Municipi:

A proposito del cantiere della vergogna di via Grotta di Gregna

Che fine ha fatto il fronte del no?

Nel 2004 ho prenotato un appartamento in quello che, in un articolo del 24 settembre 2005, Vincenzo Pasetti definì "il cantiere della vergogna" e fin da subito sono iniziate le problematiche che hanno tolto sonno e tranquillità a me e a tutti quelli che come me avevano pensato di investire qualche risparmio per assicurare ai propri figli una base di partenza. Problematiche create dal cosiddetto fronte del no, cioè da tutti coloro che, con manifestazioni, occupazioni, rivolgendosi a tutti i media che dessero loro ascolto, urlavano con il sangue ai denti tutto il loro disappunto per l’orrendo crimine che si stava consumando in via Grotte di Gregna, sbandierando le più svariate motivazioni, dall’ingiustizia per un cambio di destinazione del sito da edificare, all’elevata probabilità di rischio per la stabilità degli edifici circostanti, connessa alla natura del terreno definito "idrogeologicamente patologico".
In nome di ideali e ragioni tanto nobili e disinteressati si sono dimenati come bestie ferite per mesi, ottenendo una momentanea sospensione dei lavori e riuscendo a ritardare di molto la consegna degli appartamenti, gettando così nel panico noi acquirenti che già temevamo per i nostri risparmi e creando non pochi problemi a chi aveva programmato la sua vita con scadenze diverse. Ci hanno trattati come delinquenti per quanto avevamo osato fare, hanno offeso, disprezzato, reclamato, minacciato… poi il silenzio. Uno strano silenzio. Un silenzio che faceva, però, più rumore di quanto ne avessero provocato le loro rimostranze.
E arriviamo così ai nostri giorni.
Oggi "il cantiere della vergogna" non fa più vergogna a nessuno, la costruzione è esteticamente gradevole, gli appartamenti sono tutti abitati, gli acquirenti hanno superato le loro paure, alcuni con qualche problema imprevisto dovuto alle scadenze non rispettate.
Ma il fronte del no che fine ha fatto? Non ci crederete mai!
Alcuni di loro hanno acquistato un appartamento nel cantiere della vergogna (si è poi saputo che erano già prenotatari ai tempi delle manifestazioni).
Altri, gli abitanti delle "villette" che confinano con la palazzina incriminata, sono diventati proprietari della lingua di terra che divide le due pertinenze, hanno ampliato il loro giardino, impadronendosi anche della servitù di passaggio che da oltre un trentennio ha sempre collegato via A. Bongiorno con via Grotte di Gregna, dando così vita al "vero cantiere della vergogna".
Morale della favola: tutti gli abitanti di via Bongiorno che vogliono servirsi di un autobus in direzione Collatina, o, più semplicemente, recarsi al Centro VIGOR, sono costretti ad arrivare all’altezza del mercato coperto e riprendere via Grotte di Gregna dall’inizio, percorrendo un tragitto di circa seicento metri invece di cinquanta. A meno che non decidano di prendere la scorciatoia passando per una proprietà privata, quella del civico n. 2 di via Bongiorno, risparmiando, in tal modo, qualche centinaio di metri. E così, io che abito proprio al civico n. 2 di via Bongiorno, sono costretto ad assistere quotidianamente ad un continuo andirivieni di gente che va in palestra, in piscina, al centro commerciale e poi ritorna dalla palestra, dalla piscina, dal centro commerciale.
Voi penserete che io sia un insensibile, un egoista, un possessivo, che in fondo questi signori non fanno nulla di male se passano su una proprietà non loro: forse avete ragione, ma se in tutto questo c’è una cosa che proprio non riesco a mandare giù è che molti di questi signori sono gli stessi che si sono impadroniti della servitù di passaggio che collegava le due strade, e/o che manifestarono a suo tempo per l’indegna costruzione. Potete darmi torto?
Ma non è tutto, un passo indietro e attenti alla chicca finale!!!
Chiunque abbia avuto modo, in questi mesi, di passare dalle parti del "vero cantiere della vergogna", non ha potuto fare a meno di notare che i lavori per l’ampliamento dei giardini sono andati avanti soprattutto d’estate e nei fine settimana, in orari e giorni in cui trovare operai è generalmente impossibile. Ma soprattutto non ha potuto fare a meno di notare che questi lavori non si limitano all’ampliamento dei giardini, ma, UDITE UDITE, sono volti alla realizzazione, in qualche caso, di nuovi locali sotterranei (probabilmente taverne) annessi alle abitazioni.
A questo punto, io che ho a cuore il problema della sicurezza, vedendo gli scavi effettuati proprio a ridosso della villette, mi chiedo: dov’è finita l’elevata probabilità di rischio per la stabilità degli edifici circostanti dovuta alla natura del terreno definito "idrogeologicamente patologico", rischio che tanto fu invocato a suo tempo per degli scavi eseguiti a debita distanza e soprattutto a seguito di tutti gli accertamenti previsti?
E dov’è finito il perbenismo ostentato quando si parlava di "presunta regolarità della licenza" oppure di "trattamento sospetto"?
Si è forse convinti che le autorizzazioni e le licenze non servano per il fai da te?
Non vorrei che un giorno a qualcuno di questi signori venisse in mente di addebitare al "cantiere della vergogna" eventuali danni strutturali subiti dalle loro abitazioni a causa del "vero cantiere della vergogna".
Posso sperare, a questo punto, che il Sig. Pasetti, o chi per lui, accorgendosi di essere stato palesemente preso per i fondelli, decida di renderci, in parte, quella giustizia che da troppo tempo ci è stata tolta, magari approfondendo il problema della servitù di passaggio che deve essere assolutamente ripristinata (per la comodità di tutti e perché lo prevede la legge)?

Sergio C.

In riferimento alla lettera del sig. Sergio C. preciso che il mio servizio apparso su Italymedia tendeva a chiarire l’esatta situazione del “cantiere della vergogna”, all’epoca in cui il servizio è stato realizzato. Nel corso dell’intervista davo conto di un voluminoso carteggio da me esaminato e quindi ritengo che non si possa affermare che il Pasetti sia stato palesemente "preso per i fondelli".
Le vantate pretese, apparse in calce alle ultime righe del messaggio del sig. Sergio C., possono benissimo essere evase mediante l’intervento di un comitato del fabbricato presso le sedi competenti: V Municipio, Comune e Provincia di Roma, Regione e Magistratura.
Con la presente precisazione, per quanto mi riguarda considero chiusa la vicenda.

Vincenzo Pasetti

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