A San Saba, un monastero tra i più antichi di Roma, con Omnia Urbes

Custode di storie e leggende legate all’Urbs e all’Orbs
Olga Di Cagno - 7 Dicembre 2020

Domenica 6 dicembre Omnia Urbes ha portato alcuni amici e soci a riscoprire uno tra i più antichi ed affascinanti monasteri di Roma: San Saba al Piccolo Aventino.

Mura possenti (romane) circondano il complesso, murature imponenti (eredi della tradizione romana) mostrano la solidità della costruzione a chi si avvicini dalla parte posteriore, ma è nel suo interno, è nel suo cuore che vengono custoditi tesori meravigliosi.

La tradizione narra che una madre devota e pia inviasse dalla sua nobile casa, costruita molto prima della moderna chiesa di San Saba ma nello stesso luogo, ogni giorno una ciotola d’argento con dentro una porzione di legumi caldi al figlio, uomo di chiesa, che non sempre si ricordava di mangiare preso com’era dai suoi numerosi impegni.

Quella madre era Santa Silvia, quella casa era una domus patrizia grande e riccamente decorata (Silvia apparteneva alla potente ed antica famiglia deli Anicii) e quel figlio era Gregorio, papa Gregorio I, San Gregorio Magno, dottore della chiesa.

Il VI secolo d.C. è uno dei periodi più complessi, e per ceti versi più bui della storia di Roma, eppure in un momento così carico di guerre e di malattie in Roma (che anche se non era più la grande Roma imperiale, manteneva salda nella sua grandiosità architettonica) illuminati uomini e donne rischiaravano la vista della città e del mondo.

Santa Silvia, San Gregorio, Santa Scolastica e San Benedetto (appartenevano anche loro per parte di madre agli Anicii) sono degli esempi tra i fulgidi.

Come sempre accade parlando di Roma e cercando di analizzare la sua pluristatrigrafica storia basta iniziare ad osservare meglio un solo singolo elemento che, come un immenso puzzle, tanti pezzetti si uniscono fra loro come a formare un meraviglioso affresco.

Un affresco che si è svelato agli occhi dei visitatori che, ammirati, hanno puto godere di un momento del tutto particolare: grazie alla cordialità del parroco, Padre Sergio, è stato possibile scende fin sotto il pavimento della basilica e rimanere lì dove la tradizione ci narra doveva essere la casa di Santa Silvia, divenuta poi un oratorio (un luogo di preghiera).

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Un luogo custode di tesori archeologici, oltre il tempo ma conficcato fin nel cuore dello spazio sacro della Roma cristiana!

Un momento sospeso che ha lasciato senza parole i soci ed amici di Omnia Urbes, presi dalla consapevolezza di poter accedere in uno di quei famosi posti che non tutti hanno la fortuna di poter frequentare.

Le mascherine non riuscivano a nascondere la meraviglia di sguardi che venivano scambiati, increduli per aver intravisto ciò che per noi archeologi è una quotidiana visione: Roma nella sua grandezza, nella sua complessità, nella sua storia.

L’antico luogo di culto stava mostrando lacerti di pitture, testimonianze di vite spese per la gloria di Dio, resti di un processo edilizio che partendo dalle pendici dell’impero è giunto fino alla pienezza delle magnifiche costruzioni medievali prima e rinascimentali poi.

I velari ancora visibili e quelli appena intuibili, le scritte, alcune enigmatiche e non ancora del tutto comprese e tradotte, i lacerti di immagini di diciotto santi che decorano l’abside (o meglio ciò che dell’antica abside rimane), le murature in opera listata chiaramente visibili tutto cantava la storia della Città!

La risalita è apparsa come un riaffacciarsi nel tempo moderno!

Solo un attimo per riabituarsi all’aria ed agli spazi aperti e subito, entrando in chiesa, lo spazio ha assunto ancora una volta un’altra dimensione.

Basilicale, semplice, con le colonne romane e scandire lo spazio interno, il ciborio in fondo nella grande abside e poi, sulla destra, oltre la terza navata un’altra sorpresa, un’altra emozione (ancor di più per chi come chi scrive è di Bari): una quarta navata! La testimonianza che come la vediamo oggi la basilica è il risultato di una serie di azioni che si sono succedute nel tempo e che hanno contribuito a riformulare lo spazio.

Le volte a crociera e la muratura in tufelli indicano che si tratta di una costruzione romanica e con tutta probabilità è una porzione restante del monastero nel periodo romanico orami scomparso.

La particolarità, però, è nelle scene rappresentate e nella mano che le rappresenta. Il maestro di San Saba viene comunemente ricordato ma alcuni critici ipotizzano che possa addirittura essere un collaboratore di Jacopo Torriti (se non addirittura egli in persona): maestro della scuola romana antesignano di quella rivoluzione nel mondo della storia dell’arte che porta il nome di Giotto.

Orbene, tra le altre scene affrescate ve ne è una che più delle altre, il giorno della visita, ha segnato una riflessione: un santo vescovo, in una notte di inverno, dall’alto di una finestra cala un sacchetto contente alcune monete d’oro per aiutare tre fanciulle povere.

Quel sant’uomo, vescovo di Myra (oggi è in Turchia), ebbe una venerazione fortissima in tutti i popoli del mediterraneo e in quelli dell’Europa continentale, tanto che ancora oggi la sua venerazione lega le tre confessioni cristiane (cattolici, ortodossi, protestanti); nel pieno Medioevo Evo molte città e repubbliche marinare, italiane e straniere, si contesero la possibilità di trasportare i suoi resti mortali e di deporli nelle rispettive città. Tra tutti Bari ebbe la meglio ed ancora oggi, dopo quasi mille anni le ossa del santo vescovo di Myra vengo conservate e venerate nella basilica a lui dedicata: San Nicola.

Quella narrata sulla cosiddetta quarta parete della basilica di San Saba è l’inizio della leggenda che porterà San Nicola a trasformarsi, piano piano piano, a compiere sempre più miracoli, a portare sempre più doni, soprattutto ai bambini fino a farlo diventare, forse, il santo più famoso e, sicuramente, il più amato da grandi e piccini: Santa Klaus, Babbo Natale!

Sono nata a Bari e la storia del santo portatore di doni ha accompagnato le sere della mia infanzia, la meraviglia della basilica ha segnato la mia crescita culturale, la scoperta che quel santo è tanto importante anche per altre confessioni religiose ha impresso una svolta alla mia formazione, durante la visita è stato ricordalo in maniera speciale!


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