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Un polo sanitario dentro il carcere di Rebibbia: via libera alla prima Casa della Comunità dietro le sbarre

Approvata la delibera regionale che concede alla Asl il Fabbricato A per trent’anni. Investimento da 3,6 milioni attinto dai fondi Pnrr

Trasformare la sanità penitenziaria da emergenza cronica a presidio territoriale strutturato, capace di abbattere le distanze tra le Mura e le strutture di cura cittadine.

Compie uno scatto decisivo il piano d’integrazione socio-sanitaria dentro gli istituti di pena romani: la Giunta regionale del Lazio, accogliendo il provvedimento illustrato dal presidente Francesco Rocca, ha ratificato l’intesa con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e la Asl Roma 2 per la nascita del Poliambulatorio “Casa della Comunità di Rebibbia”.

Il via libera segna il definitivo trasferimento a titolo del tutto gratuito dei locali del cosiddetto “Fabbricato A” della Casa di reclusione capitolina all’azienda sanitaria locale.

Una concessione d’uso a lungo termine — trent’anni d’efficacia con possibilità di proroga per ulteriori due decenni — che azzera gli oneri di locazione o acquisto degli spazi immobiliari per la sanità pubblica.

Un piano da 3,6 milioni finanziato con risorse Pnrr

L’operazione rientra nel solco delle riforme tracciate dal DM 77/2022 sulla sanità di prossimità e traduce in cantiere una sperimentazione partita sul piano procedurale già nell’estate del 2025. Per far fare il salto di qualità alla struttura assistenziale, la Asl Roma 2 ha incassato un finanziamento regionale da 3.642.872 euro.

Le risorse provengono dalle doti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) stanziate per riorganizzare la rete dei presidi sanitari nei territori a forte rischio di isolamento e deprivazione sociale. L’azienda sanitaria si farà carico della copertura dei costi per le dotazioni tecnologiche, l’allestimento dei locali e il reclutamento del personale tra medici, specialisti e infermieri.

Immagine di repertorio

«La realizzazione della Casa della Comunità all’interno del perimetro di Rebibbia rappresenta un atto di fondamentale civiltà fortemente perseguito dalla nostra amministrazione. Non si tratta soltanto di assicurare il diritto alle cure della popolazione reclusa, ma anche di migliorare il clima lavorativo e la convivenza di chi opera quotidianamente nel carcere, agevolando i percorsi di reinserimento sociale. Al mio insediamento la situazione della sanità carceraria appariva drammatica: garantire il diritto alla salute dentro gli istituti di pena è il vero termometro del progresso civile di una comunità». Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio.

Meno uscite protette e cure d’avanguardia contro le dipendenze

Il nuovo polo clinico intende rispondere in maniera mirata alle fragilità della popolazione penitenziaria.

Tra le priorità operative figurano:

Innovazione nei percorsi per le tossicodipendenze: l’introduzione di trattamenti farmacologici ad azione prolungata permetterà di superare le criticità legate alle quotidiane somministrazioni singole, spalancando spazio a interventi di sostegno psicologico e counseling continuativo;

Abbattimento dei trasferimenti esterni: la presenza di un presidio specialistico completo consentirà di limitare al minimo il ricorso alle scorte e ai trasporti d’urgenza verso gli ospedali della Capitale, garantendo una maggiore continuità terapeutica;

Uniformità delle prestazioni: l’obiettivo è riallineare i livelli di assistenza interni agli standard erogati alla popolazione libera, tutelando la continuità di cura sancita dalla Costituzione.

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