Insegnanti precari in agitazione

Contro il governo che ancora non è in grado di risolvere l’annoso problema delle graduatorie. Non è escluso lo sciopero generale
Bruno Cimino - 3 Maggio 2019

A Roma, come in tutte le scuole d’Italia, è in atto, oramai da parecchio tempo, una agitazione degli insegnanti precari contro il governo che ancora non è in grado di risolvere l’annoso problema delle graduatorie. Non è escluso lo sciopero generale.

Ora o mai più dicono gli insegnanti precari in procinto di organizzare uno sciopero generale qualora le loro istanze per il riconoscimento dei loro diritti non venissero accolte dal governo. Anzi più che di diritti – sostengono – qui si parla di una condizione assolutamente vergognosa che si protrae da troppi anni.

Il “tavolo tecnico” tra le controparti è stato fissato per lunedì 6 maggio e dovrebbero essere presenti tutte le principali sigle sindacali della scuola.

Necessario, dunque, il confronto, si spera esaustivo, sulle richieste, a seguito dell’annoso traccheggiare di questo governo, ma anche di quelli precedenti, nel dover chiarire e garantire che agli insegnanti, quelli cosiddetti di terza fascia, ossia i precari non abilitati, venga riconosciuto definitivamente il ruolo che svolgono a tutti gli effetti.

L’attuale Ministro della Pubblica Istruzione, Marco Bussetti, tecnico leghista, pur passando come “esperto di legislazione scolastica” che avrebbe dovuto mettere ordine alla Buona Scuola, ancora non è riuscito a snodare i tanti problemi che legano queste fasce di insegnanti nella certezza  del ruolo che occupano e quindi destinati ancora a brancolare nel nulla, eliminando il problema con un concorso-ammucchiata con tre prove uguali per tutti i docenti, quelli con servizio (spesso da molti anni), quelli senza servizio e quelli appena usciti dall’università che, addirittura, non sono neanche inseriti nelle graduatorie.

L’esercito degli studenti, solo per citare Roma, è composto da circa 600mila unità, distribuiti in circa tremila scuole di ogni ordine e grado (il Ministero dell’Istruzione ne gestisce 1851), e il comparto degli insegnanti risulta sempre inferiore alle necessità. In tutta Italia si contano più di settecentomila insegnanti precari, tante sono le domande solitamente presentate per l’aggiornamento delle Graduatorie d’Istituto di II e III fascia.

Stiamo, insomma, parlando di un settore della nostra società che dovremmo ritenere il più importante, per il presente e per il futuro, e come tale seguirlo con l’attenzione che merita.

Invece, tra ricorsi giudiziari, normative incomprensibili, concorsi non sempre regolari, scioperi, graduatorie e cosi via, ancora è notte fonda.

In definitiva cosa chiede questa “libera organizzazione di lotta”?

In un comunicato, inoltrato ai sindacati, i docenti precari di terza fascia “chiedono la valorizzazione del loro servizio attraverso un percorso abilitante speciale come è sempre stato per i colleghi che li hanno preceduti” – e ricordano che: “Dal 2012 ad oggi le possibilità di abilitarsi sono state inferiori al fabbisogno reale della scuola statale italiana, inoltre dal 2014 non sono stati più attivati corsi abilitanti, limitando le opportunità professionali di questi lavoratori precari che non possono essere assunti a TI neanche nelle scuole paritarie.

Per l’Ue un docente con tre anni di servizio è considerato abilitato proprio secondo la direttiva 36/2005/CE e può esercitare la professione anche a TI, tranne in Italia.

Infatti per i paesi civili l’esperienza insegna le metodologie, la gestione delle relazioni con gli studenti, le loro famiglie, i colleghi e soprattutto saggia quello che non può fare un concorso, cioè l’attitudine e le capacità reali.

Pertanto con determinazione chiediamo al sindacato di ritornare all’origine del suo scopo e della sua esistenza: difendere il lavoratore, in questo caso, per il bene anche della scuola pubblica”.

 

Bruno Cimino


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