

Un'escalation coordinata che fa tremare la periferia romana e riapre il capitolo del racket di quartiere
Tre deflagrazioni a catena, distillate nell’arco di una manciata di ore e distribuite lungo una manciata di chilometri.
L’impianto narrativo è quello di un messaggio cifrato inviato a colpi di polvere da sparo, dove le saracinesche sventrate sono la punteggiatura e i quartieri di Roma Est il palcoscenico.
Tra le luci artificiali di Grotte Celoni, i rettilinei della Casilina e i vicoli di Torre Maura, la notte romana si è trasformata in un bollettino di guerra.
Un quadro indiziario sufficientemente pesante da spingere i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia a prendere in mano i fascicoli d’indagine: l’ipotesi lavorativa è che non si tratti di bravate estemporanee, ma dell’ennesimo riposizionamento dei clan attraverso l’arma dell’intimidazione estorsiva.
La cronologia del terrore comincia poco prima delle ventuno di sabato a Grotte Celoni. Il target è la serranda blindata di un salone da barbiere.
Un’attività commerciale solo all’apparenza ordinaria, in realtà chiusa da mesi e con un passato contiguo ad ambienti d’interesse investigativo, essendo stata in precedenza gestita da due soggetti con precedenti penali alle spalle.
L’onda d’urto dell’ordigno devasta l’ingresso dello stabile e manda in frantumi i vetri dei veicoli parcheggiati lungo il marciapiede, mentre la Polizia di Stato avvia i primi rilievi della polizia scientifica.
Poco più tardi, la scia di fuoco si sposta sull’asse della via Casilina, nel tratto cerniera tra l’Alessandrino e Centocelle. Qui il botto sveglia un intero isolato: a saltare in aria è l’accesso di un autosalone.
Per quella rivendita di vetture, tuttavia, non si tratta di un esordio. Come confermato sconcertato dal proprietario delle mura, il locale era stato già oggetto di analoghi avvertimenti esplosivi soltanto quarantaquattro ore prima, spingendolo a sollecitare l’intervento dei Carabinieri per una formale denuncia.
L’autosalone fa capo a un uomo con alle spalle un arresto per spaccio di stupefacenti risalente a un paio d’anni fa, il quale — sui propri canali social — sventolava la concessionaria come il simbolo del proprio riscatto sociale e di una nuova vita lavorativa. Una favola d’emancipazione spezzata a colpi di bomba carta, nonostante la regolarità dei pagamenti del canone locativo garantita dal locatore.
La terza tessera del mosaico si incastra attorno alle tre del mattino in via delle Alzavole, a Torre Maura, a brevissima distanza metrica dall’attentato della Casilina. Ad andare distrutta è la barriera metallica di un panificio di zona.
C’è però un dettaglio che trasforma questo ultimo atto in una sfida aperta alle istituzioni: il forno sorge a pochissime decine di metri dall’ingresso del Commissariato di zona.
Gli investigatori sono ora al lavoro sull’incrocio dei dati: immagini delle telecamere della videosorveglianza urbana, testimonianze e analisi chimiche sugli ordigni serviranno a chiarire se dietro l’estorsione seriale vi sia la stessa mano e se i tre bersagli facciano parte di un unico, inquietante regolamento di conti nel sottobosco criminale della Capitale.
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