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Quarticciolo, la rabbia del quartiere: «Promesse e milioni annunciati, ma qui aspettiamo ancora i cambiamenti»

Delusione tra i palazzoni popolari dell'est romano: gli stanziamenti di Comune, Regione e Governo non si vedono. Cantieri al palo e ascensori assenti, la rabbia dei residenti

Diciotto mesi di promesse, scadenze scadute e scatoloni di progetti mai aperti. Tanto è passato da quando il Quarticciolo, storica borgata dell’est romano, è stato inserito ufficialmente tra le aree prioritarie destinatarie dei fondi speciali del decreto Caivano bis.

Quello che doveva essere il volano della rinascita per uno dei quartieri più complessi e dimenticati della Capitale, si sta trasformando, giorno dopo giorno, nell’ennesimo miraggio burocratico.

Tra i lotti e i cortili della periferia cresce la rabbia dei residenti. Le imponenti risorse annunciate a favor di telecamere da Comune di Roma, Regione Lazio e Governo – un pacchetto complessivo di investimenti che sfiora gli 80 milioni di euro – non si sono ancora tradotte in cantieri visibili.

La mappa dei fondi fantasma e lo spettro di via Ugento

Il piano strategico per il Quarticciolo prevedeva una massiccia iniezione di liquidità per la rigenerazione urbana: rifacimento delle scuole, potenziamento dei servizi sociali e, soprattutto, il risanamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, da decenni ridotto ai minimi termini.

La realtà, però, viaggia a una velocità diversa. Se si escludono le prime gettate di cemento per il nuovo asilo nido di via Locorotondo e qualche ponteggio su alcuni istituti scolastici, il resto della metropoli promessa è ferma al palo.

Al centro delle rivendicazioni dei comitati di quartiere c’è l’emergenza abitativa, declinata in una quotidianità fatta di infiltrazioni d’acqua, intonaci cadenti e manutenzioni inesistenti.

Il dramma delle barriere architettoniche: In decine di stabili popolari manca ancora l’ascensore. Una carenza strutturale che costringe anziani, malati e persone con disabilità a rimanere letteralmente “sequestrati” in casa per mesi, impossibilitati a scendere le scale.

A simboleggiare il fallimento delle tempistiche istituzionali è il paradosso di via Ugento. Qui, anni fa, diverse famiglie erano state sgomberate e trasferite in alloggi temporanei di fortuna con la promessa di una rapida ristrutturazione delle loro palazzine d’origine.

Oggi, a distanza di anni, quegli scheletri di cemento sono ancora incompleti e i nuclei familiari attendono, sospesi nel vuoto, una risposta definitiva sul proprio destino.

Gli attivisti: «Le istituzioni scappano, il quartiere lo salviamo noi»

A colmare il vuoto lasciato dallo Stato sono state le reti di solidarietà dal basso e l’associazionismo locale.

È grazie all’autonoma mobilitazione dei residenti se il campo sportivo di via Prenestina è pronto a riaprire i battenti dopo anni di abbandono e discariche abusive, così come il parco Modesto Di Veglia, strappato al degrado e trasformato in un polo di aggregazione culturale e sociale grazie ad attività autogestite.

«Continuiamo a costruire occasioni di socialità e a curare il territorio, ma non possiamo e non vogliamo sostituirci a chi ha il dovere di governare», spiegano con durezza i portavoce dei comitati del quartiere.

La pazienza del quadrante est è ormai esaurita. Per pretendere risposte definitive sul cronoprogramma delle opere e per capire dove siano bloccati gli 80 milioni di euro stanziati sulla carta, i residenti hanno annunciato una nuova massiccia mobilitazione pubblica che sfilerà per le strade del quartiere nei prossimi giorni. L’obiettivo è chiaro: fermare la stagione dei convegni e costringere il Campidoglio e la Regione a far partire i fatti.

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