

Nel I Municipio solo 1.324 attività su 4.000 hanno presentato istanza di adeguamento al nuovo regolamento. La maggioranza sollecita blitz e revoche delle concessioni
La riforma del suolo pubblico e la promessa “normalizzazione” del centro storico capitolino dopo le deroghe concesse durante l’emergenza pandemica procedono a passo d’uomo.
A mesi dall’entrata in vigore del nuovo regolamento comunale che avrebbe dovuto pensionare i dehors sovradimensionati e le pedane nate durante il Covid, la stragrande maggioranza degli esercizi del I Municipio non si è ancora messa in regola.
I numeri ufficiali emersi negli uffici del Municipio delineano un quadro di diffusa inosservanza e riaccendono lo scontro politico: su circa 4.000 attività commerciali distribuite tra il Centro Storico, il Tridente, Monti, Trastevere, Testaccio e Prati, soltanto 1.324 hanno inoltrato la richiesta di adeguamento. Tutte le altre — oltre 2.600 realtà — non hanno depositato alcuna istanza, ignorando la scadenza del 31 marzo scorso.
Di fronte al blocco delle regolarizzazioni, parte della maggioranza che governa il municipio centrale ha deciso di alzare la voce. Una risoluzione promossa dalla consigliera Nathalie Naim (della lista civica a sostegno del sindaco Roberto Gualtieri), sottoscritta dal presidente della Commissione Commercio Sergio Grazioli e da altri esponenti della coalizione, chiede alla Polizia Locale un repentino cambio di marcia.
Il documento sollecita un’azione ispettiva ad ampio raggio sia sulle concessioni permanenti sia su quelle emergenziali, finalizzata a verificare le posizioni irregolari e ad avviare senza esitazioni i procedimenti di revoca o decadenza dei titoli autorizzativi.
Nel mirino finiscono in particolare gli allestimenti esterni nati tra il 2020 e il 2021 che continuano a occupare marciapiedi e carreggiate con strutture ritenute incompatibili con le nuove linee guida sul decoro urbano.

A finire sotto la lente della critica politica è anche il bilancio delle verifiche finora condotte sul campo. Secondo quanto denunciato dalla consigliera Naim, i vigili urbani avrebbero sanzionato appena 15 occupazioni destituite della domanda di adeguamento, un dato considerato marginale rispetto alla reale portata del fenomeno nei rioni del centro.
Sul fronte delle contestazioni generali, il Comando della Polizia Locale registra comunque una flessione dei verbali: nel trimestre compreso tra aprile e giugno gli illeciti accertati sono calati del 40% su base annua, con 302 contestazioni nel centro storico e 41 nell’area di Prati, accompagnate da una trentina di provvedimenti di chiusura temporanea per i casi più gravi.
Per i promotori della risoluzione, tuttavia, il collo di bottiglia risiede nelle verifiche sulle pratiche pendenti:
Centro Storico: a fronte di 931 istanze di adeguamento e 335 nuove domande di occupazione depositate, i controlli condotti dagli uffici si fermano a soli 10 accertamenti;
Quadrante Borgo-Prati-Trionfale-Vittoria: su 393 richieste di adeguamento e 48 nuovi moduli inviati, gli ispezionati risultano appena 5.
Un ritmo di lavoro ritenuto insufficiente per restituire vivibilità e decoro alle vie della Capitale, mentre la maggioranza municipale pressa affinché le sanzioni lascino il posto alle revoche definitive per chi continua a occupare lo spazio pubblico senza i titoli necessari.
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