“Allarme turchi” nel Pd – Italia-Gran Bretagna 2 a 0 – Caro poste – “Chista è a zita”

Fatti e misfatti di dicembre 2013
Mario Relandini - 27 Dicembre 2013

“Allarme turchi” nel Pd

Il Pd Matteo Orfini e i suoi “gìovani turchi” – lo hanno reso noto per Natale – non sono d’accordo né con il “premier ” Enrico Letta, perché il taglio del cuneo fiscale previsto dal Governo è del tutto irrisorio, né con il neosegretario Matteo Renzi, perché quella maggiore flessibilità sul lavoro da lui auspicata non è tra le priorità da perseguire”.

Allarmi, allarmi! La campana sona… i turchi so’ sbarcati alla marina.

Italia-Gran Bretagna 2 a 0

“Prendiamo il Ministero delle Politiche agricole – si è messo a confrontare il professor Stefano Perotti dell’Università Bocconi – il capo di Gabinetto percepisce in Gran Bretagna 191.648 euro, in Italia 274.647 e, cioè, 83 mila euro in più”.

Un’eccezione? Macché. Al Ministero degli Esteri – ha continuato a confrontare, implacabile, il professor Perotti – il segretario generale percepisce in Gran Bretagna 261.338 euro, in Italia 301.320 e, cioè, 40 mila euro in più. Al Ministero dell’Economia ognuno dei quattro direttori generali percepisce in Gran Bretagna 153.898 euro, in Italia 288.986 e, cioè, 135 mila euro in più. Al Ministero della Salute il direttore di dipartimento percepisce in Gran Bretagna 191.648 euro, in Italia 293.364 e, cioè, 102 mila euro in più. Ma, forse, il costo della vita è più alto in Italia che in Gran Bretagna? Addirittura il contrario. Allora, però, gli alti dirigenti italiani vengono retribuiti con stipendi più alti perché, altrimenti, verrebbero sottratti dai privati alla pubblica amministrazione? Nemmeno mentre, invece, è proprio in Gran Bretagna che lo Stato tiene ad un certo livello gli stipendi dei suoi alti dìrigenti perché non gli vengano sottratti dalla City londinese. Perciò? Perciò è la casta, bellezza. Perché non solo in quelli esemplificati, ma anche in tutti gli altri Ministeri esiste questa clamorosa differenza tra Gran Bretagna e Italia. E perché l’apice della casta è ben saldo proprio in quella Corte Costituzionale la quale, quando si è provato a dare un giusto taglio agli “stipendi d’oro” italiani, ha guardato le proprie buste-paga, si è accorta che sarebbero state tagliate anche quelle e, molto sbrigativamente, ha sentenziato che ogni simile alleggerimento sarebbe stato incostiutiuzionale. Con tanti saluti alla “spending review” a picchiare sodo sulla povera gente.

Caro poste

“Progressivamente, entro il 2016 – ha deciso l’Agcom (l’Autorità per la garanzia delle comunicazioni) – per spedire una lettera il francobollo passerà da 70 a 95 centesimi e per spedire una raccomandata il costo aumeterà da 3 euro e 60 centesimi a 5 euro e 40 centesimi”.

Troverà così Poste italiane i 75 milioni che ivestirà in “Alitalia” invece che in un doveroso miglioramento dei suoi servizi già cari?

“Chista è a zita”

“Prendiamo Cortina, in provincia di Belluno – si è messo invece a confrontare il settimanale “Panorama” – lì i consiglieri comunali, con una popolazione residente di 6.075 abitanti, sono dieci, ma a Roccafiorita, in provincia di Messina, i consiglieri comunali, con un a popolazione residente di 226 abitanti, sono dodici. Non solo: nell’Isola di Ponza, in provincia di Larina, con una popolazione residente di 3.374 abitanti, il sindaco è uno con sei consiglieri comunali, ma nell’Isola di Salina, sempre in provincia di Messina, con una popolazione residente di 2.250 abitanti, i sindaci sono tre con trentasei consiglieri comunali”.

Il che avrebbe potuto anche essere, se i Comuni di Roccafiorita e di Salina avessero avuto i bilanci in attivo. Li hanno , invece, in grave passivo come in grave passivo li ha – come noto – la Regione Sicilia. “Sicilia felix”? Per gli amministratori pubblici sicuramente sì. Ma per i cittadini siciliani “Chista è a zita, chi a voli sa marita”. E cioè, tradotto alla lettera da un efficace dialetto siciliano, “Questa è la fidanzata, chi la vuole la sposi”. Per significare, in sostanza, se ti va bene è così altrimenti arrangiati e subisci. E, dunque, “Sicilia infelix”. Da gabbati e impotenti.


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