche la conformazione geologica del terreno ed i motivi per cui, chi lo ha abitato, abbia lasciato determinate trasformazioni e determinate strutture, archeologiche che spuntano ancora dal suolo e, fortunatamente, hanno salvato parte della campagna circostante dalla selvaggia speculazione edilizia, permettendo alla popolazione che abita oggi il quartiere più popoloso d’Europa, di avere un’identità di riferimento ed un polmone verde che conserva a sua volta, una sua peculiare biodiversità.

Al libro è allegato un CD sulle principali emergenze archeologiche e le zone più interessanti del quartiere Quadraro, fatto oggetto di iniziative culturali ed artistiche.

Le foto sono di Valter Sambucini– www.valtersambucini.it

Riportiamo integralmente la presentazione al libro di Aldo Pavia poiché costituisce un valido ed autorevole supporto alla memoria:

QUADRARO

– Quella mattina mia nonna si affacciò alla finestra e poi ci disse: “non uscite, ché fuori ci sono i cani arrabbiati”… (Aleandro Corsi)

Per molti, troppi anni, la giornata del 17 aprile faceva riaffiorare i ricordi dei meno giovani abitanti del Quadraro, l’allora borgata romana che vide i suoi uomini, oggetto di una vera e propria caccia da parte dei nazisti occupanti. Per molti, troppi anni, il rastrellamento e la deportazione del Quadraro furono memoria di una sola parte della capitale, dimenticata o ancor peggio, ignorata dalla maggior parte dei romani. Memoria di quartiere, ai molti estranea. Si può affermare che solo De Simone, nel suo volume “Roma, città prigioniera”, abbia giustamente inserito questa pagina di storia romana tra quelle che più avevano significato la durezza dei nove mesi dell’occupazione nazista, sottolineandone al tempo stesso le specificità ed il diritto, a pieno titolo, di fare parte, tragica certamente, della Resistenza che nella città oppressa il popolo romano seppe dispiegare, giorno dopo giorno, senza flettere e sempre con ferrea determinazione. Nell’ “Operazione Balena” (Unternehmen Walfisch) confluirono più interessi e più rabbiose motivazioni da parte dei nazisti.

Non fu, come potrebbe sembrare dalla destinazione finale degli uomini deportati, un rastrellamento a solo scopo di recuperare forza lavoro a basso prezzo. Fu certamente, dal momento che vide impegnato la SS Herbert Kappler (il responsabile della Gestapo a Roma) un’operazione politica, tesa a sottrarre aria e linfa alla Resistenza che, nelle periferie e nelle borgate, trovava solidarietà, aiuto, partecipazione, rifugio. Nel suo libro di memorie, Eitel Moellhausen, console tedesco a Roma, ha scritto che Kappler era rimasto colpito dalla fermezza dei romani e che, di conseguenza, ogni suo atto repressivo doveva essere visto come una vera operazione di guerra nei confronti di una popolazione che aveva aperta ostilità nei confronti dei tedeschi. Ed il Quadraro era un vero, pericoloso “nido di vespe”. Un nido sicuro per i GAP, una base di partenza per continue, insistite operazioni di sabotaggio nei confronti delle colonne di uomini e di rifornimenti che i nazisti inviavano al fronte di Anzio e di Cassino. Il “Quadraro, Centocelle, Cinecittà, Alessandrino, Tuscolano, Pietralata, Tor Pignattara, Borgata Gordiani” erano l’insicura frontiera cittadina, il limite ad una seppur precaria loro sicurezza. Attacchi, sabotaggi, imboscate… questo ciò che li aspettava, e che aspettava i loro servi fascisti, ogni volta che cercavano di avventurarsi per quelle zone, per le vie in cui nessuno li gradiva certamente, dove li si aspettava per duramente colpirli. 

Kappler non poteva tollerare che, nonostante il terrore diffuso a piene mani, a Roma non sortisse effetto alcuno, che l’orrore della rappresaglia delle Ardeatine rimanesse per i nazisti senza risultati, che i rastrellamenti giornalieri non demoralizzassero i romani. Non era più possibile tollerare che nell’ex sanatorio Ramazzini, e nelle grotte del Quadraro, trovassero rifugio non solo i resistenti, ma anche perseguitati politici e razziali, militari sbandati e renitenti. Ebbe a dire Mollhausen “che a Roma, chi voleva nascondersi, doveva andare in Vaticano o al Quadraro”…con l’appoggio della popolazione, con la loro collaborazione. Era quindi necessario per Kappler, ancora un nuovo e pesante ammonimento. Un rinnovato terrore. Cosa che le SS avevano fatto abbondantemente in tutta l’Europa occupata, di cui erano maestri. Toccò al Quadraro. 

Ex deportati in visita a Fossoli aprile 2004. Da destra Aleandro Mancini, Renato Corsi, Sisto Quaranta, Giorgio Giovannini, Guido Roma. (Foto di Carla Guidi)

Fu ancora Mollhausen a precisare che il rastrellamento del Quadraro, il più imponente messo in atto a Roma, fu un’operazione diretta dal responsabile della sicurezza di Roma e non rientrò nel quadro previsto dalle Forze Armate germaniche per procurarsi mano d’opera, sempre più pressantemente richiesta dal Reich. L’Operazione Balena avrà luogo e per gli uomini del Quadraro avrà così inizio un vero e proprio itinerario della separazione dalle proprie famiglie, dell’invio in luoghi lontani e sconosciuti, del lavoro così estenuante da essere, e volutamente, strumento di morte. E’ questa la memoria che si stava avviando ad essere definitivamente persa con lo scomparire dei testimoni, con il mutare inevitabile delle caratteristiche del quartiere, non più separato dalla città dalle campagne, ma integrato del tutto nel tessuto di una città che sempre più si allarga e sempre più muta costumi, abitanti e quindi storia. 

Carla Guidi ha voluto ritrovare le radici del Quadraro, attraverso la storia dei suoi abitanti. Lo ha fatto scegliendo di riportare alla luce quella pagina che porta la data, nel diario romano, del 17 aprile 1944. Nel suo libro, si è messa al fianco di Sisto Quaranta, il più accanito dei testimoni, il più determinato nel volere che la sua memoria fosse radicata memoria del quartiere, e con lui ha ripercorso i giorni, le ore, i momenti drammatici di una avventura umana che non può e non deve essere dimenticata. Una memoria che deve essere assolutamente di tutta la città. Che il libro di Carla Guidi fosse necessario, lo dimostra che ora viene ristampato. E la ristampa, nel mondo editoriale, è anche sicuro segnale di successo. Ma non è una pura ristampa, è una nuova edizione. Più articolata, più ricca, ancor più puntuale. Una nuova edizione che appare integrata ed arricchita di nuovi, importantissimi contributi. A Giorgio Giannini, cui si devono più pubblicazioni sulla storia romana negli anni del fascismo e della Resistenza, si deve un saggio cronologico che permette di seguire, momento per momento, i giorni ed i fatti che contrassegnarono l’VIII zona di Roma, quella che comprendeva il territorio tra la Casilina e la Tuscolana. Un contributo necessario e prezioso per capire e conoscere il vissuto quotidiano della popolazione ed il perché della pesantissima rivalsa dei nazisti. Era necessario, e a buon ragione, una più puntuale conoscenza del Quadraro e della sua storia, nei vari aspetti che un insediamento urbano, una “città nella città” presenta nei suoi passaggi temporali, nelle sue trasformazioni urbanistiche, sociali, culturali. Di questa parte si è fatto carico Pasquale Grella, con una ricchezza di notizie, di riflessioni che ne fanno una lettura fortemente stimolante. Poi un “tesoro” per tutti coloro che amano costruire la propria memoria, usando come mattoni le parole, i ricordi dei testimoni, di coloro che hanno ancora voce e volontà di rivivere per tutti noi vicende che non si ricordano certo con felicità. Parlo della testimonianza di Augusto Gro. 

L’ho conosciuto personalmente in occasione di vicende legate alla concessione dell’indennizzo previsto alla legge tedesca del 1999. Legge dalla quale parevano essere esclusi i superstiti della deportazione del Quadraro, ma che fortunatamente – e doverosamente, aggiungo – ha avuto esito positivo. In un paio di occasioni, mi aveva raccontato parte della sua storia. Mi ero ripromesso di incontralo di nuovo ed armato di un registratore. Non mi era stato possibile e pensavo di aver perso una testimonianza che ora, invece, ritrovo nel libro di Carla Guidi. E’ una testimonianza unica, perché unico è ogni testimone, unica la sua storia, unica la sua umanità. Quella di Gro non ci offre solo la ricostruzione delle ore del rastrellamento e i lunghi giorni della prigionia e del lavoro forzato nel Reich, ma ci fa conoscere i momenti caotici della vita di un giovane sotto le armi l’8 settembre 1943. Nonostante l’incertezza, la confusione, la decisione di tanti giovani lasciati allo sbando di opporsi ai tedeschi, di difendere ciò che si poteva difendere…la nave tedesca nel porto di Piombino come il segnale dell’irreparabile, il nascere, anche inconsapevole, di una resistenza che continuerà, dopo il fortunoso rientro a Roma, al Quadraro. Pagine della storia di Augusto, pagine della vita di migliaia di giovani italiani. 

Infine una scoperta: quella che ci regala il contributo di Antimo Palumbo. Ci insegna un modo nuovo, inaspettato credo ai più, di guardare il luogo in cui si vive. Guardare e scoprire il “Quadraro verde”. Credo che le sue pagine saranno lette con curiosità ed anche un poco di stupore. Se vorremo seguire l’itinerario da lui tracciato, ci accorgeremo che finora abbiamo solo “visto” ma non “guardato”. Scopriremo lecci e palme, la Ginkgo biloba e la Euphorbia in gens, sarà il Prunus serrulata “Kanzan”, saranno le loro foglie e i loro fiori i nostri compagni, in una giornata di sole e di quiete a farci finalmente guardare strade e angoli di un quartiere nel quale, a volte, inconsapevolmente viviamo. Ed ai giovani racconterà quali siano le loro radici, tra storia e memoria. Perché per questo fine è nato questo libro. Tra le tante definizioni di storia e memoria, mi piace, in conclusione, e per ringraziare del prezioso lavoro Carla Guidi ed i suoi compagni di fatica, ricordare le parole del vecchio, ma sempre giovane Tonino Guerra. In una recente intervista, alla domanda su cosa pensasse essere storia e memoria e quale il fine di entrambe, ha risposto. “La memoria è indispensabile e ti dirò di più: quando mi chiedono che cos’è la storia, che cos’è la memoria, io racconto sempre che mio nonno quando camminava, si guardava continuamente indietro. Una volta gli chiesi: “Nonno perché vi voltate sempre indietro?”. Lui mi rispose: “Bisogna, perché è da lì che viene il modo per andare avanti”. Quindi è giusto che un popolo, che una persona, che un paese tenga conto di quello che hanno dato quelli venuti prima di loro”. Mi pare non esagerato dire che in queste pagine, due nostri simpaticissimi nonni, Augusto e Sisto, ci facciano guardare indietro per poter camminare in avanti, giovani e meno giovani senza inciampare e pronti ad evitare buche e trabocchetti che possono sempre pararsi davanti a noi. Tutti noi, guardando e conoscendo, forti della memoria. Tutti noi, nessuno escluso. 

Aldo Pavia


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