Ai posteri l’ardua sentenza – Silvio di lotta, ma in quale campo? – Quella vergogna da cancellare

Fatti e misfatti di novembre 2013
Mario Relandini - 28 Novembre 2013

Ai posteri l’ardua sentenza

“Quello di oggi – ha detto Silvio Berlusconi ai suoi, riuniti in via del Plebiscito a Roma, mentre il Senato votava la sua decadenza – è un giorno di lutto per il diritto, per la libertà, per la democrazia”.

Sarà la storia, comunque, a dire se sarà stato davvero così. E se, tra l’altro, seguiranno o no giorni di ulteriori lutti. Perché, ora che il re è nudo, ora che il Cavaliere è stato disarcionato nell’aula di Palazzo Madama – ora, cioè, che non ha più alcuna garanzia parlamentare – qualche magistrato potrebbe chiederne anche l’arresto. E, pure in questo caso, sarà la storia a dire se in ossequio ad una esigenza obiettiva di diritto o ad un personale desiderio di protagonismo. Chissà, allora, se le fedeli senatrici della rinascente “Forza Italia”, arrivate in Senato per la votazione della decadenza tutte rigorosamente “in nero”, avranno modo di tornare da domani al loro abbigliamento consueto o dovranno ritirare fuori dai loro armadi, uno dei prossimi giorni, il loro abbigliamento da lutto. Qualcuno spera di no non foss’altro perché, se “il lutto si addice ad Elettra”, non si addice sicuramente all’onorevole Santanché.

Silvio di lotta, ma in quale campo?

“Ma – ha comunque tenuto a rassicurare i suoi, in quello che è stato già definito il suo primo discorso elettorale, Silvio Berlusconi – io resterò ancora e resterò a combattere”.

Silvio Berlusconi, insomma, ha fatto intendere di non sentirsi affatto come un Ferruccio Ferrucci ferito a morte da un Fabrizio Maramaldo nell’assedio di Firenze del 1530. C’è, tuttavia, un particolare: in quale campo si ritroverà a combattere ancora, con le sue truppe, il Cavaliere ferito a morte, ma non domo? Libero nella sua villa di Arcore, in un “domiciliare” più o meno stringente e costringente, addirittura in una cella carceraria seppure improbabile? Se la “pratica Berlusconi” continuerà a correre a tutta velocità nei corridoi delle Procure, la risposta non dovrebbe tardare molto.

Quella vergogna da cancellare

Adotta Abitare A

“Quaranta milioni nel 2014 e 140 nel 2016 – è passato tra le righe della “Legge di stabilità” – per la costruzione di nuove navi da guerra”.

Difficile ritenere che la necessità di costruire nuove navi da guerra sia stata dettata da qualche minaccia di invasione delle nostre coste. Non solo: mentre la “Legge di stabilità” ha fatto passare come urgente lo stanziamento dei 180 milioni per queste navi da guerra, ha fatto saltare i previsti risarcimenti destinati ai parenti delle vittime della strage terroristica di Bologna del 1980. Grave, incredibilmente grave. Per cui, finché in tempo, il “premier” Enrico Letta e i suoi onorevoli Ministri sarebbe bene si affrettassero a cancellare questa indecorosa vergogna.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti