Ordinanza di Roma Capitale contro manifesti offensivi della morale

Affissi su alcuni impianti privati in due condomini a Cinecittà e su via Cristoforo Colombo
di Maria Giovanna Tarullo - 10 Settembre 2011

Due giovani disinibite con un sguardo ammiccante e uno slogan più che eloquente. La prima con le gambe bene in vista dice: "Sono Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile", mentre la seconda dall’aria angelica e il sorriso malizioso sostiene: "Sono Maria, non sono vergine e ho un forte senso di spiritualita”.

Queste la nuova campagna pubblicitaria del noto marchio di abbigliamento "Fracomina" divenuta protagonista dell’ordinanza di rimozione o copertura dell’immagine emessa lo scorso 9 settembre dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.

I due manifesti, firmati dall’agenzia Klaus Davi & Co, affissi su alcuni impianti privati in due condomini a Cinecittà e su via Cristoforo Colombo, dopo essere stati oggetto di forti critiche nelle altre città italiane in cui sono stati precedentemente esposti, hanno destato scandalo anche nella Capitale.

Proprio questo ha spinto lo stesso Alemanno ad attuare contro il marchio Fracomina la delibera n. 25 dell’8 marzo 2010 con la quale l’Assemblea Capitolina ha approvato la moratoria cittadina delle pubblicità lesive della dignità della donna.

Una motivazione chiara e diretta quella lanciata nell’ordinanza che denuncia "l’utilizzo di rappresentazioni grafiche e comunicazioni di messaggi obiettivamente percepiti come lesivi della dignità della donna e realizzati, tra l’altro, anche con palese accostamento a significati afferenti la sfera della sensibilità religiosa della comunità".

Le immagini sotto accusa sono state rappresentate anche su alcuni mezzi pubblici Atac, che dopo la richiesta dell’Amministrazione di un’immediata rimozione, sta lavorando tempestivamente all’operazione di rimozione.

La decisione del primo cittadino sembre aver ottenuto il sostegno anche del Sottosegretario del Consiglio dei Ministri, Carlo Giovanardi, che ha dichiarato: "Alemanno ha fatto bene a rimuovere i manifesti della casa di moda partenopea, poiché offendono sia le donne sia il sentimento religioso che è sacro per milioni di italiani. Sono stato il primo a stigmatizzare i manifesti per la loro volgarità – continua Giovanardi – L’azienda paragona il comune di Roma a quello di Teheran, ma faccio presente che simili slogan a New York o a Londra non sarebbero mai usciti perché in quei paesi è vietata tassativamente ogni forma pubblicitaria e di espressione che sia offensiva della sensibilità religiosa di maggioranze o di minoranze. Non c’è città degli Stati Uniti dove appaiono cartelloni così offensivi. Questa quindi è una buona notizia – ha concluso il Sottosegretario – la decisione della giunta romana è in linea con la deliberazione n. 25 dell’8 marzo 2010, tramite la quale l’Assemblea Capitolina ha approvato la moratoria cittadina delle pubblicità lesive della dignità della donna".

Sulla stessa linea di pensiero anche il consigliere regionale Giulia Rodano, coordinatrice donne Idv Lazio, che afferma: "Rimuovere per ordinanza dei manifesti che veicolano un messaggio offensivo per le donne e’ semplicemente un atto dovuto. Il minimo che il sindaco potesse fare, dopo che persino il trasporto pubblico aveva venduto spazi ad una campagna vergognosa, diseducativa, quanto mai inopportuna. Mi auguro – prosegue la Rodano – che ci sia anche una sanzione da parte dell’autorita’ garante per le Comunicazioni, poiche’ si tratta di una pubblicita’ che, purtroppo, rivela un clima diffuso in una parte del nostro Paese. Per rendere accettabile la condotta del presidente del Consiglio, le forze politiche di governo si mostrano infatti disponibili a sdoganare ogni sorta di oscenita’ sulle donne. Per fortuna la mobilitazione permanente dei comitati ‘Se non ora quando’ e delle donne di centrosinistra mostra che la societa’ italiana possiede gli anticorpi per difendersi dallo scempio civile e morale di questo centrodestra".

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