

Proteste per l'esibizione della band
Il sole ancora alto, le bandiere che ondeggiano, i cori che si intrecciano con la musica. È il Primo Maggio, festa del lavoro, piazza San Giovanni è gremita di giovani, famiglie, militanti. Sul palco si alternano voci, suoni, messaggi. Poi, qualcosa cambia.
I Patagarri, band milanese nota per le sonorità folk e le posizioni impegnate, intonano un brano che fa sobbalzare molti tra il pubblico e, ancor di più, davanti allo schermo.
La melodia è quella inconfondibile di Hava Nagila, un canto ebraico simbolo di gioia, festa, identità.
Ma le parole che vi scorrono sopra sono tutt’altre: “Palestina libera”. In pochi minuti, ciò che era un momento musicale si trasforma in un caso politico e culturale.

A parlare per primo è Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, che definisce l’esibizione “ignobile” e “macabra”. “Appropriarsi della nostra cultura per invocare la nostra distruzione – ha tuonato – è qualcosa di profondamente sinistro. Non ce lo saremmo mai aspettati, soprattutto in un contesto come questo”.
Dure anche le parole di Noemi Di Segni, presidente dell’Ucei, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “Siamo attoniti – ha detto – per quanto avvenuto su un palco istituzionale, in una ricorrenza ufficiale del nostro Paese e con la trasmissione in diretta della Rai. Si è trasformato un simbolo di unità e speranza in un atto divisivo e di propaganda”.
Il riferimento, esplicito e doloroso, va anche al Nova Music Festival di Israele, teatro del brutale attacco di Hamas lo scorso 7 ottobre. “In quel concerto – ha ricordato Fadlun – sono state massacrate decine di persone. Oggi, 59 israeliani sono ancora nelle mani dei terroristi a Gaza. Eppure, da quel palco non una parola è stata spesa per loro”.
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