Vivere a Ponte di Nona

In un quartiere con ancora molti problemi di traffico, senza un posto di polizia, un ospedale, una farmacia, è giusto aumentare il numero di nomadi nel già affollato vicino campo nomadi di Salone?
di Gracco - 3 Dicembre 2009

Sono un “ragazzo” di 40 anni che ha scelto di venire a vivere a Ponte di Nona e dal 2003 ho messo radici in questo quartiere. Adesso la mattina quando comincio a vedere meno traffico sulla Collatina (per anni Collassina per il suo traffico perenne) e pali della luce che spuntano come fiori di primavera mi commuovo, per la felicità.

Eh si perché in questi 6 anni molte cose sono cambiate: mi ricordo ancora la prima riunione del comitato di quartiere: all’aperto poche anime discutevano animatamente in un contesto di palazzi disabitati. Tutto questo sta cambiando, e molte cose sono state fatte, tanto che le manifestazioni a cui ho partecipato ed i cortei per la viabilità del quartiere sembrano ricordi di un lontano passato.

Molti miglioramenti sono sicuramente opera della presenza assidua di politici “pontenonini” come il sig. Mancuso che vivendo nel quartiere hanno saputo meglio di altri catalizzare le problematiche del quartiere in consiglio e trasformarle in soluzioni. Il quartiere sta crescendo con le sue fisiologiche problematiche a cui si cerca di dare soluzione. ma di un problema vorrei parlare ed è quello dei nomadi.

Come sappiamo bene tra le peculiarità del quartiere, c’è la vicinanza dello stesso con un campo nomadi che negli anni non ha certo brillato per legalità se addirittura si è chiusa una fermata della metro per le loro scorribande. La stessa fermata poi ristrutturata non è stata più riaperta per volontà del Ministero degli Interni sempre per la vicinanza con questo campo nomadi. e questa e’ una decisione di pochi mesi fa.

Da sempre per me che ho investito in questa zona tutti i miei risparmi, per una piccola casa nuova, vedo in questi vicini una forma di pericolo, spesso documentata da continui furti nel quartiere. Così ho accolto con favorevole ottimismo l’ascesa a sindaco di Alemanno che in campagna elettorale aveva come capisaldi la legalità e la sicurezza.

La famosa piscina regalata dal Comune al campo nomadi in estate era stata una delle denunce riportate da Il Giornale e onestamente mi trovava d’accordo semplicemente perché credevo che in uno stato di diritto sarebbe stato più giusto garantire prima a chi con le tasse partecipa alla vita comune, quelli che sono i diritti minimi: una farmacia, un ufficio postale, una stazione dei carabinieri, un parco attrezzato dove vedere i propri bambini giocare, senza dover emigrare in altri quartieri per poterne usufruire, mentre per i nomadi una piscina in estate era il giusto premio di non so quale attività?

Con questo non voglio dire che a loro non spettasse nulla, è giusto dare mezzi e strumenti per migliorare il loro status, ma ne facevo semplicemente un discorso di priorità. Ma dalle pagine de Il Giornale che aveva aspramente criticato Rutelli come sindaco di Roma, capace di creare il campo di Salone alla chetichella in una afosa estate di alcuni anni fa, quando la gente ignara era a bruciarsi al sole, leggo che Alemanno il 31 luglio scorso (chissà perché i sindaci a Roma per i zingari hanno ispirazioni sempre in piena estate?), vara un piano nomadi definito una rivoluzione copernicana con la chiusura di molti campi nomadi in città cosiddetti abusivi, e la realizzazione di 13 campi (compresi quelli già esistenti), dove ospitare 6.000 nomadi e non oltre.

Già da allora c’era in me una certa delusione perché nel periodo dei sindaci di sinistra, sentivo sempre parlare di chiusura del campo di Salone, nella politica della destra,” fucina di illegalità”, mentre ora diveniva uno dei campi “sicuri da tenere aperto”. Nei giorni scorsi apprendo sempre da Il Giornale  che presto verrà chiuso il Casilino 900, :

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“Casilino 900 è stato per decenni un covo di criminali: contrabbando di armi, spaccio di droga, prostituzione, ricettazione”,  “i primi 400 rom del campo faranno fagotto e andranno altrove”.  “Finiranno a Salone, dove in queste ore si stanno installando 60 nuovi container”.

Bene e se questa è la realtà mi aspetto delle spiegazioni e dei chiarimenti dai politici dell’ VIII municipio. sono sicuro che ci saranno tre milioni di motivi legittimi, spero solo di venirne a conoscenza di qualcuno valido.

In un quartiere da poco nato, con ancora molti problemi di traffico, dove non esiste un posto di polizia, nè tanto meno un ospedale, o semplicemente una farmacia, è giusto aumentare il numero di nomadi in un campo dove ce n’erano già diverse centinaia, come da censimento del 3 marzo, in un quartiere dove esistono vie non illuminate da anni, per i furti di rame degli stessi rom?

E’ coerente il comportamento di questo sindaco con le sue promesse elettorali?

Come mai l’VIII municipio che ha già diversi campi nomadi (vedi via Salviati a 7 km di distanza da salone) deve accrescerne il proprio numero e molti municipi magari vicino al centro di Roma non deve averne nessuno, l’accoglienza e’ per caso un valore che si perde avvicinandosi a San Pietro?

Forse io sono un cittadino di Roma di serie B?

Visto che lo sono, chiederei miei cari politici almeno di pagare meno tasse?


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