Stadio Flaminio, dalla pensilina di Nervi ai 43 mila posti: così cambia il progetto Lazio

Sul tavolo il pubblico interesse per la struttura firmata Nervi, ma le prescrizioni di Daniela Porro impongono la sforbiciata alla capienza e fanno saltare i conti del piano industriale. Lavori lontani: traguardo slittato al 2029

L’ambizioso piano industriale finalizzato ad assegnare alla SS Lazio la proprietà dello Stadio Flaminio imbocca lo snodo decisivo e più complesso della trafila burocratica di Roma Capitale.

Stando a quanto anticipato sulle pagine de la Repubblica, si sta preparando un vertice istituzionale di primaria importanza che vedrà di fronte lo stato maggiore della società di Claudio Lotito e la dirigenza apicale di Palazzo Senatorio.

Attorno al tavolo siederanno, per la parte pubblica, il direttore generale Albino Ruberti, il delegato ai grandi eventi e allo sport Alessandro Onorato e i responsabili dei dipartimenti urbanistici comunali.

L’appuntamento va ben oltre la semplice cortesia istituzionale: dal momento che l’ordinamento vieta di apportare correzioni sostanziali ai documenti già incardinati negli uffici, il confronto servirà a valutare la tenuta amministrativa per il placet dell’Assemblea alla pubblica utilità, a fronte di una proposta progettuale destinata ad essere rielaborata in modo profondo rispetto all’idea iniziale.

Le clausole inderogabili della Tutela Tutelare

Nonostante la fase istruttoria della Conferenza dei Servizi Preliminare si sia chiusa con un primo nulla osta, la Soprintendenza Speciale di Roma, sotto la guida di Daniela Porro, ha fissato due vincoli stringenti:

Inviolabilità della tettoia Nervi: La tutela monumentale sancita nel 2018 blindando la copertura concepita da Pier Luigi e Antonio Nervi.

Nonostante le condizioni oggettivamente ammalorate del manufatto, le prescrizioni impongono una fedele ricostruzione che ne rispetti esattamente forme geometriche, ubicazione e componenti materiche originali.

Rispetto dell’orizzonte urbano: La volumetria complessiva del nuovo impianto non potrà in alcun modo superare in altezza i profili dell’imponente Auditorium Parco della Musica progettato da Renzo Piano.

immagine di repertorio

Meno seggiolini negli spalti: salta l’equilibrio dei ricavi

L’applicazione di tali direttive impatta pesantemente sull’impostazione ideata dall’architetto Marco Casamonti.

La capienza originariamente stimata, che nelle intenzioni della proprietà doveva superare la soglia dei 50.000 ingressi per garantire la redditività complessiva, sarà ridotta forzatamente ad una forbice compresa tra 40.000 e 42.000 posti.

Una contrazione di quasi 10.000 spettatori che abbatte le proiezioni d’incasso sui biglietti e sul comparto commerciale dell’impianto.

Di conseguenza, l’impalcatura finanziaria originaria decade, rendendo inderogabile la presentazione di un nuovo Piano Economico Finanziario (PEF) che attesti la sostenibilità dell’operazione su scala pluriennale.

Il labirinto delle autorizzazioni: traguardo posticipato al 2029

Il cronoprogramma per giungere all’avvio effettivo dei lavori si preannuncia lungo ed articolato:

Delibere e voti d’aula: Approvazione del provvedimento in Giunta e successivo passaggio in Assemblea Capitolina per il riconoscimento dell’interesse pubblico.

Redazione del PFTE: Sviluppo del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, il nuovo livello progettuale introdotto dal codice degli appalti.

Bando e firma dell’accordo: Secondo voto d’aula, indizione della Conferenza dei Servizi decisoria, sottoscrizione della Convenzione urbanistica e lancio della gara pubblica ad evidenza europea.

Alla luce di questa complessa sequenza procedurale, l’apertura del cantiere non potrà verosimilmente concretizzarsi prima del 2029.

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Un commento su “Stadio Flaminio, dalla pensilina di Nervi ai 43 mila posti: così cambia il progetto Lazio”

  1. FARE DI TUTTO PER PORTARE LO STADIO ALLA CAPIENZA DI 65-70 MILA PERSONE. I COMITATI NO, SONO ORMAI SOVVERSIONE, VANNO SCIOLTI E MONITORATI I RESIDUI PER SEMPRE.

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