Immigrati, quelli regolari sono 4 milioni e pagano 4 miliardi di tasse

Ma le risorse per loro sono sempre meno e sale il rischio della dis-integrazione
da Il Messaggero - 31 Ottobre 2008

ROMA Gli immigrati regolari nel nostro paese sono ormai 4 milioni, il 6,7 per cento della popolazione. E’ la stima del Dossier statisico 2008 della Caritas-Migrantes presentato ieri a Roma, con l’intervento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Per l’esattezza, il numero oscilla fra i 3 milioni e 800 mila e i 4 milioni. Immigrati regolari che hanno una residenza, una carta d’identità, un lavoro. L’Istat, all’inizio di ottobre, ne aveva calcolati 3 e mezzo. La differenza in più, secondo la Caritas, deriva dalla lunghezza del processo di iscrizione all’anagrafe.

Lazio secondo per presenze. La maggior parte degli stranieri vive al Nord (62,5 per cento) seguito dal Centro (25 per cento) e dal Mezzogiorno (12,5). La regione con maggior numero di immigrati è la Lombardia (815 mila presenze) seguita dal Lazio (423 mila)

Romeni in testa. La prima comunità è quella romena, raddoppiata nell’arco di due anni: ufficialmente 625 mila residenti ma, secondo la Caritas, circa 1 milione di presenze regolari. Seguono albanesi (402 mila) e marocchini (366 mila).

Il 9 per cento del Pil. E’ questa la quota di partecipazione degli immigrati al Prodotto nazionale lordo italiano. Hanno un tasso di attività di ben 12 punti più alto degli italiani (e cioé il 73,2 per cento, che sale addirittura l’88 per cento se consideriamo i soli maschi) mentre il loro tasso di disoccupazione è dell’8,3 per cento due punti più elevato del nostro. 

Quante tasse pagano. Secondo la Caritas, gli stranieri nel 2007 hanno versato 3 miliardi e 749 milioni di imposte, ricevendo in servizi generali circa 1 miliardo: in pratica un quarto di quello che danno. Sei 6 miliardi di euro spediti in patria come rimesse. Il reddito medio da lavoro non è elevato (circa 900 euro netti al mese in media) ma si dichiarano soddisfatti del loro posto di lavoro.

Crescono i matrimoni misti. Nel 2006 un matrimonio su dieci celebrati nel nostro paese ha coinvolto un partner italiano (solitamente maschio) con uno straniero (più precisamente 24 mila, su 246 mila nozze celebrate). In nove regioni del Nord l’incidenza dei matrimoni misti è addirittura del 25 per cento. Una crescente simbiosi con gli italiani, attestata anche dalle acquisizioni di cittadinanza, che l’anno scorso sono state 38 mila 500, circa il doppio di tre anni fa.

I timori di Sacconi. «Siamo in bilico tra integrazione e disintegrazione – ha detto il ministro – La crisi economica espone gli stranieri più degli altri al rischio di perdere il lavoro. La metà delle domande delle badanti per il decreto flussi 2007 (150 mila su 300 mila) sono state presentate da familiari delle stesse e ciò fa pensare a un fenomeno patologico. la repressione dei clandestini deve essere più dura».

La sintesi del dossier qui offerta è tratta da Il Messaggero del 31 ottobre 2008 ed è a cura di Corrado Giustiniani che firma anche l’ANALISI che qui di seguito riportiamo

Meno risorse: sale il rischio della dis-integrazione

IL RISCHIO lo ha paventato lo stesso ministro del Welfare Maurizio Sacconi: dis-integrazione degli immigrati, anziché integrazione. Ma se tutti i paesi rinforzano il fondo che serve a sostenere le politiche di inserimento sociale, se la Spagna vi destina 300 milioni di euro, se la Germania ce ne mette 750 e decide di offrire a ogni nuovo immigrato un programma di 300 ore gratuite di insegnamento della lingua tedesca, e l’Italia al contrario svuota il fondo per l’integrazione, e la dotazione iniziale di 100 milioni di euro si riduce agli attuali cinque milioni appena, allora bisogna chiedersi se questo rischio disintegrazione sia fatale, o in qualche misura indotto. Se non si concede la nazionalità italiana ai bimbi stranieri nati in questo paese da genitori integrati da un sufficiente numero di anni, se si propongono classi parallele per i bambini e ragazzi stranieri, che imparano molto più velocemente la lingua nell’interazione col gruppo dei pari italiani. Se il rinnovo del permesso di soggiorno per immigrati regolari che sono da diversi anni nel nostro paese, è operazione che dura fino a un anno, con più di un milione in attesa. Se, come è accaduto a Firenze, il permesso scade durante l’iter per il rinnovo, e agli immigrati vengono chiesti altri soldi per ottenerlo, se non si decide di mettere mano alla riforma della Bossi-Fini, se non altro per allungare la durata di tali permessi, allora bisogna chiedersi se si sta facendo proprio tutto per evitare la disintegrazione.


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